CERAMICA

CERAMICA. - Voce generica, con cui si designa ogni prodotto ottenuto mediante il successivo impiego dei due processi tecnici: 1) manipolazione di terre più o meno plastiche unite eventualmente con altri ingredienti, allo scopo di foggiare a mano o a macchina oggetti di utilità o di abbellimento; 2) cottura di tali manufatti previo loro essiccamento, a temperatura conveniente in apposito forno. La c. insegna l'esecuzione di tali processi, differenti nella natura (e nel nome specifico) delle varietà rispondenti ai diversi manufatti ottenibili (terracotta, faenza, maiolica, terraglia, gres, porcellana, refrattari, ecc.) a seconda dei materiali impiegati e delle tecniche relative seguite (temperatura di cottura da 850° a 1410° ca., secondo il tipo).
Gli inizi della c. sono certi nel neolitico, in dipendenza, originariamente, delle tecniche plectogeniche primitive. Infatti, un canestro di vimini ricoperto internamente con un impasto terroso rammollito con acqua, dopo la sua separazione da tale involucro dovuta alla naturale contrazione dell'argilla, ha dato origine a un recipiente a se stante, che, dapprima rassodato al sole e poi, in una fase più evoluta, al fuoco, è divenuto, nelle successive sue trasformazioni di ordine pratico ed estetico, strumento e indice, insieme, del progresso dell'incivilimento.
In tal modo è nato anche, con la forma originariamente ovoidale del vaso, l'ornamento «impresso» egualmente distribuito sulla superficie esteriore dell'oggetto; ornamento poi, che con il successivo impiego di terre più depurate e di pigmenti coloranti, e con il ritorno più o meno intenso di schemi ornamentali, venne sostituito dalla decorazione vascolare dipinta.
La indistruttibilità dell'argilla cotta anche per l'azione dissolvitive degli agenti del sottosuolo, rende il manufatto testimone, sovente unico, dei modi di vita delle età più remote, mentre la stratificazione naturale del gettito dei rottami, costituisce insostituibili punti di riferimento cronologici. Se nello stile geometrico e nelle primitive schematizzazioni dell'ornamento taluno può intuire anche espressioni a contenuto cosmologico, gli elementi floreali e zoomorfi introdotti nella decorazione dipinta sui manufatti dell'età del bronzo, attestano gli inizi della esplorazione estetica della natura. Il mondo elamico-babilonese, il mondo faraonico, il mondo egeo si presentano con particolari manifestazioni, nelle quali, la intervenuta invenzione della ruota del vasaio rende comune il perfezionamento delle forme rotonde, mentre la contemporanea applicazione del forno (già attuata nel II millennio a. C.) rende possibile l'uni

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(por cortesía del prof. G. Bellardini)
Ceramica - Anfora attica a figure nere (sec. vi a. C.).

