CORNEILLE, PIERRE

CORNEILLE, PIERRE. - Poeta tragico, n. a Rouen il 6 giugno 1606, m. a Parigi il 30 sett. 1684.

La sua biografia, scarsamente movimentata, offre il vigoroso profilo di un'intensa vicenda interiore. Allievo dei Gesuiti (1615-22), da una formazione classicamente cristianamente improntata trasse la sua etica visio ne della vita. Iniziò la carriera forense, presto ritraendosene per seguire liberamente la vocazione poetica. A 30 anni rappresentò il Cid con trionfale successo. Ascolto all'Accademia nel 1647, nel 1663 ebbe assegnata una regia pensione, a stento poi mantenutagli. Trascorse gli ultimi anni in solitaria tristezza, nel declino della fortuna.

Esordì nel 1630 con una commedia pastorale, Méliite, cui seguirono Clitandre, La veuve, La Galerie du palais, La Place royale e La suivante. La prima tragedia, Méliite, dall'accentuato aggetto barocco, è del 1635. L'illusion comique, commedia del 1636, contempla con arguta compiacenza la vita dei comici.

Il ciclo della grande produzione tragica di C. si estende dal 1636 al 1642, ed è costituito da 4 opere, il Cid, l'Horace, il Cinna, il Polyeucte, le quali, per l'analogia dei caratteri formali e per l'alto valore sostanziale, costituiscono il «quadrilatero corneliano».

La drammaticità del Cid è data dal contrasto, nell'animo della protagonista Ximena, tra l'amore per Rodrigo e l'onore, ferito dalle stesso con l'uccisione del padre.

Nell'Horace invece, di argomento classico, l'amore viene a trovarsi in contrasto con il dovere civico, e Camilla muore perché Roma viva. Il Cinna, pure di argomento classico, è imperniato sul magnanimo ondeggiamento dei sentimenti dell'imperatore Augusto.

Nel Polyeucte (dalla storia di S. Poliuto, riportata da un menologo bizantino), l'azione si svolge nella capitale dell'Armenia, sotto l'imperatore Decio. Paolina, figlia di Felice governatore romano d'Armenia, è data in sposa a Poliuto, signore armeno, e negata al cavaliere romano Severo, da lei amato, il quale è poi ritenuto morto nella guerra contro i Parti. Nel frattempo Poliuto si converte al cristianesimo. Ma Severo torna, e Poliuto rifiuta di sacrificare in un rito pagano approntato per il reduce trionfante, rendendosi passibile di morte. Il neofita, tentato di apostatare, resiste alla prova e si rassegna a perdere Paolina, la quale, spiritualmente affascinata dalla sua cristiana fermezza, anziché concedersi a Severo, gli chiede intercessione per Poliuto. Severo generosamente aderisce, ma le mene di Felice, ambizioso dell'imperiale favore, si contrappongono alla sua magnanima intenzione, e Poliuto affronta serenamente il supplizio.

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aderisce, ma le mene di Felice, ambizioso dell'imperiale favore, si contrappongono alla sua magnanima intenzione, e Poliuto affronta serenamente il supplizio.

Seguirono le tragedie La mort de Pompée (1643), Rodogune (1643), e l'Héraclitus (1647), oltre all'arguta commedia Le menteur (1644). Il Nicomède (1651) e Perthaire (1652) segnano il declino del C., che in appresso, oltre a qualche tardiva ripresa drammatica di scarso interesse, si dedicò ad una versione in versi dell'Imitatione di Cristo, (1656) e dell'Ufficio della Madonna (1620) e dettò liriche per lo più di argomento sacro. Scrisse anche tre Discours sulle unità aristoteliche nel poema drammatico.

La figura del C. assume storico rilievo per le decisive innovazioni da lui apportate alle forme tradizionali della tragedia, sia con lo sceverarla da intrusioni di elementi comici, che col trasferirne l'essenza drammatica dalla estorione fatalità di contrastanti eventi all'interiore urto di passioni e volontà, in una libera e consapevole dialettica morale.

Condotte in moduli incisi e severi, le tragedie corneliane non indulgono a calligrafiche compiacenze, ma tutti gli elementi serratamente convengono al momento risolutivo, nel quale il poeta più largamente respira, rivelando la sua dilazione per l'eroico, il suo spregio del fatuo, del banale; donde la sua ammirazione per i grandi uomini ed eventi politici del tempo. L'amore è per lo più rifiutato dal C., come elemento conturbante la serena determinazione, per la sua appartenenza ad un mondo istintivo sfuggente.