GIAPPONE. - Il G. (dal cinese Jih pèn, localmente pronunciato Nippon, o Nihon) è costituito da un arcipelago di oltre 400 isole, situato al largo delle
estreme coste orientali dell'Asia e disteso dal 30°
(Stretto di Togora) al 46° N. (Stretto di La Pérouse).
Queste isole si dispongono ad arco intorno alle quattro
maggiori: Hondo, o Honshū (223.520 kmq.,
quanto la Gran Bretagna), Yezo, o Hokkaidō (kmq.
77.993, un po' meno dell'Irlanda), Kyūshū (35.657
kmq.) e Shikoku (17.756).

I. GEOGRAFIA
Il territorio ha un carattere spiccatamente montuoso e vulcanico: le pianure sono poche, e per lo più di modeste dimensioni. Più di tre quarti del paese sono costituiti da brevi fasce rilevate di media altezza. Le vette più elevate corrispondono a vulcani recenti (Fujayama, m. 3776); su 165 di questi, 60 sono attivi, e le loro colate coprono da sole 1/5 della superficie del G. Intensa è l'attività sismica (in media più di un terremoto al giorno), con triste frequenza di catastrofi (anche per la concomitante azione di maremoti ed eruzioni). Il perimetro costiero è più accidentato e portuoso di quello della Grecia. L'incontro delle due correnti marine del Kura e dell'Oya shivo (calda l'una, fredda l'altra), al largo della costa orientale, rende pescosissime le regioni rivierasche. Il clima è piuttosto vario: a pari latitudine, vi fa più freddo d'inverno e più caldo d'estate che in Europa, come conseguenza del regime monsonico (venti continentali freddi, d'inverno; marini caldi, d'estate). In complesso si tratta di climi temperati o subtropicali caldo-umidi, sani. Le piogge sono dovunque copiose e distribuite in tutte le stagioni, ma i fiumi, date le condizioni del rilievo, sono brevi ed a carattere torrentizio. Il terreno è rivestito di magnifiche foreste di conifere e di latifoglie (nelle zone più elevate) a N. e nel centro, mentre a S. si sviluppa una rigogliosa vegetazione subtropicale, con boschi di cedri e di bambù, e macchie di sempreverdi.
La popolazione dell'arcipelago, etnicamente compatta (i Giapponesi sono mongoloidi, e perciò di bassa statura, con occhi obliqui, capelli lisci e neri, scarsa barba e colorito giallognolo, alquanto diversi, però, fisicamente e spiritualmente, dai Cinesi ed ancora più dai 17 mila Ainu, dai caratteri forse europoidi, che vivono in Yezo) è più che raddoppiata negli ultimi 80 anni: dai 30 milioni del 1868, epoca in cui il paese si aprì all'influenza europea, passò a 60 milioni nel 1925, a 72 nel 1940, ad 83 nel 1950. L'incremento medio annuo fu del 17 % tra il 1937 ed il 1940; il suo ritmo è tornato del pari fortissimo dopo la guerra. L'altissima densità media (220 ab. a kmq.) denuncia una forte pressione demografica, cui non soccorre un adeguato movimento migratorio (i Giapponesi viventi all'estero erano, nel 1935, meno di un milione). Il 36 % della popolazione giapponese viveva nel 1937 in centri urbani, dei quali 4 con più di 1 milione, 30 con più di 100 mila e 54 con più di 50 mila ab.

L'economia del paese è imperniata sull'agricoltura. Il riso, che occupa da solo la metà del suolo coltivato, è alla base dell'alimentazione locale. Sulle altre colture (cereali, tabacco, canna da zucchero) prevalgono quelle della soja e del the. La scarsa importanza dell'allevamento trova compenso nella bachicoltura, che ha un enorme sviluppo in tutto il paese, e nella pesca, cui spetta il primato mondiale della quantità del prodotto (3-4 milioni di tonnellate annue) e che alimenta anche fiorenti industrie (scatolatura, concimi, farine e oli di pesce). Grande è il beneficio che si trae dalle cospicue risorse forestali (legname, canfora, celluloide, essenze).
Nonostante la inadeguata disponibilità di materie prime d'origine minerale (eccetto che per il rame, ed, in misura assai minore, per alcuni metalli, non però per il ferro), il G. era riuscito, prima del 1940, a crearsi una attrezzatura formidabile non meno per la varietà e capacità dei suoi rami (specie il tessile, il meccanico, il chimico), che per la convenienza dei prodotti e l'organizzazione commerciale destinata a smerciarli. D'altra parte, la grande industria moderna non è riuscita a soffocare un artigianato del pari attivo e messo in evidenza dallo squisito senso artistico di una produzione rispettosa delle migliori forme tradizionali. La guerra ha dimezzato, all'incirca, la capacità delle industrie, e chiuso loro molte prospettive: una efficiente ripresa dipenderà anche dalla possibilità di equilibrare il cresciuto deficit della bilancia commerciale.
Le comunicazioni interne, più che dalla rete stradale (8550 km.) e ferroviaria (24.400 km.), sono favorite dai facili trasporti marittimi. La flotta mercantile giapponese, che prima della guerra era la terza del mondo, è ora ridotta ad un posto di second'ordine (1,5 milioni di tonnellate).
Come conseguenza della disfatta subita nella seconda guerra mondiale, il G. ha perduto tutto il suo impero coloniale, che nel 1941 ne faceva uno Stato di 690 mila kmq. con 110 milioni di ab.: la Corea è divenuta indipendente, la parte meridionale dell'isola di Sakhalin e le Curili sono passate all'U.R.S.S., Formosa è tornata alla Cina, i territori oceanici di mandato (Caroline, Marianne, Marshall) presi in amministrazione fiduciaria dagli U.S.A., e le Ryū-Kyū ancora d'incerto destino.
I dati relativi alle isole maggiori sono riassunti nella seguente tabella:
| Isole maggiori (isole adiacenti) | Superficie in kmq. | Numero delle prefecture (Ken) | Popolazione (censimento 1935) | Densità ab. a kmq. | Centri urbani principali (popolazione in 1000 ab. nel 1940) |
|---|---|---|---|---|---|
| Hokkaido | 88.775 | 13 | 3.063.883 | 34 | Hakodate (207), Sapporo (197) |
| Hondo | 230.533 | 34 | 52.713.877 | 221 | Ōsaka (3252), Nagoya (1328), Kioto (1089) Yokohama (968), Kōbe (967) |
| Shikoku | 18.772 | 4 | 3.357.282 | 179 | Kōchi (105) |
| Kyūshū | 41.800 | 6 | 9.520.005 | 227 | Hukuoka (291), Nagasaki (212), Kumamoto (187), Kagoshima (182) |
| Giappone | 379.880 | 57 | 68.655.047 | 186 | Capitale: Tōkyō |
| Valutazione 1950 | 80.697.000 | 219 | (6789) |
In base alla nuova costituzione (1947), lo Stato giapponese è una monarchia costituzionale ereditaria. Il governo democratico poggia su una rappresentanza bicamerale elettiva. In attesa del trattato di pace con le potenze vittoriose, perdura l'occupazione militare statunitense.