formità della cottura e consente in seguito l'attuazione di particolari tecniche cromatiche basate sulle variazioni introdotte nella atmosfera della camera del fuoco (ossidante, neutra, riducente). Del tornio del vasaio varie e significative sono le menzioni negli antichi scrittori : dal celebre passo di Omero intorno alla "ruota", ai ripetuti richiami biblici ad ammonimento morale; e via via nella letteratura classica il richiamo a quest'arte, che veramente crea dall'informe la forma, assume valori icastici, satirici e, in genere, di vita vissuta.
L'avere appreso a dare alla superfice del vaso un involucro non permeabile ai liquidi rappresenta una nuova fase nel progresso tecnico ed aggiunge alla praticità dell'uso quotidiano un elemento fondamentale per il godimento estetico: il colore. E si può subito affermare, a mo' di esempio, che la XVIII dinastia egiziana, produttrice di vetri colorati a rivestimento delle proprie c., ha dato saggi di una ricchezza cromatica e di una delicatezza di tinte difficilmente superate: tecnica che si manterrà nei millenni e tornerà a risplendere nelle botteghe ellenistiche, per essere poi trasmessa, nelle condizioni convenienti ai nuovi tempi, ai vasai dell'Egitto musulmano e quindi del mondo moderno. I vasai musulmani, diffondendo l'impiego del lustro metallico (impropriamente da taluno chiamato "riflesso"), ne han tratto effetti di superiore vaghezza.
I vasai greci, accentuarono, nelle due successive loro tecniche di ornamento vascolare a "figure nere" e a "figure rosse", la linearità di un segno impec-
cabile, oltre che nell'ornamento decorativo ed animale, nella rappresentazione della figura umana, sicché nelle botteghe dei secc. v e iv a. C. essi resero tale figura il centro focale della decorazione, dimostrando una ineguagliabile perizia artistica. Il mondo romano preferì una c. solida a patina "corallina", delicatamente decorata nei capi più belli secondo il gusto alessandrino con applicazioni in rilievo ("terra sigillata"). In questo genere fra il sec. I avanti e quello I dopo Cristo sono caratteristici i "vasi arstiti", benché tale tecnica ben presto diffusa nella provincia, specialmente in Gallia, vi soppianti poi il modello importato. Le correnti bizantine vengono a destare intorno alle terre dell'occidente mediterraneo una forma di produzione sia ad ornato graffito sia ad austera dicromia dipinta in purpureo scuro e verde, provveduta di un rivestimento vetroso a base di piombo, superstite di più antiche officine, mentre l'impiego dello smalto stannifero, esso pure di ben lontana origine orientale, si verrà da noi, come nella Spagna moresca, consolidando sempre più nell'uso con i primi secoli successivi al Mille. Tanto che alla fine del Quattrocento, e ancor più nel Cinquecento diverrà la base delle squisite policromie dipinte dagli artefici italiani della Rinascenza, ispirate alle fantasie, alle "storie" mitologiche e sacre, alle composizioni degli xilografi e calcografi italiani e tedeschi e dei pittori, specie della scuola raffaellesca.
Tale smalto, nelle botteghe robbiane, diverrà il prezioso fondamento del bianco e turchino di quelle squisite composizioni sacre, e nelle botteghe dei boccalai e vasai specie romagnoli, toscani, marchigiani e umbri, sarà poi il primo dei modi di predominio dell'arte italiana nelle vaserie dell'Europa occidentale e media. Non farà meraviglia pertanto se con il finire del Cinquecento in Francia e, dopo la Francia, in tutti gli idiomi civili, la parola fatence, con il ricordo della città romagnola di Faenza, già centro di una corrente sempre rinnovantesi di elementi decorativi sulla "maiolica", e luogo di origine di maestri attivi e intraprendenti, venga a designare una varietà della produzione ceramica, che da maiolica (v.) dal nome di Maiorca, isola delle Balearí, già attivo emporio delle importazioni in Italia delle ceramiche a lustro del Levante spagnolo.
L'Estremo Oriente, con l'impiego di terre feldspatiche, che richiedono alte temperature, anticipa su ogni altra regione la produzione delle paste dure e quindi della porcellana. L'Occidente se ne innamora al punto che gli stessi alchimisti si applicano a trovarne il segreto, fino a che in Italia, prima e specie a Firenze, dopo i primi tentativi non riusciti altrove, sotto il patronato di Francesco de' Medici (1575-85) se ne produce una varietà "tenera" (non caolinica) detta appunto "porcellana dei Medici", di cui restano rari campioni.
L'alchimista tedesco G. F. Böttger, infine, fra il 1709 e il 1710 , utilizzando il caolino sassone, produce i primi campioni di porcellana dura europea fondandosene a Meissen la prima officina tosto imitata, nonostante i divieti ed i rigori. E Venezia ebbe già nel 1720 la fabbrica dei Vezzi; mentre nel 1735 a Doccia fu fondata la manifattura Ginori, che ancora lavora a gloria d'Italia, e quindi nel 1743 veniva istituita quella reale di Capodimonte (Napoli) e via via nel contempo e poi in tutta Europa (v. PORCELLANA).

