COLLETTA NEL NUOVO TESTAMENTO

COLLETTA nel Nuovo Testamento. — La Chiesa di Gerusalemme, durante i primi decenni di vita, viveva nell’indigenza e nel costante bisogno di soccorsi finanziari. Le successive persecuzioni (Act. 4, 1-8, 9, 13), le confische ordinate dal sinedrio (e dalle autorità romane), la carestia sopraggiunta al tempo di Claudio, i soprusi dei ricchi contro i poveri di cui parla Act. 2, 6-7; 5, 1-6 rendevano assai precarie le condizioni materiali della Chiesa madre. S. Paolo, che vi si era recato con Barnaba a portare i soccorsi raccolti ad Antiochia (Act. 11, 27-30) e che aveva promesso alle «colonne» (Giacomo, Cefa, Giovanni) di ricordarsi dei poveri di Gerusalemme (Gal. 2, 10), mantenne la parola.
In I Cor. 16, 1-2, l’Apostolo ripete l’ordine già dato ai Galati di raccogliere nelle adunanze del primo giorno della settimana e di accantonare le elemosine che egli stesso avrebbe portato «ai santi». In II Cor. dedica due capitoli alle c. (8-9), manda degli incaricati di fiducia, le raccomanda caldamente rilevandone i vantaggi materiali e spirituali. Ai Romani (Rom. 15, 25-27) annuncia che si avvia verso Gerusalemme per portare ai poveri di quella Chiesa le offerte raccolte in Macedonia ed in Achaia: «Perché, dice, se i pagani furono messi a parte dei beni spirituali [d’Israele], devono ora in ricambio soccorrere [i figli] anche con i beni temporali». L’Apostolo, portando le c. a Gerusalemme, confutava con i fatti le accuse dei giudiziari e dei giudei. Dinanzi al tribunale di Felice farà valere questo argomento (Act. 24, 17).
BILL: E.-B. Allo, La portée de la collecte à Jérusalem dans les plans de s. Paul, in Revue biblique, 45 (1936), pp. 529-37.
Pietro De Ambroggi