Bibliografia8 opere
Giuseppe Caraci
II. STORIA CIVILE
1. Primordi
Il primo nucleo del popolo giapponese fu costituito da successive immigrazioni di genti provenienti dal continente asiatico e dalle isole dei Mari del Sud. Un gruppo di tribù, identificabili in base ai resti archeologici del tipo detto yayoi (età neolitica), si stabilì nella parte meridionale dell'isola di Kyushu. Le più antiche fonti letterarie, il Kojiki (712) e il Nihon-shoki (720), accennano ad un estendersi progressivo di queste tribù lungo le coste del mare interno e assegnano al sec. VII a. C. la fondazione dell'Impero a Yamato, ad opera di Jimmu Tenno, mentre gli storici spostano questa data al sec. I d. C. Testimonianze letterarie e archeologiche attestano che, sin dai primi secoli dell'Impero, i rapporti con la Cina e la Corea erano frequenti. Cronache cinesi del sec. III indicano i Giapponesi con il nome di Wa. Il merito di aver creato una prima unità territoriale del G., è generalmente attribuito all'imperatrice Jingō, che avrebbe anche intensificato i rapporti con il continente. La cultura cinese penetrò in G. soprattutto nel sec. IV, quando ne vennero adottati ufficialmente i caratteri ideografici. La sua assimilazione, già da tempo favorita dalle numerose immigrazioni di intellettuali e di artigiani cinesi, modificò lentamente ma sicuramente la vita nipponica, favorendovi il sorgere di una filosofia che preparava il terreno alla futura diffusione del buddhismo. La società del tempo, di tipo patriarcale, era costituita da comunità familiari (uji) aventi la stessa origine e da gruppi di famiglie esercitanti lo stesso mestiere (be o tomo). Ogni comunità era retta da un capo ereditario ed i suoi membri ereditavano la posizione sociale della comunità stessa. Durante il periodo di Yamato, la storia politica fu determinata dalle lotte dei grandi clan (Otomo, Mononobe, Soga) per la conquista del predominio. Tali lotte, iniziate nel sec. V, condussero, con il prevalere di alcune famiglie (sec. VI), all'esautoramento della dinastia imperiale. Durante la supremazia dei Soga (536-645) si verificò l'introduzione del buddhismo, caldeggiato dal principe Shōtoku.
2. Epoca Nara e Heian (710-1191)
La caduta dei Soga portò alla riforma Taikwa (648) che si proponeva di rinforzare l'autorità imperiale e di creare un ordinamento politico e sociale sul tipo di quello attuato in Cina dai T'ang. La riforma comportò la creazione di una capitale (Nara), la nomina di governatori nelle province orientali, l'abolizione delle cariche ereditarie. Le terre, dichiarate proprietà dello Stato, furono date in usufrutto ai contadini che, sottratti all'autorità degli anziani, divennero contribuenti dello Stato. In questo periodo, essendo il governo impegnato nella lotta contro le tribù non controllate dall'autorità centrale (fra cui quelle degli Ainu, fra i più antichi abitanti del G. di origine protocaucasica), i rapporti con il continente si affievolirono. Ciò diede ai Giapponesi il tempo di assimilare e di « giapponeseizzare », per così dire, gli elementi importati della cultura cinese. Nel 794, la capitale fu trasferita a Heian (Kyōto). I Fujiwara, che avevano contribuito alla caduta dei Soga, imparentandosi con la famiglia reale, consolidarono il loro potere (sec. IX e X) con l'istituzione della carica di reggente durante la minore età dell'Imperatore, e conservarono questa carica sino alla loro caduta avvenuta nel sec. XII. Intanto l'economia terriera statale era sopraffatta dal progressivo estendersi del latifondo. I latifondisti crearono milizie per difendere le loro proprietà, stabilendo così le premesse di un vero e proprio regime feudale. Proseguiva la lotta contro gli Ainu mentre, contro il potere dei Fujiwara, si ribellava l'imperatore Sirakawa, che abdicò rifugiandosi in un convento (1081), da cui diresse un'organizzazione politica in opposizione all'autorità di Kyōto.

I capi militari della famiglia Minamoto consacravano il prestigio della classe dei samurai spodestando i Fujiwara. Un altro clan guerriero, quello dei Taira, riuscì a imporsi cosicché un suo discendente fu nominato primo ministro. (1167). L'urto fra i vari gruppi rivali portò alla sconfitta dei Minamoto e al predominio dei Taira durato sino al 1185, dopo di che ricomparvero sulla scena i Minamoto. Yoritomo Minamoto ebbe dall'Imperatore il titolo di shogun (generalissimo) e trasferì la sua sede a Kamakura (1192) ritenendo deleteria l'influenza dei grandi centri urbani.
3. Epoca di Kamakura (1192-1337)
Yoritomo seppe amministrare egregiamente la cosa pubblica ma, dopo la sua morte, il potere passò agli Hōjō. Gli spodestati capi militari tentarono la rivolta ma la supremazia degli Hōjō durò più di un secolo.
Il buddhismo si era intanto diffuso anche fra il popolo e la sua più ascetica setta, detta Zen, gradita alla classe dei samurai, costituì, con la sua mescolanza di principi morali buddhisti e confucianisti, il fondamento del Bushidō (la via dei guerrieri).
Due tentativi d'invasione (del 1274 e del 1281) da parte dei Mongoli furono valorosamente respinti e valsero a creare un nuovo senso di solidarietà nazionale. Ma i dissensi tra la corte e gli Hōjō condussero al conflitto aperto conclusosi nel 1333 con la sconfitta degli Hōjō.
4. Epoca di Muromaci (1338-1602)
Poco tempo dopo, il capo militare Ashikaga Takauji, ribellatosi, occupò la capitale, stabilendosi nel quartiere Muromaci, da cui il nome dell'era.
La guerra delle dinastie, determinata dall'esistenza contemporanea di due imperatori, Go-Daigo a Yoshino e Kōmyo a Kyōto, sostenuto quest'ultimo da Ashikaga, durò sino al 1392 e si concluse con l'abdicazione dell'imperatore di Yoshino a favore dell'altro. La pace fu breve; nuove lotte intestine (guerre di Onin, 1467-77) segnarono la progressiva decadenza degli shōgun e l'affermazione dei capi feudali sempre in lotta fra loro. Tuttavia, in questo torbido periodo (in cui, fra l'altro, scorrerie di pirati giapponesi [Wakō] organizzate dagli scontenti samurai, si susseguivano sulle coste cinesi) cominciavano a fiorire le arti e il commercio, cui erano interessati gli stessi feudatari, nei vari centri locali. Nel 1542, l'introduzione delle armi da fuoco, ad opera di marinai portoghesi, segnò una svolta dell'arte militare. Nel 1549, s. Francesco Saverio portava al G. la fede di Cristo.
