COGITATIVA. - Nella psicologia tomista la c. è quello fra i sensi interni che collabora più direttamente con l'intelligenza; ed il cui oggetto è indicato nei contenuti di « vita vissuta » o intentiones insensatae. Mentre nell'animale tali contenuti si fanno presenti immediatamente « per istinto », nell'uomo che è dotato d'intelligenza il loro acquisto è graduale e dipende dall'esercizio della c. la quale è guidata a ciò dall'intelligenza.
La dottrina della c. si elaborò molto lentamente nella tradizione aristotelica. Furono gli Arabi, e fra essi specialmente Averroè, i quali, dagli scarsi e vaghi accenni di Aristotele, di Galeno e dei commentatori greci, poterono dare una teoria sufficientemente organizzata. In Averroè poi la c. è chiamata ad assolvere una parte decisiva, quella di forma degli individui singolari e di intermediaria per operare la congiunzione fra l'unico intelletto separato e gl'individui particolari durante l'atto dell'intendere (Averroè Cordub., Comm. sup. l. III De anima, tr. 6, ed. veneta 1662, f. 154 retro).
S. Tommaso, pur rigettando il monopsichismo, ritenne e approfondì la teoria averroista, persuaso che occorreva porre, fra i contenuti puramente sensoriali e quelli puramente intellettivi, una classe di contenuti che partecipasse della natura di entrambi e rendesse possibile così la loro connessione e penetrazione.
S. Tommaso attribuisce perciò alla c. le seguenti funzioni: 1) afferrare « in concreto » il significato delle cose; 2) preparare i « fantasmi » per l'astrazione intellettuale; 3) delineare in maniera concreta le classificazioni fondamentali delle cose (categorie); 4) rendere possibile l'applicazione del sillogismo prudenziale; 5) conoscere la prima volta le sostanze singolari e la loro esistenza... I compiti affidati alla c. sono quindi fra i più delicati di ogni formazione spirituale.