CHINAZZI, GIUSEPPE. - Filosofo e uomo politico, n. ad Oviglio nel 1839, m. a Genova nel 1897. Fu dapprima ufficiale dell'esercito piemontese e partecipò alla campagna del 1866; abbandonata, poi, la vita militare, si diede agli studi filosofici, dopo essersi laureato in filosofia all'Università di Torino nel 1868. Educò la gioventù agli ideali della patria e della religione, prima come insegnante di scuole inferiori a Voghera, poi come professore di filosofia nel liceo A. Doria di Genova e infine come docente di filosofia morale nell'Università della stessa città.
Il C. aderisce al Rosmini, ma la sua particolarità consiste nell'aver cercato di integrare le conclusioni rosminiane con i risultati della speculazione successiva, specialmente nel campo morale-sociale e nel campo pedagogico, dove ha lasciato i suoi migliori lavori: Delle forze operative dell'animo umano (Genova 1881); Delle armonie della scienza e della fede (ivi 1884); Della influenza d'alcune condizioni fisiche sulla evoluzione psicologica dell'uomo (ivi 1888), ecc. Trattò inoltre questioni storiche in polemiche accolte allora con molto favore, e argomenti di critica letteraria (sul Manzoni, sul Foscolo, sul Leopardi). La sua opera più notevole resta la traduzione del Libro a Marcellia di Porfirio, che egli corredò di noti storiche e filosofiche, raffrontando la dottrina neoplatonica con quella cristiana. Partecipò attivamente al movimento cattolico di quei primi anni dell'unità italiana, difendendo apertamente l'insegnamento religioso nei congressi pedagogici del 1875 e del 1883. Dal 1877 fino alla morte fu uno dei più vivaci polemisti del quotidiano cattolico genovese Il cittadino.
CHINAZZI, GIUSEPPE
BIBL.: F. Chinazzi, Vita e pensiero di G. C., Genova 1940. Alfredo Poggi