Tra i feudatari (daimyō), Nabunaga Oda, tra il 1560 e il 1568, aveva occupato varie province e la stessa capitale. La sua saggia opera di consolidamento dell'autorità imperiale e di riordinamento amministrativo fu interrotta dalla sua morte (1582) e fu ripresa da Hideyoshi Toyotomi che, riuscito a sconfiggere i feudatari ribelli, ebbe dall'imperatore Goyōzei il titolo di Kwampaku (1588). Hideyoshi, incoraggiando il commercio con l'estero, sognava la fondazione di un'impero asiatico comprendente la Cina, la Corea, Formosa e le Filippine, sotto l'egemonia nipponica. Le due spedizioni contro la Cina dei Ming non ebbero risultati definitivi, in quanto la morte di Hideyoshi (1598) segnò l'abbandono dell'impresa.
5. Epoca di Edo (1602-1867)
Ieyasu Tokugawa ottenne allora il titolo di Shōgun, stabilì la capitale a Edo (Tōkyō) e curò l'ordinamento interno del paese rinforzando l'autorità centrale. Il controllo sulla dinastia e sui daimyō fu esercitato con tanta abilità ed energia che ogni rivolta divenne impossibile.
I suoi successori iniziarono una politica isolazionistica che, con il pretesto d'impedire la diffusione del cristianesimo, mirava a stroncare l'attività politica ed economica dei feudatari in rapporti con gli stranieri. Fu decretata quindi l'espulsione degli stranieri e si proibì ai Giapponesi l'uscita dal G. La pace fu ristabilita, ma il malcontento dei contadini, congiunto alla nuova autorità della borghesia, minava il prestigio dei daimyō. In questo periodo di forzata calma, vi fu una sola rivolta, quella dei cristiani di Shimabara, soffocata nel sangue (1637). Nonostante il benessere economico e il fiorire delle arti, si manifestavano i prodromi di un risveglio politico e sociale, mentre si delineava un vasto movimento ideologico, scaturito dagli studi storici e inteso a ripristinare i valori morali del confucianesimo e dello shintoismo.
6. Epoca di Meiji (1868-1912)
L'invio da parte degli Stati Uniti di una squadra navale agli ordini del comandante Perry per costringere il G. a riallacciare i rapporti con l'Occidente, fu la causa esterna della caduta del regime feudale. Nonostante le violente opposizioni interne, il G. diventava una nazione moderna. Nel 1867, lo Shōgun Keiki rendeva i poteri all'imperatore Meiji e la capitale veniva trasferita a Tokio. Dopo vari trattati con le potenze occidentali, l'11 febbr. 1889 fu promulgata la Costituzione che adeguava l'ordinamento politico a quello occidentale, mediante l'istituzione delle due camere e l'adozione del sistema economico capitalista. Mentre rifioriva il commercio, il G. raggiungeva, in pochi anni, il livello industriale e tecnico dell'Occidente ed entrava nel novero delle grandi potenze mondiali, mediante tutta una serie d'imprese fortunate: con la guerra contro la Cina (1884) scoppiata per il possesso della Corea, con la vittoriosa guerra contro la Russia (1904) che assicurava al G. l'influenza sulla Manciuria e sulla Corea nonché il possesso della parte meridionale di Sakhalin, e con l'annessione della Corea (1910). In virtù del trattato stipulato con l'Inghilterra (1902-21), il G. partecipava alla prima guerra mondiale, ottenendone, fra l'altro, il possesso delle isole già appartenenti alla Germania nel Pacifico. Ma la sua crescente influenza ne Pacifico e l'efficienza della sua marina accesero i primi contrasti con le potenze anglosassoni. Si susseguirono allora gli eventi determinati dalla politica espansionista dei militaristi: l'intervento in Manciuria (1931), il ritiro dalla Società delle Nazioni (1933), la denuncia del Trattato di Washington (1934), il Patto anticomintern con la Germania e l'Italia, poi trasformato in alleanza militare, la campagna di Cina (1937), l'occupazione dell'Indocina (1940) e infine l'attacco a Pearl Harbour (1941) che vide il G. in guerra a fianco delle potenze dell'Asse. Nonostante le strepitose vittorie iniziali, lo sviluppo industriale giapponese non era all'altezza dell'enorme sforzo richiesto. La distruzione della flotta decise la situazione. Mentre il G. chiedeva i buoni uffici della Russia, cui era legato da un trattato di amicizia e di neutralità (1941), l'URSS dichiarò la guerra una settimana prima della capitolazione giapponese avvenuta il 15 ag. 1945. La nuova Costituzione del 1946 proclamava la rinuncia definitiva alla guerra e alle forze armate.

Bibliografia5 opere
Agostino M. Kanayama
III. EVANGELIZZAZIONE DEL G
Probabilmente il cristianesimo entrò nel G. nel sec. VIII, per opera dei nestoriani. Il b. Odorico da Pordenone O.F.M. non toccò il G., scoperto solo nel 1543 dai Portoghesi. La storia delle sue missioni incomincia con loro e si può dividere in due periodi: i secc. XVI e XVII e il sec. XIX e seguente.
1. Le missioni nel G. nei secc. XVI e XVII
Mercanti portoghesi e s. Francesco Saverio convertirono Anjirō di Kagoshima, un suo amico e un suo servo. Battezzati a Goa nella Pentecoste (20 maggio 1548) dal vescovo francescano Giovanni de Albuquerque, partirono assieme a due altri servi, al Saverio e ai gesuiti p. Cosma de Torres e fratè Giovanni Fernández, e il 15 ag. 1549 arrivarono a Kagoshima, accoltivi favorevolmente dal suo principe che poi osteggiò il cristianesimo. Il Saverio passò, con due compagni, nell'isola di Hirado, poi a Yamaguchi. Dopo due anni ritornò a Goa, lasciando nel G. 1500 cristiani, che nel 1555 erano saliti a ca. 2000. Nel 1561 vi erano otto cristianità: Funai, Kutami, Hirado, Hakata, Kagoshima, Yamaguchi, Miyako e Sakai, curate da sei Gesuiti. Nel 1563 si aggiunse quella del Kyūshū occidentale, essendosi convertito il suo feudatario Ōmura Sumitada (1532-87), e della penisola Shimabara; e, nel 1566, le isole di Amakusa e di Gotō. Nel 1571 vi erano in G. ca. 30.000 cristiani. Da 17 a 18.000 se ne convertirono a Ōmura nel 1575; nel 1583 erano oltre 30.000 a Nagasaki, e oltre 4000 ebbero a Shimabara il Battesimo assieme al feudatario Arima Harunobu. Nel 1587 oltrepassavano i 60.000 nella regione di Bungo, il cui feudatario era stato battezzato il 28 ag. 1578. Nel 1587 i 205.000 cristiani giapponesi erano curati da 43 sacerdoti, coadiuvati da altri 73 tra chierici e fratelli, 47 dei quali erano giapponesi. Ma il 24 luglio di quell'anno Toyotomi Hideyoshi (1535-98), fino allora favorevole ai missionari, emise un editto di proscrizione contro i Gesuiti che non avevano voluto mettere a sua disposizione una nave per la sua spedizione contro la Cina. La persecuzione portò alla crocifissione (5 febbr. 1597), in Nagasaki, di sei Francescani, tre Gesuiti e diciassette Giapponesi, i quali furono canonizzati da Pio IX nel 1862.
