CESALPINO, ANDREA. - Filosofo e naturalista, n. ad Arezzo nel 1519, m. a Roma il 23 febbr. 1603. Insegnò medicina all'Ateneo pisano, diresse l'orto botanico di Padova e dal 1592 ebbe cattedra alla Sapienza, chiamatovi da Clemente VIII che lo volle pure suo archiatra. Ingegno versatile esordì, come Cardano e Pomponazzi, nella medicina, ma ne superò,
com'essi, i limiti interessandosi e scrivendo pure di filosofia, botanica e mineralogia. Come filosofo C. è soggetto di valutazioni non soltanto discordi ma contraddittorie: chi lo asserisce quasi panteista e precursore di Spinoza, chi aristotelico-antiscolastico, chi averroista, chi neoplatonico. Un dato di fatto può stabilirsi, l'influsso cioè del Pomponazzi che spiega certe sue posizioni ambigue, particolarmente nel problema dell'immortalità personale. In genere si deve badare a non sopravvalutare l'importanza filosofica di C. il cui sistema è piuttosto eclettico e non sempre coerente. Indiscussi invece i suoi meriti di botanico.
Per primo nel De plantis (Venezia 1571) studia la pianta nel complesso delle sue parti, cercando di precisarne le origini, le funzioni, le finalità; classifica i vegetali scegliendo come criterio principale gli organi di fruttificazione. Anche in fisiologia la posizione di C. è di pioniere; nel suo Quaestionum peripateticarum libri V (ivi 1571) descrive la grande circolazione, chiamando per la prima volta con il nome di circolazione il moto continuo del sangue dalle vene al cuore destro, da questo al polmone, dal polmone al cuore sinistro e dal cuore sinistro alle arterie. C. espone le prove sperimentali di questa sua scoperta nell'opera Quaestionum medicalium libri II (ivi 1593). Anticipò così la dimostrazione di Harvey (1628), anche se pare sia stato a sua volta preceduto da Serveto (m. nel 1553).
Altre opere di C.: Daemonum investigatio peripatetica (Firenze 1580); De metallis libri III (Roma 1596); Praxis medica (Treviso 1606), ecc.