CHAUCER, Geoffrey. - Poeta inglese, n. verso il 1340 , m. probabilmente nel 1400 . Fu a servizio della corte, come soldato nella guerra dei Cento Anni, durante la quale venne fatto prigioniero; come diplomatico si recò più volte in Francia e in Italia; come collettore di dazi e di dogane, e infine come sovrintendente ai lavori di riparazione dei palazzi reali, dei parchi e delle rive del Tamigi. Tale attività pratica lo mise a contatto, da una parte con la nobiltà del regno, dall'altra con la borghesia cittadina e campagnola che egli saprà outabilmente ritrarre nelle sue opere. Né le tante occupazioni lo distraevano tuttavia dallo studio; egli si compiace di citare i libri che legge e di darne lunghi sunti.
Il suo primo poema originale, The Boke of the Duchesse, venne scritto in occasione della morte di poete (quella descritta dal Boccaccio) di Bianca di Lancaster, la prima moglie del suo protettore, Giovanni di Gand, zio di Riccardo II e padre del futuro usurpatore del regno, Enrico IV. Nella forma allora comune della visione, il C. fa narrare le lodi della moglie dal vedovo sposo desolato. Sono rintracciabili in questi versi gli influssi della poesia francese. Un passo della The Hous of Fame (scritta forse in occasione del fidanzamento di Riccardo con Anna di Boemia) rivela invece la lettura di Dante che il C. veniva facendo. Il poeta narra, in forma ancora di sogno, il suo volo fra gli artigli di un'aquila alla casa della Fama e dei rumori, dove gli è dato di assistere ai giudizi capricciosi della dea, e dove si appresta a contemplare altre visioni che gli si promettono interessanti, quando il poema si arresta incompleto. Dante è ancora il modello di alcuni versi del Parlement of Foules (dove pare si celerbrino le nozze di Riccardo con Anna), che descrive il giorno di S. Valentino ( 14 febbr.), quando tutti gli uccelli si adunano intorno alla Natura, per scegliersi ciascuno (o propria compagna. In questo poema sono anche rintracciabili traduzioni letterali di alcune ottave dalla Teseide del Boccaccio, un autore che il C., pur senza nominarlo mai, tiene fra i suoi preferiti. Egli nomina invece Dante "il grande poeta d'Italia", che "tutto se descrivere, punto per punto", e il Petrarca, "la cui retorica soave illuminò di poesia Italia tutta ". L'argomento della Teseide (il duello di Palemone ed Arcita per la mano della bella Emilia) verrà rinarrato poi dal cavaliere nei Canterbury Tales. Ma la presenza del Boccaccio è più viva nei 3 canti del lungo poema dal titolo: Troilus and Criseyde (la fonte del dramma di Shakespeare dallo stesso titolo), che riprende e allarga la storia del Filostrato, con notevoli variazioni etiche ed estetiche.
Il prologo della Legende of Good Women, di ispirazione ovidiana, ritorna alla finzione del sogno, e presenta il poeta redarguito dal dio d'amore per aver usato sparlare dell'amore, sia nel Troilo e Criseide sia traducendo il Roman de la Rose. L'opera non fu terminata, forse perché il poeta sentiva urgente l'ispirazione ad iniziare il suo capolavoro, i Canterbury Tales, al quale si dedicò dal 1586-87 fino alla morte. Ad un gruppo di pellegrini, raccolti presso la taverna del Tabarro a Southwark per recarsi in pellegrinaggio alla tomba del martire s. Tommaso Becket nella cattedrale di Canterbury, l'oste propone che ciascuno narri due novelle nell'andata e due nel ritorno. Solo 24 sono i racconti completi. Notevoli i prologhi, tra l'una e l'altra novella, dove si comple-
tano i caratteri dei narratori e degli ascoltatori (già mi- rabilmente ritratti nel prologo generale), con le diverse reazioni e con i commenti a quanto è stato detto a quanto si intende dire. Le fonti delle novelle sono le solite alle quali attinsero tutti i novelliieri medievali, e i racconti sono vicende d’amore, scherzi intelligenti o crudeli, terribili vendette, devozioni di spose, eroismi di vergini, coraggio di amanti. Le novelle di carattere religioso sono narrate dalla priora (la pia leggenda dello scolarettore cantore, trucidato dagli ebrei per la sua devo- zione alla S.ma Vergine) e dalla seconda monaca (la leggenda di s. Cecilia). Nella figura del parroco di cam- pagna il C. delinea un modello di povertà evangelica e di zelo per le anime. Nulla si dice dell’esteriore comporta- mento del parroco, che viene invece presentato soltanto nella sua anima. Egli era «ricco d’opere e di santi pen- sieri», «per le decime non si infuriava», «non correva a Londra a S. Paolo, a procacciarsi per le anime un ca- nonicato», insegnava «discreto e benigno» e traeva «il popolo al cielo con garbo».
Il problema religioso non si impose al C. nei suoi aspetti teologici speculativi, ma in quelli che toccano gli uomini nei momenti di pathos particolare (come il pro- blema della provvidenza), o quando la speciale relazione di un suo personaggio alla vita religiosa richiamerà con maggiore insistenza l’attenzione sul suo carattere, come è il caso appunto con il parroco di campagna e con la priora. Donde la presentazione prevalentemente etica della religione nella poesia del C.