CERTOSINI

CERTOSINI. - Ordine religioso fondato da s. Brunone nel 1084 a Chartreuse (Certosa), luogo deserto nella diocesi di Grenoble, dove furono costruiti un oratorio dedicato alla S.ma Vergine, e alcune capanne attorno alla cappella, vicino ad una fontana.

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(lat. Alinari) CERTOSINI - Panorama della certosa del Galluzzo, fondata nel 1341 - Firenze.
Quel piccolo romitorio, disposto per gli esercizi della vita solitaria, fu il modello di tutte le certose d'Europa. In esso da principio ogni religioso ebbe una capanna per sé: ma cresciuti poi di numero, furono costretti per qualche tempo a stare due per cella, finché non se ne costruirono delle nuove. Il vescovo di Grenoble volle essere il procuratore di quegli eremiti ed esplicò grande attività per costruire loro un monastero. Nel marzo 1085 consacrò l'umile cappelletta di Nostra Signora de Casalibus, così chiamata per ricordare la memoria delle capanne dei primi religiosi. Brunone ed i suoi compagni vivevano nel lavoro e nella assidua preghiera e penitenza, e mantenevano un gregge il cui frutto serviva al loro sostentamento. Nel 1090 Urbano II chiamò a Roma come suo consigliere Brunone e nel 1091 gli permise di fondare una nuova certosa a La Torre in Calabria. Da allora ad oggi l'Europa ha viste sorgere 282 certose, di cui 53 in Italia. Tra le più celebri meritano di essere ricordate quelle di Calabria (1091), Trisulti (1204), Genova (1297), Napoli (1327), Bologna (1334), Lucca (1338), Firenze (1342), Pisa (1367), Roma (1370), Capri (1371), Pavia (1396).

S. Brunone non scrisse per i suoi discepoli una regola; ed essi si conformarono senz'altro agli esempi da lui lasciati. Fu il quarto priore di Certosa, Guigo, che nel 1127 raccolse tutte le consuetudini praticate fino ad allora, sollecitato a ciò dai religiosi che bramavano seguire fedelmente le osservanze primitive. Il papa Innocenzo II le approvò verso la fine del 1133. I Capitoli generali dei C., per spiegare e completare le consuetudini di Guigo, emanarono, nel corso dei secoli, delle ordinazioni che non sono altro che usanze, perché, secondo il principio fondamentale della legislazione certosina, una prescrizione non ha forza di legge se non dopo essere stata messa in pratica. Così si ebbero le Additiones di Basilio nel 1259, i Nova

statuta di Rainaldi nel 1368, la Nova collectio di Carasse nel 1581. Innocenzo XI il 29 marzo 1688 e Pio XI l'8 luglio 1924 approvarono gli statuti dell'Ordine certosino in forma specifica.

L'osservanza primitiva non si è illanguidita dopo otto secoli, e l'Ordine non ha avuto mai bisogno di riforma, sì da giustificare in pieno il detto: Cartusia numquam reformata, quia numquam deformata. Il c. mena vita cenobitica e solitaria, trascorrendo il tempo libero dal divino officio in cella, dove vive solo, in una dimora distinta e completamente separata da quella degli altri confratelli e dove prende i suoi pasti, tranne i giorni in cui vi è refettorio comune. Essa si compone di un corridoio, di una stanzetta chiamata Ave Maria (perché il religioso entrando deve salutare la «Regina del deserto»), di una stanza dove prega, studia e riposa, di un laboratorio con tornio, di una legnaia e di un orticello o giardinetto. Un orario indica e prescrive al c. le varie occupazioni: leggere, scrivere, salmodiare, pregare, contemplare, lavorare. Il c. non resta però in cella. Ogni giorno feriale ne esce tre volte (sei nelle domeniche ed in altri giorni di festa), per soddisfare in coro all'ufficio divino: ne esce altresì per le ricreazioni e passeggiate, e per qualche altro esercizio di regola. In chiesa egli si reca per cantare (alle 23) con note semplici e gravi Mattutino e Lodi, poi al mattino la Messa conventuale e la sera il Vespro. In certi giorni di festa si cantano in Coro tutte le Ore canoniche, eccetto Completa. Per coltivare poi lo spirito di comunità e favorire l'aprirsi degli animi con la fraterna carità, in certosa si prendono i pasti nel refettorio tutte le domeniche ed altri giorni festivi, però sempre in silenzio. In questi giorni è permessa in comune, dopo Nona, una cordiale ricreazione. Una volta per settimana poi i C. compiono fuori della clausura una passeggiata di ca. tre ore.

