CHRISTIAN ENDEAVOUR. -
I. Storica
È il no- me di una società giovanileprotestan- te che può tradursi «Attività cristiana» o anche «Azione o sforzo cristiano». Fu fondata nel 1881 in una cit- tadina del Maine (Stati Uniti d'America), dal pa- store congregazionalista Francesco E. Clark. Egli aveva cominciato con un piccolo gruppo di volon- tari dello studio della Bibbia, e vedendo che i gio- vani di ambedue i sessi vi accorrevano numerosi, concepì l'idea di fondare una società giovanile che volesse lavorare per il «regno di Dio», e la chiamò C. E. Le diede un carattere esclusivamente reli- gioso e pratico, proponendo ai giovani associati ideali grandi, che eccitarono il loro entusiasmo, ed ebbe uno straordinario successo prima per tutta l'Ame- rica del Nord, e in seguito anche in altri paesi.II. I QUATTRO PRINCIPI O IDEALI DEL C. E. - Essi sono riassunti in queste poche parole: confessione di Cristo, servizio di Cristo, compagni del popolo di Cristo, lealtà alla Chiesa di Cristo.
Confessione di Cristo. - Il socio del C. E. non deve aver rispetto umano nella pratica della sua religione; deve par- lare di Cristo sempre che gli si offra occasione; deve col- tivare la vita di pietà con la preghiera e con lo studio della Bibbia. Come prova pratica di questa confessione, tutti i membri «attivi» devono firmare una promessa fatta a Dio (quindi l'accusa mossa al Clark di aver introdotto i voti religiosi in una istituzione protestante): ad es. di pregare ogni giorno, di leggere la Bibbia, di assistere alle riunioni, ecc. Nelle sale delle riunioni e alla vista di tutti sono appesi molti modelli di diversi atti di pietà e di zelo, tra cui ogni
associato o «endoverista» può leggere e scegliere quello che più gli piace.
Servizio di Cristo. — La pietà e lo studio della Bibbia devono essere la pratica fondamentale dell'associato. Il frutto ne è il «servizio di Cristo». Questo abbraccia qualsiasi attività religiosa e filantropica. Scendendo a casi particolari, sono indicati all'attività dei giovani l'offrirsi al pastore per aiutarlo nel formare cori per la musica sacra, comitati per la vigilanza, per la propaganda, per l'abbellimento e pulizia del tempio; condurre sul buon sentiero compagni ed amici traviati, visitare i carcerati, gli ammalati ed i poveri nelle loro case; interessarsi delle missioni, scegliendone qualcuno come oggetto del proprio studio, mettendosi in relazione con qualche missionario, procurando gli doni, elemosine; fondare piccole stamperie per pubblicare gli avvisi della chiesa, foglietti ed opuscoli religiosi. Altre indicazioni: adornare con fiori il pulpito, raccomandare le Bibbie e gli innanzi comuni usati nella chiesa, quando sono sciupati, o sostituirli con altri a proprie spese; ed alle giovani offrirsi qualche volta a supplire la moglie del pastore nelle faccende della casa, affinché possa riposarsi e fare visite, ecc. Per organizzare tutte queste molteplici attività, sono indette periodiche riunioni, nelle quali si fa consistere principalmente il buon andamento della società. Tali riunioni sono organizzate, divise e suddivise in modo che tutti i giovani associati vi abbiano parte e qualche responsabilità. La severità con la quale si insiste sulla presenza e sull'ordine, il metodo con il quale si procede e la guida di capi attivi ed esperti hanno contribuito all'esito sorprendente della società.
Compagni del popolo di Cristo. — Con questo si vuol indicare che la società deve lavorare per tutti e con tutti, non escludendo nessuno, qualunque sia la nazione o la religione alla quale appartiene.
Lealtà alla Chiesa di Cristo. — Con questo principio, la società, benché fondata da un pastore congregazionalista, è dichiarata interdenominazionale, poiché inculta a ciascun associato di rimanere fedele alla sua sétia o chiesa, e perciò si dichiara che il capo nato di ogni gruppo deve essere il ministro o pastore. È da notarsi come, appartenendo agli associati a molte sétie differenti, non pare che la società abbia avuto difficoltà con veruna, e ciò si deve attribuire al fatto che il Clark ed i continuatori del movimento, fissati i principi fondamentali, lasciano piena libertà ai singoli gruppi, purché ad essi si mantengano fedeli.
III. SOCIETÀ INTERNAZIONALE DEL C. E. — Il centro o vincolo di unione fra tutti i gruppi fu ed è la Società internazionale del C. E. (The International Society of C. E.), con sede principale a Boston, U.S.A., 41 Mt. Vernon St., la quale procura di celebrare ogni biennio una grande riunione o congresso.
Uno dei più celebri fu quello tenuto a S. Francisco in occasione del giubileo della fondazione della Società (1881-1931). Nelle statistiche presentate in tale riunione si trovano 80.113 società o gruppi sparsi per tutto il mondo; il numero dei soci componenti ciascun gruppo varia da 10 a 100 e più membri, e prendendo come cifra media 50 si hanno i 4.000.000 di associati che l'associazione afferma di avere, appartenenti a più di 20 Chiese o sétie differenti. Non mancò chi, studiando questi numeri, facesse osservare come la Y.M.C.A. (v.) o Associazione cristiana dei giovani, molto più antica, poiché sorta nel 1844, nonostante le attrattive di divertimenti, ginnastica ecc., in quello stesso anno 1931 contasse appena 800.000 soci, laddove il C. E. in minor tempo, e solo con ideali religiosi e perciò più grandi, più universali e quindi più atti a colpire l'immaginazione dei giovani, contava un numero cinque volte maggiore di associati.
IV. IL C. E. IN ITALIA. — In Italia il C. E. è rappresentato dalla «Federazione giovanile valdese» il cui motto è «Per Cristo e per la Chiesa».
STATO-regolamento della Federazione giovanile valdese, Roma 1931; C. Crivelli, I protestanti in Italia, II, Isola dei Liri 1938, pp. 368-72.