CELLINI, Benvenuto. - N. a Firenze nel 1500, fu avviato dal padre prima alla musica e poi all'oreficeria; a sedici anni fu confinato a Siena in seguito a una rissa; si recò poi a Bologna, a Pisa, a Roma (1519), dove si fermò due anni con l'intagliatore Tasso. A Roma ritornò a vivere dal 1523 al 1540 , dopo che altre risse e ferimenti lo obbligarono a lasciare nuovamente Firenze. Protesto da Clemente VII e da Paolo III, ottenne molti e delicati incarichi, tra i quali quello di maestro delle stampe nella zecca pontificia. Nel 1540 (dopo la prigionia in Castel Sant'Angelo) si recò a Parigi, dove fu onorato da Francesco I, il quale mise a sua disposizione il bel castello di PetitNesle. Cinque anni dopo era di nuovo a Firenze (1545), ben accolto dal duca Cosimo; però le amarezze, subite per le malignità del Bandinelli dopo la famosa fusione del Perseo, lo spinsero ad appartarsi; ma poi nel 1563 sposò Piera de' Parigi, dalla quale ebbe diversi figli. M. il 13 febbr. 1571 e fu sepolto nella chiesa dell'Annunziata.
All'età di 38 anni scrisse la propria Vita (edita per la prima volta nel 1728 dal medico e filosofo Antonio Cocchi), dettandola, mentre era in bottega, a un suo garzone quattordicenne: in essa, seguendo l'esempio di Raffaello da Montelupo e di Baccio Bandinelli che si erano proposti di non raccontare se non la "pura verità ", il C. narrò l'origine della sua famiglia, i suoi primi studi e i suoi primi lavori, gli episodi del soggiorno a Roma con la difesa di Castel Sant'Angelo nel 1527, quelli della dimora in Francia, il lungo tempo trascorso in Firenze, le fatiche e le ansie provate per la fusione del Perseo, l'invito del re di Francia per eselpire il sepolcro di Enrico II; e tutto ciò in una prosa facile e disinvolta, efficace e popolare, sebbene talvolta troppo arrischiata quanto alla moralità. Al Varchi, richiesto di correggere quel testo estemporaneo, parve bene non

Cellini, Benvenuto - Autografo della prima pagina della Vita. Firenze, bibl. Mediceo-barenziana, cod. Isur. med. pal. 234.
metterci le mani, e fu gran caso : perché nella spontaneità e agilità quasi tempestosa di quella prosa non di rado sgrammaticata sta l'autoritratto fedele dell'artista, spesso spregiudicato e superstizioso, tenero e sincero, spaccone e "scapigliato ". Del C. si ha anche un Trattato sull' orificeria e un Trattato sulla scultura (Firenze 1568), altre alcune Rime (v. l'ed. a cura di A. Mabellini, Torino 1891) e Discorsi e ricordi intorno all'arte (Firenze 1837).
Fu tra i maggiori scultori del suo tempo, certo il maggiore degli orafi. Delle sue sculture in bronzo si ricordano il Perseo della Loggia dei Lanzi a Firenze, il cui bozzetto in cera e la prima traduzione in bronzo sono al Bargello, un busto di Cosimo I nello stesso museo, una Ninfa a Fontainebleau, un Cristo in marmo all'Escuriale.
Unica sua sicura opera di oreficeria rimastaci è la saliera da lui preparata per Francesco I, oggi nel Kunsthistorisches Museum di Vienna. - Vedi Tav. LXXVII.
Bim.: Tra le migliori edizioni moderne della Vita, altre l'edizione crit. di G. Bacci (Firenze 1901), vanno segnalate quelle a cura di P. Carli (ivi 1925), di P. d'Ancona (Milano 1927), di E. Carrara (Torino 1927). Cf. inoltre S. J. A. Churchill, Bibliografia celliniana, in Bibliofilia, 19 (1907), pp. 262-69; M. H. Bernath e G. F. Hill, s. V. in Thieme-Backer, VI (1912), p. 276; F. Quarenghi, La psiche di B. C., Bergamo 1913; C. Happeler, Appunti sulla lingua del C., Trento 1921; G. Toffanin, Il Cinquecento, Milano 1928, p. 632 sgg.; E. Carrara, Moninismo letterario in B. C., Roma 1929; G. Bellonci, La sintassi di B., in Pagine e idee, ivi 1929 (v. indice); R. Eggenschwylcr, Saggio sulla stile di B. C., Veverlli 1940; L. Borgese, C. e le sue tre vite (introd. alla Vita per cura di C. Cordié, I, Milano 1944).