DEFINIZIONE

DEFINIZIONE. - Come funzione logica la d. (definire: delimitare, porre i confini) è l'atto con cui il pensiero chiarisce e determina il contenuto di un concetto, risolvendolo nei suoi elementi costitutivi essenziali; oggettivamente è questa determinazione concettuale in cui si esprime cos'è il concetto, e quindi anche cos'è la cosa da esso significata. Infatti i concetti con cui il pensiero umano esprime la realtà sogliono presentarsi per lo più come totalità indiarinte che richiedono un ulteriore lavoro di analisi e di discernimento per ascendere al grado di chiara conoscenza scientifica. Così la d. viene a porsi, per rapporto alla nozione definita, come concetto distinto e scientifico in confronto di un concetto confuso e iniziale. Si sogliono in logica distinguere varie specie di d., le quali peraltro non sono da tutti accettate indistintamente, essendo la terminologia fluttuante, e diversi i presupposti metafisici e gnoseologici impegnati. La logica tradizionale distingue la d. verbale, che è semplice spiegazione di un vocabolo; nominale, che è iniziale chiarimento di una cosa,

tratto dal significato etimologico della parola; reale che è espressione di ciò che una cosa è, attraverso la determinazione del contenuto oggettivo del concetto. La d. reale. si suddistingue, con gradazione discendente di perfezione e penetrazione ontologica, in essenziale (la sola d. propriamente detta), causale, genetica e descrittiva.

Una terminologia che fa capo a Kant divide la d. in sintetica, che si attua per un movimento costruttivo di un nuovo concetto totale da elementi o parti, e analitica, che risolve un concetto dato nelle sue note parziali.

Primo a porre in luce l'importanza della d. fu Socrate che faceva consistere lo scopo della scienza nel determinare l'esatto valore dei concetti, ciò che ogni cosa è. Questa nozione della d. come determinazione dell'essenza della cosa si ritrova in Platone (Theaet., 209 A), e particolarmente in Aristotele, il quale svolge della d. una teoria sistematica, distinguendo fra d. reale e nominale, stabilendo le leggi fondamentali della d. essenziale e i relativi metodi di ricerca (cf. Anal. post., II, 3, 7, 13; Top., I, 5, 8; VI, 4; De anim., II, 2, 1). La scolastica ha ritenuto, svolgendola, la teoria aristotelica; s. Tommaso: «definito indicat rei quidditatem et essentiam» (Sum. Theol., 2a-2a, q. 4, a. 1, in c.). Nella logica moderna, fra la più grande varietà di terminologia e di apprezzamento sul valore scientifico della d., si accentua la tendenza a negare la distinzione fra d. nominale e reale. Per Pascal, Reid, Stuart Mill le d. non sono altro che spiegazioni di parole. Altri ritengono la d. una pura chiarificazione di concetti, con valore solamente metodologico. È indubbiamente vero che ogni d. è anzitutto determinazione di un concetto per mezzo di altri concetti, e, necessariamente, anche spiegazione della parola con cui è espresso quel concetto; ma ciò non toglie che la d. possa avere una portata di chiarificazione e determinazione della realtà stessa. Infatti, ammessa l'oggettività dei nostri concetti, nella misura di essa ogni determinazione oggettiva del concetto è anche determinazione notizia della realtà nei suoi contenuti essenziali, quali, più o meno distintamente, sono dati nel concetto. Anche se, comunque, non si può né si deve pretendere dalla d. un compito di esauriente espressione logica del reale.

La logica stabilisce varie leggi o norme per una buona d., fra cui la principale esige che la d. sia adeguata, tale cioè che convenga a tutti e soli i soggetti compresi sotto il concetto definito; e di conseguenza, per quanto riguarda la d. essenziale, che questo sia espressione del genere prossimo e della differenza specifica (v. PREDICABILI).

BIBL.: Cicerone, Topica, cap. 5-6; id., De orat., I, cap. 49; G. Vailati, La teoria della d., Bologna 1903; G. W. Hegel, Scienza della logica, III, trad. it., Bari 1925, pp. 207-305; G. Calogero, I fondamenti della logica aristotelica, Firenze 1927, pp. 128-145; Aristotele, Principii di logica, a cura di A. Carlini, Bari 1940, pp. 111-118; U. Viglino, Logica, Roma 1941, pp. 165-82; W. D. Ross, Aristotele, trad. II. di A. Spinelli, Bari 1946, pp. 72-79.