Ogni monastero è autonomo, ma dipende dal Capitolo generale, il quale mantiene ferma e costante nell'Ordine l'osservanza della regola. Esso di raduna ogni due anni nella Grande Certosa e si compone del padre generale e di otto membri scelti fra i priori e rettori delle certose e

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CERTOSINI - Chiostro della certosa di S. Maria degli Angeli, costruito nel 1565, oggi sede del Museo delle Terme - Roma.
(fot. Alinari)
dei vicari delle monache. Il rev. Padre, che è il generale dell'Ordine, gode, da un Capitolo all'altro, di tutti i poteri di esso, e poiché non può uscire dai limiti del suo deserto, il Capitolo generale nomina i visitatori per compiere, in determinate epoche, la visita canonica alle singole case.

I C. cercarono sempre di far silenzio sulla vita dei membri dell'Ordine; pur tuttavia molti sono stati elevati agli onori degli altari, alcuni subirono il martirio nei vari paesi d'Europa. Un certo numero di cardinali, vescovi e legati pontifici lo hanno illustrato. Nello studio i C. trovarono un alimento alla loro pietà e contemplazione, e non pochi furono gli scrittori di teologia, liturgia, storia. Alcuni si distinsero nell'agricoltura, nella meccanica, nella pittura, nella tipografia. Attualmente l'Ordine conta ca. 600 membri.

BIBL.: B. Tromby, Storia critico-cronologico-diplomatica del patriarca s. Brunone e del suo Ordine cartusiano, 10 voll., Napoli 1773-79; C. Le Couteux, Annales Ordinis Cartusiensis, 8 voll., Montreuil 1885-91; L. Le Vasseur, Ephemerides Ordinis Cartusiensis, 4 voll., ivi 1890 sgg.; L. Doreau, Les éphémérides de l'Ordre des Chartreux, 4 voll., ivi 1897; N. Molin, Historia Cartusiana ab origine Ordinis, 3 voll., Tournai 1903; C. Bohic, Chronica Ordinis Cartusiensis, 2 voll., ivi 1911; Anon., La vita contemplativa e la sua missione apostolica, ivi 1912; Anon., Maisons de l'Ordre des Chartreux, 4 voll., ivi 1913; L. Lucaccini, I C. e la certosa di Montesanto, Firenze 1935. Gregorio Kapeller

LE MONACHE CERTOSINE. - Non derivano da s. Brunone, ma risalgono al 1145, quando la b. Germellie, del monastero di St-André-de-Ramières (Orange), che seguiva la regola di s. Cesario, domandò al certosino b. Giovanni di Spagna di dare a lei e alle sue monache le regole di S. Brunone.

Le c. non ebbero mai molta espansione, e oggi ancora non contano che 4 monasteri. Sono consacrate dal vescovo diocesano; governate da una priora e una sottopriora, assistite da un vicario e da un coadiutore, certosini; vestono come i monaci, con inoltre velo, soggolo, manto bianco; leggono l'Epistola, e, ornate di stola, il Vangelo. Fra quelle che raggiunsero l'onore dell'altare, si possono ricordare la b. Beatrice di Orancieu, la b. Margherita di Oingt (m. ca. 1310), s. Rosellina di Villanova (m. 1329), Francesca M. Briois, martire della Rivoluzione Francese (1794).

BIBL.: M. Heimbucher, Die Orden u. Kongregationen der hath. Kirche, I, 3ª ed., Paderborn 1934, pp. 390-91. Celestino Testore
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“CERTOSINI.” Enciclopedia Cattolica, vol. III (1949), p. 776. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/certosini.