Accanto ai Gesuiti lavoravano, dal 1598, di nuovo i Francescani (il p. Girolamo De Castro fondò nel 1599 la missione di Edo, ora Tokio); dal 1602 i Domenicani e gli Agostiniani: quelli iniziarono la loro attività nella provincia di Satsuma, e questi in quella di Bungo. Nagasaki, per opera dei Gesuiti, era tutta cristiana; anche i tre Ordini mendicanti vi eressero case e fondarono cristianità nelle province settentrionali di Nambu, Oshu e Dewa. Il sangue dei martiri fruttificava davvero, e il G. contava nel 1613 oltre 300.000 cristiani.
Verso il 1611 i protestanti olandesi ed inglesi sussurrarono negli orecchi di Tokugawa Ieyasu, fino allora benevolo ai missionari, che questi preparavano il terreno agli Spagnoli per la conquista del G., e i bonzi gli parlarono della minacciosa vendetta degli dei nazionali se non venisse distrutta la religione cristiana. Ieyasu emanò difatti un decreto di proscrizione e di persecuzione (Miyako 27 genn. 1614): tutti i missionari dovevano esser portati a Nagasaki, le chiese abbattute, i cristiani costretti all'apostasia, e, alcuni di loro, di nobile condizione, esiliati. A nulla riuscirono i tentativi per la revoca di tale editto, e il 7 ed 8 nov. salparono le navi con il carico dei proscritti. I pochi missionari rimasti nascosti e i pochi rientrati poi clandestinamente incoraggiavano i cristiani alla perseveranza, e, con loro, attendevano a nuove conversioni.
E si ebbero dei martiri durante tutto il sec. XVII. Ce ne furono già il 22 nov. dello stesso 1614. Memorando il «grande martirio» del 10 sett. 1622 nel quale furono bruciati vivi o decapitati a Nagasaki 9 sacerdoti, 13 tra chierici e laici, appartenenti a diversi Ordini religiosi, e 34 cristiani. Il 4 dic. 1623 a Shiba, presso Edo, s'ebbe un'ecatombe di bruciati vivi. Per tutto il secolo vi furono dei martiri, ma per la raffinatezza dei tormenti, per il prolungarsi della persecuzione e per lo scarsissimo numero dei missionari si dovettero piangere non poche apostasie. Inoltre nessun vescovo arrivò nel G. dopo la morte di Lodovico Cerqueira (16 febbr. 1614). Fu eroismo l'entrata in G. del secolare siciliano Giov. Batt. Sidotti (1708). Vi fu prestissimo catturato e rinchiuso nelle carceri di Edo, ove morì nel 1715.
2. Le missioni del sec. XIX e seguente
Così il G. si chiuse quasi ermeticamente in se stesso. Solo pochi Olandesi e Cinesi vi ebbero una limitata relazione commerciale. Il cristianesimo, secondo i sospetti dei missionari della Cina e Corea, vi doveva essere estinto assolutamente. Nel 1844 poté sbarcare a Naha, nelle isole Ryū-Kiū, Teodoro Augusto Forcade, delle Missioni Estere di Parigi; ma non poté né predicarvi né penetrar oltre. Fu necessaria la forza dell'ammiraglio americano Perry (1854) a spezzare l'ermetismo del G. I missionari vi rimisero piede nel 1856. Vi vigeva ancora la pena di morte contro i cristiani, di cui ancora vi era un piccolo gruppo. Fu scoperto a Nagasaki (17 marzo 1865) dal p. Bernardo Taddeo Petitjean, pure delle Missioni Estere di Parigi. Anche a Kyūshū e nelle isole circostanti vivevano oltre 25.000 cristiani. Nel 1867 si ebbero nuovi martiri. I missionari continuarono in silenzio la loro eroica opera. I manifesti contro i cristiani furono rimossi solo nel 1873. Le leggi persecutorie furono abrogate nel 1876, dopo le rimostranze dello statista Iwakura Tomoni (1825-


1880) che viaggiando in America ed in Europa s'era vergognato di sentirsi rimproverare che in G. vigessero ancora.
L'era moderna della Chiesa in G. incomincia nel 1874. Ritornarono i cristiani esiliati, e, pentiti, anche gli apostati, formando nuclei considerevoli per nuove fondazioni. Nonostante l'incertezza delle clausole della Costituzione dell'11 febbr. 1889, che assicurava la libertà religiosa, la fede cristiana si diffuse in modo assai promettente, e Propaganda poté erigere in G. (22 maggio 1876) i due vicariati: di Tokio per le province orientali e settentrionali, e di Osaka per le altre. Vicario apostolico a Osaka fu mons. Petitjean e a Tokio Pietro Maria Osouf, direttore del Seminario di Parigi. Nel 1878 l'attività missionaria dalle coste penetrò nei territori dell'interno. Il movimento verso il cristianesimo, manifestatosi nel 1889, decise Leone XIII (15 giugno 1891) a istituire in G. la gerarchia ecclesiastica, erigendo l'arcidiocesi di Tokio, con le diocesi suffraganee di Nagasaki, Osaka e Hakodate.
Ai missionari delle Missioni Estere di Parigi s'aggiunsero (1895) i Domenicani spagnoli provenienti da Formosa (in seguito alla cessione di quest'isola al G.) ove lavoravano già dal 1859; e nel 1904 entrarono anche in Shikoku. I Francescani giunsero a Hokkaido nel 1907 e i missionari della Società del Verbo Divino nell'isola di Hondo; e nel 1908 vennero a Tokio i Gesuiti per fondarvi una Università. Le due guerre mondiali ostacolarono, e quasi fecero cessare in G. ogni attività dei missionari nominati, e quella dei Salesiani venuti nel 1926 e dei Conventuali nel 1930, e dei missionari americani di Maryknoll venuti nel 1935.
In G. v'erano, nel 1884, 31.230 cattolici; 64.099 nel 1910; e oggi ca. 127.000, i quali - degno di nota - ricevono la S. Comunione, in media, 17 volte all'anno, garanzia questa di perseveranza e promessa d'ulteriore sviluppo.
Il cristianesimo, che nei secc. XVI-XVII aveva trovato i massimi ostacoli nei signori feudatari e nel buddhismo, dal sec. XIX in poi li ebbe ancora nel buddhismo, ma più ancora nello shintoismo, specialmente dopo che lo shintoismo, nel 1870 e 1884, fu dichiarata religione ufficiale dello Stato. La religione cattolica, nonostante tutto, assai apprezzata in G. per la sua morale di rispetto e obbedienza alle autorità costituite, fu ancora più stimata dopo che la S. Congregazione di Propaganda Fide, con l'Istruzione del 26 maggio 1939, approvava e raccomandava gli atti d'ossequio civile all'imperatore e ad altri. Il riconoscimento ufficiale del cattolicesimo da parte dello Stato, alla pari dello shintoismo e del buddhismo, si ebbe il 3 maggio 1941. Intanto negli aa. 1940-41 vescovi e amministratori ecclesiastici indigeni avevano assunto la direzione ed amministrazione di tutte le opere ecclesiastiche (v. RITI GIAPPONESI).
