DECORAZIONE. - Il gusto universalmente diffuso e profondamente radicato dell'ambiente e dell'oggetto abbellito costituiva senza dubbio un substrato comune al mondo greco-romano e al mondo cristiano, che doveva facilitare di molto l'accettazione dell'arte decorativa in quest'ultimo. Il senso per la d. trovò, inoltre, per il lato cristiano, un riscontro nel sentimento di allegrezza inerente alla coscienza di vivere una vita portata ad un grado più eccelso.
Quando il cristianesimo sentì il bisogno della poesia del colore e delle forme, trovò pronto nell'arte ellenistica tutto un repertorio di schemi e di motivi decorativi, variopinto secondo i riflessi indigeni dei maggiori centri di diffusione e relativamente facile ad epurarsi dagli elementi idolatrici che potesse contenere. L'insieme di nuovi simboli, di figure e di scene che la nuova arte saprà crearsi, oltre a servire di espressione della fede novella, attuerà anche in se stesso un compito decorativo, destinato ad integrare i già esistenti insiemi ritmici in cui elementi architettonici, geometrici o lineari, in continua evoluzione, sono combinati con i vari motivi desunti dal regno della natura e della fantasia. Questi servirebbero a quelli come di contorno.
I. ARTE CIMITERIALE
Le catacombe romane e napoletane ci hanno trasmesso i più antichi esempi di d. cristiana. Lo stile decorativo che vi è usato nei monumenti più antichi ricorda ormai solo da lontano l'ultimo stile pompeiano. Per una progressiva semplificazione, operatasi nel corso del sec. II e precipitata forse anche da influssi ambientali, gli elementi divisori della d. hanno deposto ormai il loro carattere architettonico esi sono ridotti ad una rete prevalentemente lineare, i cui fregi e linette più o meno sottili, comunemente rossi, verdi e bruni, si sviluppano sul fondo intenzionalmente mantenuto bianco, con grande varietà di combinazioni. È nelle volte di cubicoli e arcosoli che il pittore godeva della maggiore libertà di esecuzione, come, ad es., nella volta del cubicolo detto di s. Gennaro in Pretestato (III sec.). Di solito, sulla guida di una previa divisione cruciforme normale e diagonale, combinata con cerchi concentrici, si dispongono le lunette intorno al tondo centrale e più importante, il quale, come quelle, conterrà qualche rappresentazione cristiana; i collegamenti radiali o periferici vengono affidati, con delicato senso di variazione, ad elementi lineari e vegetali, mentre gli interstizi si riempiono con una ricca scelta di motivi decorativi antichi: patere e coppe, vasi di fiori, uccelli, testine, genietti, ecc. e anche con semplici strisce o segmenti di colore. Sulle pareti frastagliate da arcosoli e da file di loculi, si nota un forzato adattamento dello stesso sistema agli spazi disponibili, con visibile ricerca di ottenere qualche riquadro, nel cui centro si fa spiccare una scena cristiana o qualche leggiadro motivo tradizionale. Un ambiente dietro la tricchia sotto S. Sebastiano fuori le mura presenta questo stile all'apogeo del suo sviluppo. Sullo scorcio del sec. III si diffonde uno stile di transizione, che si fa meno illusionistico e nel quale, anche per il moltiplicarsi delle scene cristiane, l'elemento decorativo di riempitura si fa sempre più raro, l'insieme diventa più severo, si creano motivi fantastici che si stendono su tutta la larghezza tra i loculi o riempiono i campi angolari verticali con canne o candelabri.
Solo eccezionalmente si riscontrano in questi primi periodi ambienti decorati con ricordi più classici, sia con orizzontale divisione delle pareti con zoccolo e fregio, sia con ricorso a rilievi in stucco, sia con richiami dell'architettura illusionistica quale era in uso nei primi tempi dell'impero (cappella greca a Priscilla; cripta d'Amplato a Domitilla). Da annoverare pure alcuni monumenti decorati a musaico e le volte decorate con motivi più liberi, come la vite, gli intrecci lineari, le intersezioni geometriche, ecc.
Tanto per le volte quanto per le pareti, nel corso del sec. IV si fa strada uno stile che non soltanto sostituisce spesso il fondo colorito, giallo o rosso, a quello bianco, ma ricorre ad un elemento divisorio costituito da larghi bordi di colore, non di rado accompagnati da fregi supplementari, di modo che l'insieme acquisti valore di vere cornici, cariche di richiami ad incorniciature modanate e ricollegate tra loro da simili fregi in un insieme coerente ed uniforme. Tutto ciò è accompagnato da imitazioni di rivestimenti, o perfino di incrostazioni marmoree. Un ambiente della casa celimontano dimostra che la d. delle catacombe seguì in tutto l'evoluzione della d. delle abitazioni.
Il poco che ci conserva l'Oriente in questo periodo (Dura Europa, ad es.) lascia intravedere gli stessi influssi ellenistici, ma forse con un senso maggiormente sviluppato della stilizzazione.
