DAMASCO

DAMASCO. - Città principale della Siria, dal 1946 capitale della Repubblica siriana indipendente. Conta attualmente 346.000 ab.

I. STORIA

Il nome è Ti-mas-qu o Di-mas-qu nel tempio di Karnak Dimalq in un'iscrizione di Salmanassar II (A. Amiaud e V. MERSCH, EMILE, Les inscriptions de Salmanassar II, Parigi 1890, p. 6), Di-ma-af-qa o Di-maf-qa nelle lettere di d'Amarnah; nell'ebraico biblico è Dammééq, ma la forma aramaica è Darmééq in I Por. 18, 5 e II Par. 16, 2; 24, 23; 28, 5, 23; il talmudico Darmééq, Darmééq; il greco Δαμασκός. In arabo è Dimaq o af-Sam. Secondo la tradizione raccolta da Flavio Giuseppe, D. sarebbe stata fondata da Us (Gen. 10, 23), figlio di

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(da C. Watzinger e K. Watzinger, Damasco, Berlino-Lippe 1931) DAMASCO - Pianta della città antica e delle sue costruzioni.
Aram (Antiq. Iud., I, 6, 4). Fu conquistata nel sec. XVI a. C. da Tuthmosis III. Abramo insegui Amraphel e i suoi alleati fino al nord di D.; di D. era il suo intendente Eliezer (Gen. 14, 15; 15, 2).

Secondo le lettere 197 e 53 di el-'Amārnah, nella gara che si svolgeva violenta tra l'Egitto e gli Hittiti per esercitare influenza sui paesi intermedi, Ettaqma, principe di Qadeš sull'Oronte e capo hittita, assali la regione di D. Ma l'Egitto ristabill la sua influenza. Si accrebbe però la potenza degli Hittiti finché Ramses II vinse la battaglia di Qadeš (1294). D. è inclusa in una lista di Ramses III (1200-1163) tra le città da lui sottomesse. Ma l'indebolimento dell'Egitto si accentuava, come, d'altra parte, avveniva per gli Hittiti. In conseguenza di ciò, D. poteva godere una certa indipendenza. ARAM (v.) di D.; però sotto il regno di Salomone D., per opera di Razon, ridiventò indipendente (II Sam. 8, 5-9; I Reg. 11, 23-26). Asa, re di Giuda, chiese e ottenne di stringere alleanza contro Bassa (v.), re d'Israele, con Benadad, figlio di Tabremon, figlio di Hezion (nei Settanta: Εὐρῶμ), che incorporò allora le province settentrionali d'Israele al suo regno damasceno (I Reg. 15, 18-20), ed ebbe un quartiere in Samaria (I Reg. 20, 34). Benadad II (Adad-idri dei testi cuneiformi), sconfitto da Achab re d'Israele, restituì le province che suo padre aveva tolto a Bassa e concesse un quartiere o emporio a D. (I Reg. 20).

Salmanassar II (860-825) riprende la campagna contro D. che suo padre Aššur-nāšir-apli aveva iniziato e trova coalizzate contro di lui parecchie forze tra cui Adad-idri o Benadad, re di D., e Achab, re d'Israele. Queste forze sono enumerate sul monolito di Salmanassar II; dal quale risulta (linea 96 sgg.) che la vittoria arrise agli Assiri. Sciolta la coalizzazione, Achab con Iosaphat, re di Giuda, attaccò il re di D. Benadad, a Ramoth di Galaad, ma ebbe la peggio (I Reg. 22). Benadad però rimase soccombente nella campagna di Salmanassar II contro la Siria avvenuta nell'849, e le cui vicende sono narrate sull'obelisco di Nimrūd. Anche nella campagna dell'846, Salmanassar II inflisse al re di D. e ai suoi alleati una disastrosa disfatta.

Durante il regno di Ioram (853-842) Benadad II mosse guerra a Israele, ma, per un miracolo di Eliseo, dovette battere in ritirata. Più tardi cinse d'assedio Samaria, ma anche questa volta un intervento miracoloso lo mise in rotta (II Reg. 6 e 7). Il cambiamento di dinastia a D. effettuato da Hazael (II Reg. 8, 7-15) è attestato da iscrizioni di Salmanassar II e da un'iscrizione scolpita sopra una lamina d'avorio. Contro Hazael, Ioram d'Israele e Ochozia di Giuda mossero guerra, ma furono sconfitti (II Reg. 8, 28, 29). Hazael nell'842 e 839 sostenne l'urto di due spedizioni degli Assiri, che seminarono terrore e devastazioni.

