CESAREA MARITTIMA. - Città di Palestina edificata dal 25 al 12 a. C. da Erode Magno, che la dedicò a Cesare Augusto. Ivi, a 38 km. a sud del Carmelo, sorgeva prima la Torre di Stratone. Erode dedicò il porto ad Augusto chiamandolo Sobatos, costruì un tempio in onore dell'imperatore e della dea Roma, un anfiteatro ed altri edifici pagani, di cui restano imponenti rovine. Quando la Giudea passò sotto il dominio diretto di Roma, C. divenne sede dei procuratori che si stabilirono nel palazzo di Erode (Act. 23, 35).
Il cristianesimo vi entrò assai presto. Là risiedeva il diacono Filippo con 4 figlie profetesse (Act. 8, 40; 21, 18). S. Pietro vi battezzò Cornelio, centurione della corte italica (Act. 10), primo incrinco di una favola nella Chiesa. Re Erode Agrippa I, che vi si fece orgogliosamente procurando il suo amore, si subì una morte ignominiosa (Act. 12, 19-22; cf. Fl. Giuseppe, Antiq. Jud., XIX, 8, 2). S. Paolo, che vi era passato per recarsi da Gerusalemme a Tarsus, vi approdò di ritorno dal secondo e dal terzo viaggio apostolo, dopo essere stato arrestato a Gerusalemme, vi fu trattenuto per due anni prigioniero (dal 58 al 60), sotto i procuratori Felice e Festo: qui appellò a Cesare e, dopo essersi difeso anche dinanzi ad Agrippa II e Berenice, s'imbarcò per Roma (Act. 9, 30; 18, 22; 21, 8; 23, 23-27).
Fu perciò sede episcopale fin dai tempi antichissimi. Nel 1955 vi si tenne un sinodo che stabilì la Pasqua doversi celebrare la domenica. Verso il 232 Origene, esiliato da Alessandria, vi trasferì la sua celebre scuola, dove studiarono molti discepoli fra i quali s. Gregorio il Taumaturgo. Si può quindi parlare anche di una scuola di C. che restò sempre fedele alla memoria di Origene. Verso la fine del sec. III vi insegnò il vescovo s. Panfilo, discepolo a sua volta di Pierio di Alessandria. Discepolo e successore di Panfilo fu Eusebio, lo storico, di tendenze favorevoli agli ariani.
Di tendenze ariane più accentuate fu il vescovo Acacio, capo del partito degli «Omei». La tradizione scientifica non si spense a C. Il vescovo Gelasio pubblicò i suoi scritti storici, ora perduti, nella seconda metà del sec. IV, e ad essi attinse, a quanto sembra, Rufino. La ricca biblioteca con l'annesso archivio dovette andar perduta nel sec. VII con l'invasione musulmana e da quel momento la città condivise la sorte delle altre in Palestina. Quando, sul finire del sec. XI, C. fu conquistata dai Crociati, divenne sede di una metropoli latina dipendente dal patriarcato latino di Gerusalemme. Conquistata da Saladino, fu ripresa dai Crociati il 7 sett. 1101, fortificata da S. Luigi IX di Francia, distrutta da Bibarg nel 1265. C. oggi è sede di un vescovo melkita.
CESAREA MARITTIMA
Bibl.: The Survey of Western Palestine, Memoir, II, Londra 1882, pp. 13-39; B. Altaner, Patrologia, Torino 1940, p. 125 con bibl. Ignazio Ortiz de Urbina - Pietro de Ambrogi.