Nella scultura dei sarcofagi il simplex ornamentum trovò un'applicazione piuttosto limitata. Tranne l'uso degli strigili, delle maschere ferine o umane, e qualche motivo di ordine vegetale, paesistico o architettonico già in uso nei monumenti profani, la d. del sarcofago cristiano fu affidata di preferenza a composizioni figurate. Bisogna aspettare l'innovazione dei sarcofagi a colonne (o ad alberi) per vedere la strada aperta ad un ritorno del rilievo decorativo, classico d'origine, che ritrova nei frontoni e fregi, nei capitelli e nelle basi, nelle stesse colonne e perfino nell'intera faccia del sarcofago un campo d'applicazione. Del vecchio motivo dei tralci di vite si fa un uso ricchissimo. Le file di torri di città, nonché la fascia ondeggiante del cielo stellato e l'evocazione della basilica celeste hanno avuto grande successo nel periodo teodosiano; nello stesso periodo l'ornato si estende sulle quattro facce del sarcofago. Durante il sec. V, nei sarcofagi ravennati si nota un progressivo regresso della composizione figurata e, con essa, del repertorio ellenistico, di fronte all'uso orientale di compo-
sizioni schematicamente simboliche, simmetriche e stilizzate, in cui piante, uccelli e vasi, oltre ad intenti simbolici servono più che mai a finalità decorative. Lo stesso si dica, più tardi ancora, dei prodotti dell'Aquitania, ove pannelli e coperchi si ricoprono di stilizzazioni di viticci e di acanto fino al punto di lasciare appena posto per qualche figura isolata. Nel gruppo di Sidamara l'ornato, diventato alquanto ispido, si concentra nelle membrature architettoniche.
II. D. MONUMENTALE. - Nel periodo della pace, con l'erezione in tutte le parti dell'impero di basiliche, battisteri e martyria, l'arte decorativa cristiana non solo trova ampia occasione di applicare i più variati sistemi di ornamentazione parietale (musaico, affresco, rivestimento marmoreo, stucchi, pavimentazione musiva, scultura marmorea e lignea) ma anche di seguire più liberamente la propria strada. Con acuto senso di adattamento alle proporzioni, alle dimensioni e soprattutto al carattere funzionale dei campi parietali a disposizione, ha saputo alternare le composizioni figurate (cui venne affidato il compito decorativo prevalente) con altre di carattere più allegorico o ornamentale. La funzione decorativa delle grandi superfici di azzurro cupo, di oro, di verde nelle composizioni principali non sfugge a nessuno. L'ornato puro, invece, nei musaici e negli affreschi, si concentra nel posto secondario di fregi, bordi, sottarchi od intercolumni e si limita ai già ricordati motivi animali e vegetali, geometrici o fantasiosi. Tra questi ultimi vanno ricordati i bordi gemmati, le onde correnti, i baldacchini, i nastri, i cerchietti intrecciati, ecc. Completano il repertorio i cieli stellati, i monogrammi e le croci. Resti ritrovati nelle basiliche di Aquileia dimostrano che in certi casi i soffitti erano pure decorati con pitture. Quanto agli stucchi, la loro funzione dovette limitarsi alle inquadrature (più facilmente negli edifici concentrici che non in quelli a pianta basilicale), a qualche fregio o timpano e soprattutto ai noti tempietti, di cui il battistero degli Ortodossi a Ravenna offre un esempio ben conservato. Un ricco uso si fece delle incrostazioni marmoree (opus sectile) per il rivestimento delle pareti (in Roma, il battistero lateranense e S. Sabina; a Parenzo, il duomo; a Ravenna, il battistero degli Ortodossi e S. Vitale), nel quale si finisce per ricorrere all'inserzione di madreperla e di pietre preziose. La scultura trovò applicazione non solo nelle membrature architettoniche degli edifici sacri (capitelli, fregi, basi), ma anche e soprattutto nell'arredamento, come dimostrano tanti cancelli, plutei, amboni, lavorati in basso rilievo o traforati, con ricca scelta di ornati allegorici, geometrici, vegetali o intrecciati, la cui forma, anche sotto influssi orientali o nordici, finisce per preparare l'astrazione medievale.
Della scultura lignea, le famose porte di S. Sabina a Roma e di S. Ambrogio a Milano ci hanno conservato preziosi esemplari.
Per le ricche risorse che l'arte decorativa ebbe a sua disposizione nell'ornato dei musaici pavimentali V. MUSAICI.
III. ARTI MINORI
A chi rifletta all'immensa raccolta di oggetti di uso comune o liturgico appartenenti a ciò che noi chiamamo «arti minori» si schiude un mondo infinito di applicazioni decorative. Dalla semplice lucerna in terracotta, ai vetri dorati od incisi, alle gemme o ornati d'oro e d'argento, agli utensili liturgici, ai codici miniati, ai dittici, cofanetti o mobili in avorio, alle legature di libri, ai tessuti stessi, ecc. l'occhio si perde nella diversità dei motivi e nei modi della loro applicazione. Il dover rinunciare all'analisi particolareggiata di simile ricca raccolta costituisce forse la testimonianza più chiara dell'amore, anche presso i cristiani, della bellezza terrena, lontano riflesso di quella divina. - Vedi tav. LXXXIV.paleocristiana e dell'alto medioevo nelle chiese d'Italia, ibid., p. 127
sgg.; G. de Jerphanion, La décoration des églises en Orient du
IVe au VIe siècle, ibid., p. 213 ssg. Luciano De Bruyne