DEA DIA

DEA DIA. - Divinità romana antichissima, come si deduce da alcuni elementi del suo culto, quali l'assoluto divieto di usare strumenti di ferro nelle cerimonie (la potatura delle piante nel bosco sacro alla dea, come pure l'incisione sul marmo degli atti rituali ecc., dovevano essere purificate con un duplice piaculum), l'uso di venerare antiche olle (uso che da altri autori si sa essere proprio d'età arcaica, cf. Dionisio d'Alicarnasso, II, 23); inoltre il suo legame con l'antichissimo sodalizio dei Fratres Arvales, i cui Acta (appartenenti però solo all'età imperiale) sono le uniche fonti che tra-mandino notizie di essa.

Essendo la divinità venerata da questo sodalizio, il quale aveva carattere essenzialmente agrario, facilmente si è potuto riconoscere in D. D. una divinità agreste (come Cerere, Tellus ecc.), di cui essa sarebbe un'in-digazione, in quanto il suo non è un nome proprio benissimo, in un soprannome. Anche le offerte che ad essa si fa-cevano, vino, frutta secca, incenso, scrofe (queste ultime particolarmente sacre a Cerere) ecc., confermano il suo carattere agreste. Le feste della D. D. annualmente erano stabilite con la cerimonia della inditio (tra il 7 e il 12 genn.) dal magister degli Arvali, e cadevano nel mese di maggio (27, 29, 30). Esse si iniziavano in città, proseguivano nel bosco ed in città, e finivano nel terzo giorno in città. Il bosco era il locus Deae Diae (su di un colle della via Campana a 5 miglia ca. da Roma), nel quale si trovava il tempio della dea; ai piedi del colle c'era l'ara ed il foculus, per i sacrifici, ed altri edifici sacri; nelle immediate vicinanze un circo in cui, terminate le cerimonie in onore della dea, si facevano le corse.

Di recente si è anche voluto accostare D. D. (da una forma "Divia") a Diana, e vedere in essa una dea lunare.

BIBL. G. Henzen, Acta fratrum Arvalium, Berlino 1874; Gatti, Arvales, in E. De Ruggerio, Dizionario epigrafico, I, pp. 690-702: su più recenti ritrovamenti di Acta degli Arvali, con particolari sulle cerimonie della dea, V. MANILIO e O. Marcucci, in Not. d. scavi, 1914, p. 464 ssg., e N. Turchi, La mueva tav. arvalica, in Riv. di scienza d. relig., 1916, p. 1 ssg.; M. Marconi, Riflessi mediterranei nella più antica relig. laziale, Messina 1939, p. 344. Sulla nuova teoria riguardante D. D., F. Altheim, Terra mater, Giessen 1931, pp. 129-32; id. A. hist. of rom. relig., Londra 1938, p. 169.