Il 6. dic. 1919 fu eretta una delegazione apostolica a Tokio, e il governo giapponese costituì una delegazione presso il Vaticano a conclusione dell'opera diplomatica dei papi Leone XIII e successori. Anche le suore svolgono l'opera loro in G. fin dal 1873 negli orfanotrofi, ospedali, lebbrosari che vanno sempre moltiplicandosi e modernizzandosi; e in scuole di cultura media e di lavoro. Gli Istituti femminili sono 28, con 11.000 alunne, e 17 scuole professionali, con 2500 alunne loro affidate e dirette, per legge, da personale religioso indigeno.
I Marianisti aprirono a Tokio (1 febbr. 1888) una prima scuola, oggi istituto medio, frequentato da oltre 1500 alunni, cui seguirono le loro scuole a Nagasaki (1892), Osaka (1898), Yokohama (1901). La Società del Verbo Divino aprì una scuola media a Nugoya (1932); una i Francescani a Sopporonel (1934), e una a Höbr (1938) i Gesuiti, i quali già nel 1913 avevano aperta a Tokio l'Università «Sophia». Anche i Salesiani hanno aperto recentemente una scuola industriale nelle vicinanze di Tokio.
La fine della seconda guerra mondiale ha segnato per il G. una nuova èra della sua storia. Per la prima volta il suo suolo fu invaso da truppe straniere e molte delle sue antiche tradizioni stanno subendo una vera trasformazione. L'attività missionaria può svolgersi in un'atmosfera di maggiore comprensione, tanto più che tutta la gerarchia ecclesiastica è indigena e i missionari esteri, che in questi ultimi anni sono accresciuti di parecchio, esercitano un ministero di collaborazione.
La situazione al 30 luglio 1950 è indicata dallo specchietto seguente, in cui si dice che tre prefetture apostoliche e un vicariato apostolico sono affidati a missionari stranieri. Giuridicamente ciò è vero ma in pratica essi sono retti da amministratori apostolici locali. È stata esclusa la prefettura apostolica di Karafuto, nell'isola di Sakalin, dove in seguito all'occupazione del territorio da parte della Russia non è possibile una ulteriore attività missionaria.
3. Missioni protestanti
Nonostante che Olandesi e Inglesi avessero avuto relazioni commerciali con il G. fin dagli inizi del sec. XVII, le missioni protestanti cominciarono verso la metà del sec. XIX. Riusciti vani i tentativi di penetrarvi dalle Isole Ryūkiū (1844-55), il protestantesimo vi entrò nel 1859 con i missionari della Chiesa episcopale americana G. Giovanni Liggius e C. M. Williams, seguiti più tardi da missionari di altre sette. Il primo battesimo protestante in G. si ebbe nel 1864; però altri Giapponesi s'erano fatti protestanti all'estero. La prima comunità protestante, la «Chiesa di Cristo in G.», fu costituita a Yokohama il 10 marzo 1872, con soli 9 membri. La rimozione dei manifesti murali contro i cristiani (1873) favorì anche il protestantesimo. Si diffuse rapidamente e nel 1882 contava 4367 adulti, cresciuti a 25.514 nel 1888, grazie agli aiuti finanziari dei protestanti americani, che resero possibile una imponente attività di scuole, di stampa e d'opere di beneficenza.
Le grandi Conferenze missionarie (p. es., di Yokohama nel 1872, di Osaka nel 1883, di Tokio nel 1900) e i Congressi estivi annuali di Karuizawa affrontarono i vari problemi missionari, fino a quello di poter riunire tutte le varie sette in un'unica «Chiesa cristiana in G.», effettuata solo in questi ultimi tempi su d'una formola di confessione redatta in base ai Simboli apostolico e ni-
| Missione | Grado | Affidata a | Cattolici | Catecu- meni | Sacerdoti | Fratelli | Suore | Cate- chisti | Maestri | Semina- risti mag- giori | |||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| ind. | est. | ind. | est. | ind. | est. | ||||||||
| 1. Fukuoka | D | clero sec. | 12.995 | 910 | 9 | 35 | 5 | 1 | 138 | 39 | 54 | 171 | 27 |
| 2. Hiroshima | VA | S. J. | 3.888 | 914 | 4 | 19 | 6 | 2 | 30 | 34 | 11 | — | 5 |
| 3. Kagoshima | PA | clero sec. | 577 | 360 | 3 | — | — | — | 7 | — | 5 | 15 | 6 |
| 4. Kyoto | PA | clero sec. | 3.017 | 1.900 | 6 | 23 | — | 4 | 16 | 23 | 46 | — | 7 |
| 5. Miyazaki | PA | S. S. | 2.619 | 378 | 3 | 15 | 2 | 1 | 29 | 8 | 1 | 25 | 7 |
| 6. Nagasaki | D | clero sec. | 62.142 | 213 | 47 | 10 | 30 | 10 | 402 | 12 | 375 | 125 | 29 |
| 7. Nagoya | PA | S. V. D. | 2.071 | 1.449 | 6 | 38 | 6 | 3 | 35 | 23 | 8 | 97 | 4 |
| 8. Niigata | PA | S. V. D. | 2.236 | 1.837 | 4 | 14 | — | — | 6 | 46 | 23 | — | 2 |
| 9. Osaka | D | clero sec. | 8.499 | 2.100 | 25 | 57 | 3 | 12 | 273 | 110 | 8 | — | 23 |
| 10. Sapporo | VA | clero sec. | 4.867 | 874 | 12 | 16 | 9 | 6 | 72 | 31 | 4 | 103 | 1 |
| 11. Sendai | D | clero sec. | 4.996 | 1.315 | 20 | 18 | 42 | 13 | 159 | 69 | — | — | 15 |
| 12. Shikoku | PA | clero sec. | 1.087 | 224 | 1 | 12 | — | — | 26 | 3 | — | — | 5 |
| 13. Tokio | AD | clero sec. | 12.963 | 4.209 | 30 | 108 | 36 | 28 | 177 | 150 | 4 | 358 | 28 |
| 14. Urawa | PA | clero sec. | 2.355 | 481 | 3 | 12 | — | — | 9 | 7 | 8 | 16 | 3 |
| 15. Yokohama | D | clero sec. | 6.589 | 2.529 | 8 | 37 | — | 23 | 159 | 104 | 14 | 184 | 2 |
| 130.901 | 19.693 | 181 | 414 | 139 | 103 | 1538 | 659 | 561 | 1094 | 164 |
ceno e ai nuovi articoli dell'«Alleanza evangelica». Nonostante fosse osteggiato dallo spirito nazionalista dello shintoismo e del buddhismo, i quali rinnovarono l'accusa che il cristianesimo minasse lo Stato alla base, e dall'ostilità dei proprietari delle case di tolleranza causata dalla lotta dei protestanti contro la tratta delle fanciulle, nel 1900 i protestanti in G. erano 43.000, e dei 300 parlamentari del primo Parlamento ben 13 si dichiararono cristiani. I protestanti nel 1925 erano 177.683, e nel 1940 oltre 220.000. La «Chiesa cristiana in G.», perché unione solo artificiale, dovette lasciare ai singoli libera scelta per riguardo alla Fede, e disponendo di spettacolosi mezzi finanziari di propagandò (nel 1940 si distribuirono 1.578.561 libri e 1.938.218 opuscoli cristiani e numerosissime Bibbie) raggiunse in G. un numero assai maggiore di quello dei cattolici.
