DONNE, JOHN. - Poeta e predicatore inglese, n. a Londra nel 1573, m. ivi il 31 marzo 1631. Educato nella religione cattolica (la madre era della famiglia di s. Tommaso Moro), passò alla Chiesa anglicana.
Dopo una giovinezza avventurosa, dissipata e scettica, di cui sono testimonianze nelle licenziose poesie d'amore, nel pessimismo del poema Progresse of the Soule, nel cinismo delle Satire e nell'apologia del suicidio (Biathanatos), si volse alla vita religiosa e fu ordinato sacerdote anglicano. Già si era cattivato il favore del re con alcuni scritti di opportunismo anticattolico (Pseudo-Martyr; Conclave Ignatii, satire dei Gesuiti) quando il successo delle sue prediche lo fece salire di grado in grado fino a divenire decano di S. Paolo di Londra. Mentre le Satire sono poco più che un esercizio letterario, le liriche del D. hanno grande importanza per le loro caratteristiche e per l'influsso che esercitarono sui poeti metafisici del Seicento. Il D. reagì contro il petrarchismo imperante: subordinando il suono al significato, usando la lingua disadorna del parlar quotidiano, sdegnando le convenzioni metriche, e soprattutto compiacendosi di arditezze, sottigliezze, concetti e immagini barocche, fece
opera nuova e geniale, che, se spesso riesce oscura per eccesso di cerebralità, raggiunge talvolta una grande bellezza. Le poesie religiose gli fruttarono fama di mistico, ma in realtà non commuovono: si sente il freddo giuoco dell'intelligenza e non il calore della fede; proprio come nelle prediche, che, a dispetto dell'enfasi retorica e dell'erudizione sacra di cui fanno sfoggio, lasciano freddi. Più efficaci le poesie (e le prediche) ispirate dal tema della morte, che il D. sentiva fortemente, e che anche riscatta in un'aura di nobile meditazione alcune crude poesie d'amore.
