DIDACHÉ. - L'unico manoscritto di questo opuscolo fu scoperto da Teofilo Bryennios, metro- polita di Nicomedia, il 1875 nella Biblioteca del mo- nastero del S. Sepolcro a Costantinopoli (riproduzione del manoscritto curata da R. Harris, Londra 1897).
Due frammenti greci papiracei (capp. 1, 3-4; 2, 7; 3, 2) del sec. IV furono pubblicati da A. L. Hunt (The Oxy- rhynchos Papyri, XV [Londra 1922], n. 1782, pp. 12-15).
Nelle Constitutions Apostolorum, VII, capp. 1-32 si è conservata quasi interamente un'altra recensione del testo greco della D. Una traduzione copta dei capp. 10, 3b-12, 2a è stata trovata in un papiro da G. Horner (Journal of Theol. Studies, 25 [1924], pp. 225-31; V. anche C. Schmidt, in Zeitschrift für Neutestam. Wissenschaft, 24 [1925], pp. 81-99). Una traduzione georgiana dell'intero testo fu resa nota da G. Peradze nella stessa rivista (31 [1932], pp. 111-6, 206). La traduzione latina, pubblicata da J. Schlecht, Doctrina XII Apostolorum (Friburgo 1900) contiene solo i capp. 1-6, 1. Altri mezzi per la storia del testo sono gli antichi Ordini ecclesiastici e la vita araba del monaco Scenudi.
I. INTEGRITÀ DEL TESTO
Il papiro Oxyrh. XV, n. 782 ha qualche volta (p. es., 1, e 2,7) meglio conservato il testo originale. Cap. I, 5-6 e 13, 5-7 manca nella traduzione georgiana. Il testo copto aggiunge (come il testo greco in Const. Ap., VII, 27) alla fine del cap. 10 una preghiera sopra il crisma. Il Cap. I, 3; 2, 1 manca in una parte delle traduzioni (p. es., A. Casamassa, I Padri apostolici, Roma 1938, p. 10 sgg.). Bisogna ricordare che il testo di Bryennios, scritto nel 1056, è relativamente recente e che per la ragione che la D. fu usata nell'insegnamento, bisogna pensare a rifacimenti (allungamenti o accorciamenti) del testo. Non è possibile ricostruire il testo originale o voler ritrovarlo nel manoscritto di Bryennios.II. CONTENUTO
1) Parte morale (capp. 1-6). La via della vita (capp. 1-4). Amor di Dio e del prossimo. Regola aurea. L'amore del nemico è messo all'inizio. I singoli peccati che sono da evitare vengono nel testo di Bryennios elencati in grande disordine. Raccomandazione delle elemosine, del rispetto per i maestri, doveri verso i membri della famiglia, confessione dei peccati (4, 14. Che la confessione avvenga nella chiesa è una aggiunta tardiva, come dimostrano Barnaba, 19, 12 e Constit. Ap., VII, 14, 3). La via della morte (capp. 5-6). Nuovo elenco dei peccati, cominciando con l'omicidio e l'adulterio. L'obbligo di astenersi dagli idiototi. Precede il consiglio di portare il giogo del Signore e di osservare i cibi (precetti ascetici, 2). 2) Parte liturgica (capp. 7-10). Battesimo, se possibile, nell'acqua viva (corrente). Formola trinitaria per il Battesimo. Digiuno (uno o due giorni) del battezzando e del battezzante. Nella settimana due volte digiuno in contrasto con gli usi giudaici. Tre volte al giorno preghiera del Padre nostro. Ringraziamento prima e dopo un pasto sopra il calice ed il pane. Esclusione dei non battezzati dal banchetto. 3) Parte riguardante gli « Apostoli e profeti » (capp. 11-16). Distinzione del vero e del falso « profeta ». I « profeti » ricevono le primizie come i sacerdoti del Vecchio Testamento. Celebrazione eucaristica domenicale. Ordinazione di vescovi e diaconi che non devono essere disprezzati, perché anch'essi prestano servizio come « profeti e dottori ». 4) Parte escatologica (cap. 16). La seconda venuta di Gesù.III. I PROBLEMI DELLA D
a) Il carattere letterario. La D. non è uno scritto che rispecchia una situazione reale della Chiesa primitiva, ma una finzione letteraria per descrivere usanze e dottrine della Chiesa apostolica. È presupposto nella D. il vangelo scritto, forse il Diatessaron di Taziano (dossologia dopo il Padre Nostro; Citazione di Lc. 6, 30 in 1, 4; V. Funk, Patres apostolici, I, Tubinga 1901, p. 5 nota). L'autore ha conosciuto la lettera di Barnaba, che copia malaccertamente (D. 4, 1.2 paragonato con Barnaba 19, 10). La coppia di « profeti e dottori » in 15, 1 si basa sulla menzione di questo gruppo in Act. 13, 1, ma l'autore non era più al corrente del significato originale di questo accoppiamento (cf. E. Peterson, La λειτουργικά des Prophètes et des didascalies d'Antioche, in Recherches de science religieuse, 36 [1949], pp. 577-579). Nel tentativo di rappresentare il più antico rito del Battesimo (nell'acqua vivente ») non può celare usi battesimali di un'epoca posteriore (7, 2.3). b) La data della D. È molto probabile che in D. 1, 5 è stato usato il Pastore di Erma (Mand., II, 4-6), d'altra parte la D. era conosciuta all'autore della Didascalia siriaca; dunque fra il Pastore di Erma e la Didascalia si deve fissare la data del nostro apocrifo (forse verso 150). c) L'ambiente in cui fu scritto la D. Gli usi liturgici presupposti nella D. hanno molto in comune con quelli della letteratura pseudo-elementaria: Battesimo nell'acqua vivente » (D. 7, 1.2 e Pseud.