4. Missioni russo-ortodoste
Popi russi guadagnarono alla Chiesa ortodossa alcune famiglie Aine nelle Curili; la vera attività missionaria russo-ortodossa però incomincia solo nel 1861 con Ivan Kasotkin, più noto con il nome di Nicolai, il quale, cappellano al consolato russo di Hakodate, insegnando il russo, faceva propaganda religiosa, e nel 1868 poté battezzare per la sua Chiesa i tre primi giapponesi. Il S. Sinodo approvò; ma non volle alcuna collaborazione di personale missionario russo. Concesse a Nicolai solo mezzi pecuniari. Nicolai, nel 1872, si trasferì a Tokio, raggiuntovi (1879) dal pope Anatolio, suo successore all'ambasciata di Hakodate. Nel 1883 vi erano in G. 8863 ortodossi con 3 popi russi, 11 giapponesi, e 106 catechisti giapponesi. Nicolai, consacrato vescovo, nel 1906 fu nominato arcivescovo, e continuò l'opera sua anche durante la guerra 1904-1905, e portò gli ortodossi giapponesi (1917) a 36.265. Oggi sono appena 13.000, perché le religioni nazionaliste subiscono la sorte dei loro governi. La Chiesa ortodossa giapponese si rese affatto indipendente da quella russa; e conta molti membri distinti per pietà e fervore.
RIBL.: J. Orfanel, Historia ecclesiastica de los Sucesos de la Christiandad del Japon, Madrid 1633; D. Aduarte, Historia de la Provincia del S. Rosario de la Orden de Predicadores en Philippians, Japon y China, Manila 1640; D. Bartoli, Dell'Historia della Compagnia di Gesù, Il G., seconda parte dell'Asia, Roma 1660; L. Pagès, Histoire de la religion chrétienne au Japon depuis 1598 jusqu'à 1651, 2 voll., Parigi 1869-70; J. Ferrando y J. Fonseca, Historia de los PP. Dominicos en las Islas Filipinas y en sus Misiones del Japón, China, Tung-King y Formosa, 6 voll., Madrid 1870-72; Fr. Marnas, La «Religion de Jésus» (Iaso Jo-Kyō) versuscitée au Japon dans la seconde moitié du XIXe siècle, 2 voll., Parigi e Lione 1896; G. Schurhammer e I. Vicki, Epist. s. Francisci Xaverii, alioque eius scripta, 2 voll. (Monumenta Historica Societatis Iesu, 67-68), Roma 1944-45; Fr. Colin, Labor evangelica, ministerios apostólicos de los obreros de la Compañía de Jesús, Nueva ed. a cura del p. Pablo Pastells, 3 voll., Barcelona 1900-1902; H. Hass, Geschichte des Christentums in Japan, 2 voll.,
Tokio 1902-1904; M. Steischen, Les Daimyō Chrétiens ou un siècle de l'histoire religieuse et politique du Japon (1549-1630), Hong-Kong 1904; Fr. Sadaba del Carmen, Catálogo de los Religiosos Augustinos Recoletos... de Filipinas desde el año 1606... hasta nuestros días, Madrid 1906; O. Cary, A History of Christianity in Japan, Roman Catholic and Greek Orthodox Missions, Nueva York 1909; L. Delplace, Le catholicisme au Japon, 2 voll., Bruxelles 1910; L. Pérez, Curtos y relaciones del Japon, in Archivo Ibero-Americano, 4-19 (1916-23); A. Launay, La Société des Missions Étrangères, 2e ed., Parigi 1919; J. Murdoch, A history of Japan, 3 voll., Londra 1925; L. Frois, Die Geschichte Japans (1549-78), trad. ed. per G. Schurhammer e E. A. Voretzsch, Lipsia 1926; T. Nagayama, Kirishitan Shiryōshū. Collection of historical materials connected with the Roman Catholic Religion in Japan, Tokio 1926; J. Witte, Japan zwischen zwei Kulturen, Lipsia 1928; Th. Ohm, Kulturen, Religionen und Missionen in Japan, Augusta 1929; M. Anesaki, A concordance to the history of the Kirishitan Missions, Tokio 1930; id., Kirishitan dendō no Kōhai («La sorte della propagazione del cristianesimo 4), ivi 1930; J. Vernier, La Société de Marie au Japon (1887-1932), ivi 1933; B. de Avila Giron, Relación del Reino del Nippon, ed. a cura di D. Schilling e Fidel de Lejarza, in Archivo Ibero-Americano, 33-37 (1933-35); L. Frois, Segunda parte da Historia de Japan... (1578-82), a cura di Joao do Amaral Abranches Pinto e Yoshitomo Okamoto, Tokio 1938; M. Domenzain, El Japon, su evolución, cultura, religiones, Bilbao 1942; P. Humbertclaude, Petit guide culturel à l'usage du missionnaire, Tokio 1948.
Doroteo Schilling

IV. I MARTIRI GIAPPONESI
La Chiesa del G. è stata una delle più illustri per esempi eroici di cristiana e insuperabile costanza.
Nella prima sanguinosa persecuzione sotto il Taicosama Hideyoshi 26 missionari e cristiani furono condannati e crocifissi a Nagasaki il 5 febbr. 1597.
Furono: s. Pierbattista, commissario O.F.M.; s. Francesco da S. Michele, O.F.M.; s. Francesco Blanco, O.F.M.; s. Gonzalo Garzia, O.F.M.; s. Filippo Las Casas, O.F.M.; s. Martino d'Aguirre, O.F.M.; s. Giovanni Soan de Goto, S.J.; s. Paolo Miki, S.J.; s. Giacomo Kisai, S.J.; s. Paolo Suzuqui, s. Gabriele Duizco, s. Giovanni Quizuya, s. Tommaso Idanqui, s. Francesco Medico, s. Tommaso Cosaqui, s. Giovacchino Saquiye, s. Bonaventura di Meaco, s. Leone Garassima, s. Mattia di Meaco, s. Antonio di Nagasaki, s. Lodovico Ibarchi, s. Paolo Ibarchi, s. Michele Cosaqui, s. Pietro Suquezico, s. Cosimo Taquia; s. Francesco Fabelante, tutti terziari francescani. Nel 1627 furono beatificati, nel 1862 canonizzati.