Sotto Iehu d'Israele, Hazael attaccò il regno d'Israele su tutte le frontiere (II Reg. 10, 32 sg.), ed attaccò il regno di Giuda sotto Ioas, il quale, per propiziarselo, gli mandò tutti i tesori da lui e dagli avi accumulati nel Tempio e nella reggia (II Reg. 12, 17 sg.). Cessate le campagne degli Assiri contro la Siria, Zakir, che aveva organizzato il regno di Ḥamāh, fu attaccato da Benadad III, figlio di Hazael, e dai suoi alleati, i quali furono battuti. Allora Ioas, figlio di Ioachaz d'Israele, riprese da D. le città che Hazael aveva tolto a suo padre (II Reg. 13, 25). Verso la fine del sec. IX a. C. l'assiro Adad-nirāri III sconfisse Mari re di D. e lo rese vassallo.

Più tardi, Ieroboam II d'Israele (785-745) tolse altre terre a D. (II Reg. 14, 24-28). Rasin (ebr. Rēšīn), re di D. si allea con Phacee (Peqah), re d'Israele, ca. il 734 ACAZ (v.) di Giuda, che chiede aiuto a Theglathphalasar III. Costui devasta D. e ne deporta i cittadini (II Reg. 16, 5-9).

Sotto i Persiani, D. era una delle più illustri città della Siria, come attesta Strabone (XVI); Dario, prima della battaglia di Isso (333 a. C.), mandò a D. la sua famiglia e il suo tesoro per metterli al sicuro. Occupata la Siria dai Macedoni, D. fu governata da Parmenione, dopo il quale appartenne ai Seleucidi, che presero però Antiochia come capitale. Antioco XII Dioniso, fratello di Demetrio Eucaro, fu vinto da Areta III, re degli Arabi, il quale nell'85 a. C. divenne re di D. e di tutta la Celesiria (Fl. Giuseppe, Antiq. Iud., XIII, 15, 1-2;

Bell. Ind., I, 4, 7-8). Per i Romani, D. fu conquistata da Metello (Antiq. Ind., XIV, 2, 3; Bell. Ind., I, 6, 2); nel 64 a. C. Pompeo vi ricevette i sontuosi doni degli Egiziani, dei Giudei e dei Siri (Antiq. Ind., XIV, 3, 1) e nel 63 a. C. la Siria fu fatta provincia romana.

I Persiani di Cosroe II occuparono D. nel 614 d. C. e la funestarono con saccheggi e deportazioni. Ma Eraclio, nella campagna del 622-29, la tolse loro. Nel 635 D. cadde una prima volta nelle mani degli Arabi, poi definitivamente nel 638. Incapaci a sostituire i funzionari bizantini, i conquistatori musulmani li lasciarono al loro posto e Manṣūr b. Sarǧān, nonno di s. Giovanni Damasceno, continuò ad amministrare le finanze. Muṣāwjah I fu governatore di D. dal 638 al 660, anno in cui fu eletto califfo e trasportò la capitale del califfo a D. Sotto al-Walīd I (705-15), si cominciò a togliere i cristiani dalla pubblica amministrazione, e sotto Marwān II D. cessò di essere capitale.

Dalla scuola filosofico-teologica di D. uscirono s. Sofronio, s. Andrea di Creta, e, sotto gli Arabi, s. Giovanni Damasceno e il suo grande discepolo Giacomo di Edessa.

Questa scuola influì sulla cultura musulmana e molti cristiani siriani erano nella corte degli Umajjadi. Nella corte degli 'Abbāsidi, che avevano quasi sterminato gli Umajjadi e disperso perfino le ossa di tutti i loro morti, ai Siriani subentrarono i Persiani. La rivolta di un umajjade (809-13), che occupò D. e gran parte della Siria, non ebbe successo. Aḥmad b. Ṭūlūn occupò la Siria nell'868 e morì nell'884. La sua dinastia si estinse nel 905. Dopo di essa s'installa a D. la dinastia degli Iḥāḍidi (935-69). A costoro succedettero i Fāṭimiti d'Egitto, che restarono in D. fino al 1075, quando l'emiro turco Atsīc la conquistò per i Selǧūqidi. I Crociati assediarono D. nel 1148 per 5 giorni, ma senza successo. Nel 1154 Nūr ad-dīn s'insediò a D. senza incontrare resistenza. Vi istituì scuole e moschee e ne fece un baluardo contro i Crociati. Dopo la sua morte (1174), Saladino (Ṣalāḥ ad-dīn), fondatore della dinastia ajjubita, il quale amministrava l'Egitto, occupò anche D. Il mongolo cristiano Kitboghā prese quindi per breve tempo D., che nel 1260 gli venne tolta da Bajbars, che iniziò la serie dei Mamelucchi, i quali, per prevenire il ritorno dei Crociati, devastarono le città costiere. I Mamelucchi divisero il paese in dodici regni o nijābāb (vicariati), dei quali D. era il centro. Il mongolo Tamerlano (1400-1401) occupò D.; dopo averla depredata, e aver deportato a Samarcanda la maggior parte della popolazione, specie gli artigiani, vi appiccò il fuoco e l'abbandonò.

