DIDIMO IL CIECO

DIDIMO il Cieco. - Scrittore ecclesiastico antico, n. verso il 313 ad Alessandria, dove trascorse tutta la sua vita, m. ivi tra il 395 e il 399. A quattro anni diventò cieco; riuscì nondimeno a formarsi una vastissima cultura, soprattutto sacra, così da essere messo a capo del Didaskaleion, la scuola catechetica alessandrina. Nel suo lungo magistero annoverò fra i suoi discepoli Rufino e s. Girolamo. Rimase laico, ma si diede a vita ascetica e penetrò la sua attività dottrinale di profonda pietà.

Le sue opere, così numerose che s. Girolamo (De vir. ill., 109) rinunzia a darne l'elenco, sono esegetiche e domenicale. Commentò, del Vecchio Testamento, almeno i Salmi, Giobbe, Isaia, Osea, Zaccaria, i Proverbi; del Nuovo Testamento, i Vangeli di s. Matteo e di s. Giovanni, gli Atti degli Apostoli, la I ep. ai Corinzi, quelle ai Galati e agli Efesini; non ce ne restano che scarse re-liquie nelle Catene bibliche. L'attribuzione a D. d'una Enar-ratio in epistolas canonicas, menzionata da Cassiodoro (Inst. div. litt., 8) e pervenutaci nella versione latina di Epiphanio Scolastico, incontra difficoltà. Nell'esegesi D. segue Origene, preoccupandosi della costituzione del testo

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(fot. Alligari)
Diderot, Denis - Busto di D. D. Opera di J. B. Pigalle. Parigi, Louvre.