Nel 1614 cominciò la grande persecuzione sotto il Daifusama (Shogun) Yeyasu e i suoi successori Hidetada e Yemitsu, nella quale molti missionari e cristiani subirono il martirio. Nonostante l'acerbità dei tormenti, molti missionari e cristiani, nobili e plebei, donne, vergini e fanciulli patirono il martirio. Nel 1867 furono beatificati 205 fra missionari e cristiani, che dal 1617 al 1632 erano stati martirizzati. Essi furono:
Pietro dell'Assunzione, O.F.M.; Giambattista Machado, S.J.; Alfonso Navarrete, O.P.; Ferdinando di S. Giuseppe, O.E.S.A.; Leone Tanaca, catechista; Gaspare Fisoni, confratello del S. Rosario; Andrea Gioscinda, confratello del S. Rosario; Giovanni di S. Marta, O.F.M.; Giovanni di S. Domenico, O.P.; Leonardo Chimura, S.J.; Andrea Tocuan; Cosimo Taquea; Giovanni Xoum; Domenico Giorgi; Bartolomeo Xequi; Antonio Chimura; Giovanni Ivananga; Alessio Nacamura; Leone Nacanisci; Michele Tascita; Mattia Cozaca; Romano Matevoca; Mattia Nacano; Giovanni Mosaiana; Tomaso Cotenda, del sangue dei re di Firando: tutti ascritti al S. Rosario. Ambrogio Fernandez, S.J.; Mattia d'Arima catechista; Simone Quiota, catechista; Maddalena, moglie del predetto; Tomaso Guengoro; Maria, moglie del predetto; Giacomo, figlio dei predetti, ascritti al S. Rosario; Agostino Ota, S.J.; Luigi Flores, O.P.; Pietro de Zugnica, O.E.S.A.; Giovacchino Firaiana; Leone Suchelmon; Giovanni Fiamon; Michele Diaz; Marco Xineiemon; Tomaso Coianagui; Antonio Giamanda; Giacomo Densci; Lorenzo Rocuiemon; Paolo Sanciqui; Giovanni Iago; Bartolomeo Mofioie; Giovanni Nangata, ascritti al S. Rosario. Francesco Morales, O.P.; Angelo Orsucci, O.P.; Alfonso de Mena, O.P.; Giuseppe di S. Giacinto, O.P.; Giacinto Orfanel, O.P.; Alessio, O.P.; Tomaso del Rosario, O.P.; Domenico del Rosario, O.P.; Riccardo di S. Anna, O.F.M.; Pietro di Avila, O.F.M.; Vincenzo di S. Giuseppe, O.F.M.; Carlo Spinola, S.J.; Sebastiano Chimura, S.J.; Gonzalo Fusai, S.J.; Antonio Chiuni, S.J.; Pietro Sumpò, S.J.; Michele Xumpò, S.J.; Giovanni Ciongoni, S.J.; Giovanni Acafosci, S.J.; Luigi Cavara, S.J.; Leone di Satzuma, terziario francescano; Lucia de Freitas, terziario francescano; Antonio Sanga, catechista; Maddalena, sua moglie; Antonio, catechista; Maria, sua moglie; Giovanni, di anni dodici; Pietro, di anni tre, loro figlioli; Paolo Nangasci; Tecla, sua moglie; Pietro, di sette anni, loro figlioli; Paolo Tanaca; Maria, sua moglie; Isabella Fernandez, moglie del martire Domenico Giorgi; Ignazio, di quattro anni, loro figlioli; Apollonia, vedova, e zia del martire Gaspare Cotenda; Domenico Xamada; Chiara, sua moglie; Maria, moglie del martire Andrea Tocuan; Agnese, moglie del martire
Cosimo Taquea; Domenico Nacano, figliolo del martire Mattia Nacano; Bartolomeo Xichiemon; Damiano Iamichi; Michele, di cinque anni, suo figliolo; Tomaso Xiquirò; Rufo Iscimola; Maria, moglie del martire Giovanni Xoum; Clemente Vom; Antonio, suo figliolo; Domenica Ongata; Caterina, vedova; Maria Tanura, tutti ascritti al S. Rosario. Gaspare Cotenda, catechista; Francesco, di dodici anni, figliolo del martire Cosimo Taquea; Pietro, di sette anni, figliolo del martire Bartolomeo Xichiemon; Tomaso Zumarraga, O.P.; Mancio di S. Tomaso, O.P.; Domenico, O.P.; Apollinare Franco, O.F.M.; Francesco di S. Bonaventura, O.F.M.; Pietro di S. Chiara, O.F.M.; Camillo Costanzo, S.J.; Luigi Giaciqui; Lucia, sua moglie; Andrea, di otto anni; Francesco, di quattro anni, loro figlioli. Pietro Paolo Navarro, S.J.; Dionisio Fugiacima, S.J.; Pietro Onizuchi, S.J.; Clemente, famigliare del p. Costanzo; Francesco Galvez, O.F.M.; Girolamo de Angelis, S.J.; Simone Jempo, S.J.; Diego Carvalhio, S.J.; Michele Carvalhio, S.J.; Pietro Vasquez, O.P.; Ludovico Sotelo, O.F.M.; Ludovico Sosanda, O.F.M.; Ludovico Baba, O.F.M.; Caio della Corea, catechista; Francesco Pacheco, S.J.; Baldassarre de Torres, S.J.; Giambattista Zola, S.J.; Pietro Rincesi, S.J.; Vincenzo Caum, S.J.; Giovanni Chinsaco, S.J.; Paolo Scinsuche, S.J.; Michele Tozo, S.J.; Gaspare Sadamatsu, S.J.; Mancio Arachi; Mattia Arachi; Pietro Arachi Colioia; Susanna, sua moglie; Giovanni Tanaca; Caterina, sua moglie; Giovanni Naisen; Monica, sua moglie; Luigi, di sette anni, loro figlioli, ospiti e famigliari dei pp. Gesuri; Ludovico Bertrando, O.P.; Mancio di S. Croce, O.P.; Pietro di S. Maria, O.P.; Francesco Curobioje; Caio Jemon; Maddalena Chiota; Francesca, tutti terziari domenicani; Francesco di S. Maria, O.F.M.; Bartolomeo Laurel, O.F.M.; Antonio di S. Francesco, O.F.M.; Gaspare Voz, terziario francescano; Tomaso Vo, terziario domenicano; Francesco Enfoie; Luca Chiemon; Michele Chiziemon; Ludovico Matzuo; Martino Gomez; Maria, tutti terziari francescani; Tomaso Tzugi, S.J.; Luigi Maqui; Giovanni, suo figliolo; Antonio di S. Bonaventura, O.F.M.; Domenico di Nagasaki, O.F.M.; Domenico Castellet, O.P.; Tomaso di S. Giacinto, O.P.; Antonio di S. Domenico, O.P.; Giovanni Tomachi, Domenico, di sedici anni, Michele di tredici anni, Tomaso di dieci anni, Paolo, di sette anni, suoi figlioli; Giovanni Imamura; Paolo Aibara; Romano; Leone; Giacomo Palascida; Matteo Alvarez; Michele Jamada; Lorenzo, suo figliolo; Ludovico Nisaci; Francesco, di cinque anni, Domenico, di due anni, suoi figlioli; Luisa, tutti famigliari e del Terz'ordine di S. Domenico. Michele Fimonio; Paolo Fimonio; Domenico Xoboie, tutti e tre del Terz'ordine di S. Domenico. Michele Nacascima, S.J.; Giovanni Cocumbuco; Mancio; Michele Chinosci; Lorenzo Scixo; Pietro Cufioie; Tommaso, tutti e sei del Terz'ordine di S. Agostino. Bartolomeo Gutierrez, O.E.S.A.; Vincenzo Carvalhio, O.E.S.A.; Francesco di Gesù, O.E.S.A.; Antonio Iscida, S.J.; Girolamo de Torres, sacerdote secolare; Gabriele della Maddalena, O.F.M.
