COPPÉE, FRANÇOIS-EDOUARD-JOACHIM

COPpÉE, François-Edouard-Joachim. - Poeta francese, n. a Parigi il 12 genn. 1842, m. ivi il 23 genn.

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(da Album Nikolaja Kopernika, Varsavia 1831)
COPERNICO, Niccolò - Ritratto inciso in rame da J. Falck.

1908. Membro dell'Académie française dal 18 dic. 1884. Collaboratore dapprima del Parnasse, giornale letterario d'indirizzo classicheggiante, il C., dotato di squisita sensibilità e di facilità nella versificazione, pur sempre sorretta da un vigile senso di dignità artistica, si orientò decisamente verso la poesia d'argomento intimo. Divenne così il più noto e acclamato esponente di un genere che aveva già attratto Victor Hugo, il Sainte-Beuve, il De Maistre, non senza rivivere, in qualche lirica, ispirazioni di tono più caldo, che fanno pensare al Baudelaire, benché il mondo morale del C. abbia saputo mantenersi ben altrimenti sano ed elevato.

Nel 1868 pubblicò i versi delle Intimités, nel 1872 Les humbles, raccolta di bozzetti e di effusioni liriche soggettive. Seguì l'Arrête-saison (1887), forse la sua migliore raccolta di versi, certo la più diffusa e imitata in Italia (L. Stecchetti) e in Francia (F. Jammes).

Numerose le produzioni teatrali del C., ed alcune novellai: Le Passant (1869), commedia in un atto in versi, di ambiente fiorentino della Rinascenza, ridotta poi da G. Targioni-Tozzetti e G. Menasci in melodramma (Zanetto, musica di P. Mascagni); Le Luthier de Crémone (1876); Severo Torelli (1883) dramma in 5 atti in versi che si svolge a Pisa nel 1494 (tradotto da E. Panzacchi); Le Pater (1890), dramma la cui rappresentazione fu interdetta per misure ministeriali nel 1889; Pour la couronne (1895), altro dramma in 5 atti di ambiente balcanico, ecc.

Il lungo travaglio dello spirito del C., volto alla ricerca di Dio attraverso le mutevoli apparenze del mondo contingente e l'insoddisfazione che lascia il piacere terreno, trovò eletta espressione nelle commesse pagine de La bonne souffrance (1898), testimonianza giustamente famosa del suo ritorno alla pratica cattolica, e, con questa opera in prosa che anche artisticamente è la migliore, il C., che già aveva additato quali suoi autori preferiti l'Esmenard, il Lebrun, lo Chenodolé, entrava a far parte degli scrittori della grande corrente spiritualista alla quale si ricollegano il Brunetière, Lo Huysmans e lo Joergensen.

Opere: Molto utili per la biografia del C. sono le Lettres à sa mère et à sa soeur (1869-73) pubbl. da J. Monval nella Revue des deux mondes, 8 (15 luglio 1911), pp. 376-404, e quelle alle stesse (1862-1908), edite a cura del medesimo da J. Lemerre (Parigi 1914). L'edizione completa delle Opere, in 4 voll. in 80, con illustrazioni di De Strybech e Robaudi, uscì a Parigi s. d. per i tipi dello stesso editore.

Bibl.: L. Etienne, La poésie et les poètes de la nouvelle génération, in Revue des deux mondes, 1869, IV, pp. 710-371; F. Brunetière, Les poètes contemporains. La poésie intime, ibid., 1875, IV, pp. 684-97; M. De Lescure, C., l'homme, la vie et l'œuvre, Parigi 1889; L. A. Gauthier - Ferrières, C. et son oeuvre, 1908; P. Bourget, Pages de critique et de doctrine, I, 1910, pp. 268-82; H. Schoen, F. C., l'homme et le poète, 1910; E. M. Vargin, F. C., il poeta degli umili, Roma 1921; F. Jammes, Leçons politiques, Parigi 1930, pp. 99-108; L. Lemeur, La vie et l'œuvre de F. C., 1913; E. Henriot, Poètes français de Lemar à Valéry, Ligne 1946, pp. 188-94.