-Clem. Contestatio, cap. 1, p. 4, 20, ed. P. de Lagarde; Homilia 26, p. 117, 4 e 12 Lag.), digiuno di uno o due giorni prima del Battesimo (D. 7, 4, Homil. XI 35, p. 119, 32; XIII 9, p. 136, 21; XIII 11, p. 137, 7; Recogn., VII 34, 30) ed è Pietro che insegna la dottrina delle due vie. Ora si sa da Rufino (Commentaria in Symb. apost. 38; V. S. Girolamo, De viris illustr., 1) che la dottrina delle due vie, da lui identificata con la D. di s. Atanasio, Epist. festiva, 39, portava anche il titolo « iudicium secundum Petrum ». Questo fatto suggerisce di inquadrare la D. nell'elenco degli apocrifi che trattano di Pietro. Se, come gli studi degli ultimi anni hanno dimostrato, la D. è una finzione letteraria, si potrebbe metterla forse in rapporto con alcuni Atti apocrifi (di Pietro, 2), come del resto anche la Didascalia siriaca presuppone la conoscenza della letteratura pseudo-elementaria. Bisogna però sottolineare che si tratta di una sola ipotesi. Del resto la D. si distingue chiaramente dalla letteratura pseudo-elementaria, che mentre quest'ultima esalta la gerarchia della Chiesa le preferenze della D. vanno verso i « carismatici » che portano i nomi di « apostoli, profeti e dottori ». È impossibile spiegare il termine « profeta » nella D. con il mancanismo (contro Connolly e Vockes), perché i montanisti limitavano l'uso di questa parola a tre persone, i propagandisti del montanismo invece percepivano un salario e non furono rispettati come profeti. È certo che sul vocabolario della D. ha avuto grande influenza la lingua del Nuovo Testamento, ma è anche forse vero che esistevano nella Chiesa siriaca gruppi di carismatici che dall'autore della D. sono chiamati « profeti » (o similmente). Non è da escludere la possibilità che si tratti degli stessi asceti vaganti, dei quali le Epistole di Pseud.-Clemente alle vergini danno una descrizione impressionante. d) Sopravvivenza della D. La D. era molto in voga in Egitto, come provano i papiri, s. Atanasio, la vita di Scenudi, ecc. Interessante è che la Chiesa egiziana non ha conosciuto solo « le due Vie » (che da alcuni sono riguardate a torto come un'opera giudaica), ma anche le tanto discusse preghiere di capp. 9 e 10. Dalla tradizione egiziana non si può dedurre una conclusione sicura sul significato originale di queste preghiere. Mentre D. 9, 2 e 4 si trova anche in testi eucaristici (Serapione, Sacramentarium, XIII, 13, ed. F. X. Funk, Paderborn 1905, p. 174, Papiro di Der Balyzeth, in C. H. Roberts e B. Capelle, An early Euchologium [Bibliothèque du Muséon, 3], Lovanio 1949, p. 26 sg.; Anaphora eliptica di S. Gregorio, ed. O. Löfgren, S. Euringer [Orientalia christiana, 30, 2, Roma, 1933, p. 125 v., p. 78], è stato dimostrato da (ps. ?) Atanasio, Logos Soterias, cap. 13 (ed. E. V. der Goltz [Texte und Untersuchungen, nuova serie, 14, 11], Lipsia 1905, p. 47, 5) che la preghiera in D. 9, 4 veniva usata anche in preghiere comuni da tavola. L'esclusione dei non battezzati in D. 9 dal banchetto non è una prova per il carattere eucaristico di queste preghiere, come è dimostrato dal Logos soterias C. c. p. 47, II s. Anche negli Pseud.-Clementini i non battezzati sono esclusi dai banchetti comuni. Del resto il testo di Bryennios con la sostituzione di « pane » con « spezzato » (D. 9, 4) è una prova della influenza del linguaggio liturgico egiziano sul testo di Bryennios (cf. E. Peterson, Méris, Hostien-Partikel und Opfer-Anteil, in Ephemerides liturgicae, 61 [1947], p. 6).Journal of Theol. Studies, 35 (1934), pp. 113-45; id., The D. with additional notes, ibid., pp. 225-47; R. H. Connolly, Canon Streeter on the D., ibid., 38 (1937), pp. 364-79 (contro l'ipotesi della interpolazione di 1, 3 b-2, 1); F. W. Vockes, The riddle of the D., Londra 1938; Th. Klauser, in Florilegium patri- sticum, I, Bonn 1940. Sulle preghiere in cap. 9 e 10 V. LIETZMANN, HANS, Messe und Herrenmahl, Bonn 1926, p. 230 sq.; M. Dibellius, Die Mahlgebete der D., in Zeitschrift für die Neuesteamtliche Wissenschaft, 37 (1938), pp. 32-41; E. Peterson, D. cap. 9 e 10, in Ephemerides liturgicae, 58 (1944), pp. 3-13. Erik Peterson