Bibliografia4 opere
Giovanni Rommerskirchen
V. CONDIZIONE GIURIDICA DELLA CHIESA
L'ultima legge prima del secondo conflitto mondiale, che regolava le varie Chiese ed organizzazioni religiose in G., era quella dell'8 apr. 1939, n. 77 (Shukyo Dantai Ho): suo scopo era quello di controllare qualsiasi movimento religioso, assicurando privilegi e benefici (come, p. es., esenzione di imposte) a quelle organizzazioni religiose che avevano chiesto il riconoscimento e quindi si erano poste nei quadri della organizzazione e dipendenza statale. Tale legge proibiva soprattutto il controllo e la dipendenza da enti e persone che non risiedessero in G.
Al termine della guerra, tale legge venne subito abrogata dal Gran quartiere generale alleato, in forza del «memorandum» Removal of restrictions of political, civil, and religious liberties, inviato al governo giapponese il 4 ott. 1945, e sostituito dal decreto-legge n. 719 del 28 dic. 1945, riguardante l'acquisto della personalità giuridica degli enti religiosi (Shukyo Hoojin Rei). In forza di questo decreto-legge, perché un ente religioso possa acquistare la personalità giuridica, si richiede che presenti una semplice dichiarazione al ministro della Pubblica istruzione, mentre per le singole Chiese, conventi, uffici, è sufficiente presentare la dichiarazione alla prefettura locale: tale dichiarazione viene subito registrata e in forza di ciò gli enti, le Chiese e gli uffici acquistano la personalità giuridica. Non vi è bisogno quindi né di una autorizzazione, né di una approvazione, né di una concessione da parte del governo giapponese: inoltre la registrazione non può mai essere rifiutata, in quanto non c'è nessun limite né divieto alla propagazione di dottrine, né alcun esame può essere fatto sulla organizzazione interna degli enti ed uffici religiosi. Quindi piena libertà di vita e di svolgimento di azione e propaganda. Le persone riconosciute sono esenti da qualsiasi imposta, sia governativa che regionale e comunale. Non vi è alcuna autorità che controlli tali associazioni e tutti gli enti ed uffici religiosi così nati vivono di vita propria dopo l'avvenuta registrazione; tutti sono uguali di fronte allo Stato, con libertà completa. Infatti con il memorandum del Gran quartiere generale alleato del 15 dic. 1945 Abolition of governmental sponsorship, support, perpetuation, control, and dissemination of State Shinto-Yokko Shinto-Jinja Shinto) sono stati aboliti tutti i privilegi che godeva lo shintoismo, nonché tutti i rapporti che lo legavano in modo di privilegio al governo giapponese. Tale libertà di azione della religione è stata del pari sanzionata dalla nuova Costituzione (pubblicata il 3 nov. 1946 ed entrata in vigore il 3 maggio 1947), dove nel cap. 3 su «I diritti e doveri dei cittadini», all'art. 19 è stato disposto: «Le libertà di idea e di coscienza non possono essere violate», ed all'art. 20: «La libertà di religione è garantita per tutti i cittadini. Nessuna religione può godere di particolari privilegi concessi dallo Stato, né svolgere attività politica. Nessun cittadino può essere obbligato a partecipare ad atti religiosi, a cerimonie od a manifestazioni religiose». Lo svolgimento di qualsiasi manifestazione religiosa è garantita dall'art. 21, che afferma: «Le libertà di associazione, di parola, di stampa e qualsiasi manifestazione di idee sono garantite». Giulio Dante
VI. ORDINAMENTO SCOLASTICO DEL G
L'istruzione giapponese attraversò questi periodi: istruzione familiare fino al 1864, istruzione scolastica di tipo cinese fino al 1872, istruzione scolastica sotto l'influsso americano, inglese e tedesco negli aa. 1872-90 e istruzione «Meiji» dal 1890 in poi. L'imperatore Meiji indicò nel 1890 una via da seguire nell'educazione del popolo giapponese che si riassume nei punti seguenti: primo compito della scuola è di approfondire il senso familiare in quanto la famiglia con la sue tradizioni è la base dell'unità del G.; secondo compito della scuola è l'educazione morale dell'individuo che deve essere pronto a qualsiasi sacrificio e privazione se il bene comune lo esige; terzo compito della scuola è l'adattamento continuo delle culture straniere alla mentalità giapponese.
Particolare cura si dà all'educazione del sesso femminile in quanto nella donna è incorporata la continuità della tradizione giapponese. Nelle scuole di tutti i gradi la donna giapponese apprende la cerimonia del the, il cucito, la cucina, l'etichetta, la pittura, la musica, la scrittura e la poesia giapponese oltre all'arte di coltivare le piante, la danza e il giuoco «no».

La frequenza scolastica è obbligatoria, gratuita e la educazione divisa secondo i sessi è stata abolita con la legge del 1947, con la quale s'introduce la coeducazione.
Il sistema scolastico comprende i giardini di infanzia per i bambini da tre a sei anni d'età, la scuola elementare inferiore dai 6 ai 12 anni d'età, la scuola elementare superiore dai 12 ai 14 anni d'età. Dalla scuola elementare inferiore si può accedere alla scuola biennale, alla scuola professionale biennale, alla scuola per specialisti di primo grado della durata di due anni e al doposcuola biennale. Dalla scuola elementare superiore si può accedere alla scuola per specialisti di secondo grado e al seminario per la formazione dei maestri delle scuole elementari.
Dalla scuola elementare inferiore si può inoltre accedere alle Kōtōjogakko, scuole femminili superiori di primo grado, alle Chūgakko, scuole superiori maschili di primo grado, e da queste alle Kōtōjogakko, scuole femminili superiori di secondo grado, dalle quali si può accedere alle università. Ci sono 8 università imperiali a Tokio, Kiōto, Osaka, Sendai, Fukuota, Sapporo, Keijō e Taihoku, 2 università statali a Tokio e a Hiroshima, 11 università private, 2 università pubbliche con una facoltà e 13 università private con una sola facoltà.
L'istruzione cattolica viene impartita nelle 235 scuole di catechismo e preghiera, nelle 21 scuole elementari, 26 scuole medie inferiori, 14 scuole medie superiori, 12 scuole professionali e 1 scuola normale. Famosa è l'Università cattolica fondata nel 1913 dai Gesuiti a Tokio sotto il nome Jochi Daigaku.
I missionari cattolici dirigono inoltre 1100 corsi per studenti in lingue straniere e nel commercio.
L'educazione del clero cattolico avviene in 11 seminari minori, in 12 noviziati e in 4 seminari maggiori. Esistono inoltre 6 scuole per catecumeni. - Vedi tavv. XXXI-XXXII.
Bibliografia3 opere
Stumpf Miroslav





