CLERICALE E CLERICALISMO

CLERICALE e CLERICALISMO. - C. è uno di quegli aggettivi che si coniano periodicamente per usare in senso dispregiativo, come avvenne nel Cinquecento della voce «chietino» per indicare persona data a vita divota, e più tardi di quella «gesuita», quale sinonimo di ipocrita e di occulto maneggiore. Divenne ben presto anche sostantivo; per cui scriveva il Tommaseo: «Ne abusano in senso di disprezzo come sostantivo (i c.) per notare di biasimo non solo il clero e chi parteggia umanamente per esso, ma chi professa credenze religiose» (N. Tommaseo-B. Bellini, Dizion. della lingua ital., I, II, Torino 1865, p. 1467).
Il Tommaseo già notava la confusione che si stava facendo da quelli che si proclamavano liberali: non soltanto si cercava di gettare il discredito contro avversari politici; ma si prendevano di mira credenti che intendevano di essere cattolici nel genuino significato della parola, con l'aderire all'integrale insegnamento cattolico e non volevano scendere a patti con le nuove teorie e con quell'in-differenzia in materia religiosa che stava pigliando sempre più piede nelle classi superiori. Tale equivoco o meglio confusione fra concetto politico e religioso continuò; e come si intendesse la parola alcuni anni dopo, si legge in un altro dizionario posteriore di alcuni anni: «Oggi nel linguaggio politico, fecondo sempre di nomi nuovi, di-cesi di colui che è addetto a un partito, nemico, sotto colore di religione, a ogni civile libertà, e usasi più spesso in forza di sostantivo» (G. Rigutini-P. Fanfani, Vocabol. ital. della lingua parlata, Firenze 1883, p. 370).
Il Panzini a sua volta scriveva: «Dopo il 1870 c. furono chiamate le persone e le associazioni che si proponevano di lottare per la rivendicazione dei diritti della S. Sede. L'assessione dal voto politico fu la norma più palese della politica c. Dopo l'esultazione di Pio X al pontificato, accedendo i c. alle urne, il nome c. fu dato a coloro che vagheggiavano un accordo tra il potere religioso e civile. Con il concordato dell'11 febbr. 1929 la parola c. è meno nell'uso. Può ancora indicare quelli che vorrebbero ritornare ai vecchi antagonismi (1934)» (A. Panzini, Dizionario moderno, Milano 1941, p. 141). Non c'è nessuno fra i veri e sinceri credenti che vagheggi tali ritorni, eppure la voce c. nel suo senso spregiativo non è caduta dall'uso. Analoga sorte subì la voce clericalismo che ne seguì i mutevoli significati. Ad esse corrisposero quelle di antici-c. e di anticlericalismo.
Sono infatti state create a significare particolarmente l'azione virulenta dei nemici di ogni religione ed in particolare del cattolicesimo, i quali, sempre pronti ad adoperare ogni mezzo di lotta, dalla propaganda con la parola e con la stampa all'azione diretta anche violenta, se ne fanno sistematici ed aperti oppositori. Non rifuggono però dal proclamarsi anti-c. e dal fare dell'anticlericalismo persone, le quali, com'esse asseriscono, rimanendo ossequenti alla fede e proclamandosi credenti, si propongono di combattere tendenze politiche alligante nel genuino cattolicesimo od abusi difformi dalla genuina pratica e tradizione cristiana.
Come questo genere di azione sia conciliabile con la riverenza dovuta al magistero ecclesiastico non è sempre facile comprendere; mentre chi non rifugge dall'appropriarsi le parole anti-c. ed anticlericalismo in questo secondo significato, viene facilmente a confondersi con gli aperti nemici della Chiesa ed a cooperare più o meno consciamente all'opera loro distruttrice. V. anche LAICISMO; LIBERALISMO.

Pio Paschini