In mezzo a tanti turbamenti, non mancò in D. l'attività intellettuale. Vi fiorirono Abū'l-Fidā' (m. 1331), Sama ad-dīn ad-Dimašqī (1327), Ṣafadī (1296), Ṣāliḥ b. Jahjā (1436), ecc.

Gli Ottomani occuparono D. nel 1516. I territori della Siria furono allora divisi in pāšālik o vilājet, suddivisi in sangiaccati. Dal 1832 al 1840 D. fu sotto il dominio egiziano. Avvenuto nel 1860 il massacro dei cristiani e verificatosi l'intervento europeo, la Siria fu nel 1864 divisa in due vilājet, suddivisi in mutasarrifāt o prefetture, e queste in qā'immaqāmāt o sottoprefetture. Dopo la prima guerra mondiale, D. fu sotto mandato francese.

BIBL.: J. L. Porter, Five years in Damascus, 2 voll., Londra 1855; E. Schürer, Geschichte des jüdischen Volkes, III, 4ª ed., Lipsia 1909, p. 117 sgg.; P. Dhorme, Les pays bibliques et l'Assyrie, Parigi 1911, pp. 15-21; C. Watzinger e K. Wulzinger, Damascus. Die antike Stadt, Berlino e Lipsia 1921 (tratta del tempio pagano); R. Dussaud, Le temple de Jupiter Damascénien, in Syria, 3 (1922), p. 219 sgg.; id., Topographie historique de la Syrie, Parigi 1927, passim; H. Lammens, La Syrie, précis historique, Beyrouth 1922, passim; P. Sfair, D. nei suoi più insigni monumenti, Roma 1935; J. Nasrallah, Les souvenirs chrétiens de Damas. Souvenirs de St Paul, Harissa (Libano) 1944, con ampia bibl. e indicazione di fonti. Pietro Sfair

II. ARCHEOLOGIA

Le memorie e i monumenti

cristiani di D., per quanto concerne l'epoca degli Apostoli, sono in relazione con le vicende della conversione di s. Paolo e della sua fuga dalla città (Act. 9, 3-25). È ancor oggi visibile nel suo tracciato la «Via diritta» (ῥύμη εὐθεῖα, vicus rectus, in arabo Darḥ al-mustaqīm), che attraversava da oriente ad occidente la città, in conformità al piano regolatore romano di divisione a scacchiera. Rimangono avanzi notevoli del doppio

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DAMASCO - Cortile della Grande Moschea.
(per cortesia del prof. E. Javi)
colonnato che la fiancheggiava, come in casi analoghi a Palmira e a Gerasa. Lungo questa strada era la casa di Giuda, forse un albergo, dove Saulo fu condotto dopo la folgorazione. Le ubicazioni, che la tradizione erudita stabilisce per detta casa nella parte occidentale della strada e per quella di Anania, in cui Saulo fu guarito e ricevette il Battesimo, alla periferia nord-orientale della città, non sono suffragate da prove dirette. Queste mancano anche nei riguardi della torre delle mura, donde sarebbe avvenuta la fuga dell'Apostolo, nel settore sud-orientale della cerchia, e nei riguardi della supposta tomba di S. Giorgio, il soldato martirizzato per aver favorito la fuga, situata di fronte alla torre stessa.

Evidenti testimonianze archeologiche, anche epigrafiche, si hanno invece per la chiesa di S. Giovanni Battista, situata nella parte settentrionale della città e in cui si conservava la reliquia del capo del Santo; l'edificio era stato in età romana il santuario di Giove Damasceno, dalla pianta di tipo prettamente orientale, costituita da due recinti rettangolari, di cui il maggiore delimitava un vasto piazzale e il minore racchiudeva l'ara dei sacrifici e la cella; fu trasformato in chiesa sotto Teodosio I (379-95); secondo un'iscrizione ora perduta e ritenuta falsa de H. Dussaud, sarebbe stata restaurata da Arcadio (395-408). Alla fine del sec. IV si ebbe una prima trasformazione del tempio in chiesa a tre navate, di tipo basilicale, costruita sulla lunghezza del muro meridionale del recinto piccolo, la cui porta a tre vani divenne uno degli ingressi. Si ha poi una definitiva sistemazione nel sec. V con un transetto che divide l'interno in due parti e determina la chiusura di due vani della porta meridionale. Questa porta era dedicata alla S.ma Trinità, come risulta dalle due iscrizioni greche superstiti scolpite sul primo e secondo vano, tratte dai Salmi ed esaltanti il Padre ed il Figlio. Interessante è il frammento di colonna di granito, trovato a ca. 380 m. dalla porta orientale