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(da C. Hani, B. U., distano D22)
Ceramica - Piastrelle a a cuenca e a lustro metallico con le imprese dei Nasridi di Granada (sec. XIV).

Sul finire del sec. xvili lo spirito pratico dei Britanni, perfezionando impasti bianchi facilmente plastici ed atti, pur nella preminente destinazione ad usi domestici, a ricevere decorazioni dipinte e a rilievo, introduce la terraglia, facendone un campo di intenso commercio universale, diffuso poi in ogni altro paese, in modo sempre più crescente ed anche rimunerativo. I Tedeschi a Colonia, fino dal 1540 ca . operavano grès artistici; lavorazione che si praticò poi in altri luoghi della Renania.
Del tutto recente è lo studio e l'ottenimento di altri impasti ad alte temperature per particolari esigenze industriali, tecniche, sanitarie; il che ha aperto nuovi campi ad un più approfondito studio tecnologico e scientifico della produzione.
Interessante la disputa che, partendo da più o meno solide basi etimologiche, ha diviso e divide ilcampo degli studiosi circa lo sviluppo da dare al contenuto della parola c. e quindi intorno alla sua definizione.
Ad ogni modo è possibile raggruppare la c. in c. a impasto poroso e a impasto compatto. A impasto poroso sono la terracotta, la faenza e la terraglia tenera; a impasto compatto la terraglia forte, il grès, la porcellana. Eccone le definizioni.
Terracotta: a impasto marmoso, più o meno corretto; dà prodotti fortemente colorati dall'ossido di ferro e porosi, generalmente senza rivestimento.
Faenza: impasto a base di argilla: dà prodotti porosi, più o meno colorati, con rivestimento silico-piombifero trasparente (marzacotto, cristallina, o vetrina) applicato al pezzo già cotto. Tale varietà si dice maiolica, quando sia rivestita da un involucro opaco, generalmente bianco a base di ossido di stagno (smalto stannifero). Se il rivestimento è dato da una velatura di terra bianca (terra di Vicenza, terra di Siena) che si dice ingobbio,
da applicarsi sul crudo, si ottiene una varietà inferiore (faenza ingobbiata, bianchetto) che, dipinta, si ricopre con cristallina in unica cottura.
Terraglia : impasto a base di argilla, caolino, quarzo e feldspato; dà prodotti bianchi, sonori, opachi, con rivestimento silico-piombifero (vernice), più o meno duri (terraglia tenera, terraglia forte, secondo le proporzioni degli ingredienti e il grado di cottura).
Grès: impasto a base di argilla e di feldspato; dà prodotti bruni o grigiastri, più o meno vetrificati, opachi, sonori, duri (quelli a coperta alcalina ottenuta con cloruro di sodio si chiamano di grès salato). Una varietà a pasta chiara serve anche a sconi artistici.
Porcellana: impasto a base di caolino, quarzo e feld-spato; dà prodotti a pasta bianca, omogenea, sonora, dura, impermeabile, più o meno translocida, a coperta feld-spatica (quelli senza rivestimento si dicono alla francese biscuit).
Sono poi prodotti di c. vari : i refrattari, la steatite, il blinker, la porcellana dentaria, gli abrasivi ecc. Vedi Tavv. LXXX-LXXXI.

BibL.: A. Brougniart, Traité des arts céramiques ou des pateries, 2° ed., Parigi 1854; J. Marryat, A history of Pottery and Porcelain medienol and modern, 3° ed., Londra 1868; E. S. Auscher e C. Quillard, Les industries céramiques, Parigi 1901; G. Ballardini, s. V. ENOCH. Ital., IX (1931), pp. 763-771.
Gaetano Ballardini