CRESCIMBENI, GIAN MARIO. - Letterato del erudito, n. a Macerata il 9 ott. 1663, m. a Roma il 5 marzo 1728. Canonico ed arciprete di S. Maria in Cosmedin, visse dedito alla sua chiesa e all'Arcadia (v.), di cui nel 1690 fu tra i principali fondatori e che per 38 anni resse come custode generale col nome di Alfesibeo Cario.
La sua Istoria della volgar poesia (Roma 1698), primo tentativo di un profilo della letteratura italiana, denunzia l'incapacità critica e sintetica dell'autore, riducendosi a una congerie di nomi e dati insufficientemente discriminati con giudizi semplicistici e partigiani. Evidente, infatti, è l'intento apologetico dell'opera, in cui l'attività arcadica è intesa come rigenerazione della poesia in volgare, la quale, derivata dalla provenzale e perfetta con il Petrarca, dopo i fulgori del Cinquecento si era offuscata nel delirio scentista. Incontestabili sono, tuttavia, nella Istoria il carattere di repertorio di notizie, che altrimenti sarebbero andate perdute, e un certo afflato che a tratti l'avviva nello sforzo di rivendicazione dei valori italici. Nell'edizione veneziana del 1730-31 vi furono aggiunti i Commentari e i 9 dialoghi su La bel lesza della volgar poesia. Con l'Arcadia (Roma 1711), romanzo pastorale in versi e in prosa a imitazione di Sannazzaro, il C. narrò le vicende dell'Accademia fino al 1706 e con le Rime (1695 e 1723) fuse petrarchesimo e chiaberismo. Scrisse inoltre: Istoria delle chiese di S. Maria in Cosmedin, di S. Giovanni e di S. Anastasia; Compendio della vita della Vergine; Notizie intorno ad A. Poliziano; Ragionamenti pastorali e Orazioni. Volgarizzò le Omelie e Orazioni di Clemente XI.