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DAMASO I, PAPA - Ritratto di papa Damaso. Medaglione della serie dei papi (sec. IX) della basilica di S. Paolo - Roma.
(fot. Pont, comm. arch. crist.)
della moschea, con un'iscrizione greca che stabilisce i limiti del diritto di asilo, già privilegio degli antichi templi pagani. La dedica della Basilica al Battista risale probabilmente al sec. V, ma il Dussaud la ritiene tardiva e di poco anteriore alla conquista musulmana. Nel 705 la basilica fu trasformata in moschea dal califfo al-Walid I. Notevoli sono i musaici parietali, sicuramente opera di artisti bizantini dell'epoca.

BIBL.: L. Jalabert, Damas, in DACL, IV, 1, coll. 110-45; C. Watzinger e K. Wutzinger, Damascus, Die antike Stadt, Berlino-Lipsia 1921; R. Dussaud, Le temple de Jupiter Damascenico, in Syria, 3 (1922), 219 sgs.; id., Topographie historique de la Syrie, Parigi 1927, passim; R. Mouterde, s. V. ENOCH. Ital., XII (1931), p. 268; P. Sfair, D. nei suoi più insigni monumenti, Roma 1935, G. Ricciotti, Paolo Apostolo, ivi 1946 (v. indice).

Luigi Maria Catteruccia

III. I MARTIRI DI D

Un gruppo di otto Francescani e tre Maroniti secolari, uccisi per la fede a D. la notte tra il 9 e il 10 luglio 1860. Quando i Drusi maomettani, sollevati contro i cristiani, percorsero la città, facendo stragi spietate, essi si rinchiusero nel loro convento, sbarrando le porte, fidandosi della solidità delle mura. Ma un traditore fece passare i persecutori per una porticina, alla quale nessuno aveva pensato. Nell'alternativa di aderire a Maometto o perdere la vita, tutti preferirono la morte.

I loro nomi sono: Emanuele Ruiz, superiore; i padri: Carmelo Volta, Engelberto Kolland, Nicanore Ascanio, Pietro Soler, Nicola Alberca; i fratelli laici: Francesco Pinazo, Giangiacomo Fernandez; i tre Maroniti secolari, rimasti con loro, che erano fratelli: Francesco, Abd-el-mooti, Raffaele Massabki. Furono beatificati da Pio XI il 10 ott. 1926. Festa il 10 luglio.

BIBL.: AAS, 18 (1926), pp. 411-15, 448-

450; P. Paoli, I bb. Emm. Ruiz e i suoi sette compagni dell'Ordine dei Frati Minori, martiri a D., Roma 1926; card. C. Salotti, L'eroismo di tre martiri maroniti. Francesco, Mooti e Raffaele Massabki, ivi 1926. Celestino Testore

IV. D. DEI MARONITI. - La serie dei vescovi maroniti comincia nel 1527. Nel 1848 l'arcivescovato fu ripristinato. L'arcivescovo di D. risiede ad 'Ašqut nel Libano. I fedeli, che costituiscono il gruppo più numeroso dei cristiani, sono 32.000; le chiese sono 80; le parrocchie 57; i sacerdoti 107; le case religiose 22; le scuole e gli istituti 38, oltre a diverse confraternite.

V. MELKITI. - Secondo una tradizione, la quale non è facile a controllarsi, Anania sarebbe stato il primo vescovo di D. Risulta certa l'esistenza di una sede vescovile almeno dagli inizi del sec. IV. D. fu patria del patriarca Sofronio di Gerusalemme, di s. Andrea di Creta e di s. Giovanni Damasceno. Conquistata dagli Arabi nel 635, conobbe persecuzioni contro i cristiani e la distruzione delle chiese nel 962.

Nel sec. XVI i patriarchi dissidenti di Antiochia vennero ad abitare a D., divenuta centro politico della Siria dopo la conquista turca. I patriarchi melkiti cattolici risiedono a D. dal 1834, benché spesso abitino anche in Egitto. Vi sono a D. 8000 fedeli, 13 parrocchie, 15 scuole ed istituti e diverse opere religiose.

VI. D. DEI SIRI. - V'è a D. un vescovo siro cattolico dal 1633. Oggi i fedeli sono 2000, distribuiti in 5 parrocchie ed istruiti in 4 scuole.

BIBL.: C. Karalevsky, Histoire des patriarchats melhites, III, Roma 1911, pp. 307-309; Annuario Pontificio, Città del Vaticano 1949. Guglielmo de Vries
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“DAMASCO.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 671. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/damasco.