DOSTOJEVSKIJ, FEDOR MICHAJLOVIČ

DOSTOJEVSKIJ, FEDOR MICHAJLOVIČ. - Il più grande romanziere russo, n. da un medico militare, in ristrettezze economiche, a Mosca il 30 ott. 1821, m. a Pietroburgo il 9 febbr. 1881.

I. VITA ED OPERE

Dal 1856 frequentò a Pietroburgo la scuola militare d'ingegneria. Terminò gli studi nel 1843 e successivamente fu promosso

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(da E. Lo Gatto, Storia della letteratura russa, Firenze 1918, inv. 18) DOSTOJEVSKIJ, FEDOR MICHAJLOVIČ - Pagina del manoscritto autografo de I Demoni con disegni dell'a
ufficiale. Il suo soggiorno nell'esercito, peraltro, non fu lungo. Infatti poco dopo cominciò a dedicarsi interamente alla letteratura.

Il suo primo racconto Povera gente trovò buona accoglienza presso il critico Belinskij, che ne fraintese tuttavia il significato. A Pietroburgo fece conoscenza dei circoli progressisti; e, come frequentatore del circolo di Butaževič-Petraževskij, ostentato in grandi linee verso il socialismo utopistico di C. Fourier, nel 1849 fu arrestato insieme con altri giovani. Alcuni di costoro, tra cui lo stesso D., furono condannati a morte: l'esecuzione però fu sospesa all'ultimo momento e la condanna a morte commutata in quattro anni di lavori forzati in Siberia. Il soggiorno nella casa di pena lo avvicinò al popolo e lo allontanò dalla idee europeizzanti e progressive della gioventù. Nel 1857 si ammogliò con una vedova, la quale morì nel 1864. Nel 1859 poté finalmente stabilirsi a Pietroburgo, dove scrisse - frutto della tragica esperienza dell'ergastolo - le Memorie dalla casa di morti (1861-62). Seguirono Umiliati e offesi (1862) e Le memorie dal sottosuolo (1863). Sempre più si delineava nella mente dello scrittore un tentativo di conciliazione tra slavofilismo ed occidentalismo («conciliazione della civiltà col principio popolare, sintesi della classe colta russa con le forze delle classi popolari, sintesi di tutte le idee sviluppate singolarmente nei vari paesi d'Europa in un'idea di umanità universale»). Tale indirizzo fu infine sviluppato pienamente da D. nel suo famoso discorso su Puškin nel 1880, con un accento sempre più religioso.

Il romanzo Delitto e castigo (1865-66) contribuì potentemente all'universalità della sua fama. Nel 1867 si riammogliò e, perseguitato dai creditori, spesso malato (egli soffriva anche di epilessia), lasciò con la nuova moglie la Russia. Soggiornò all'estero per quattro anni (dall'apr. del 1867 al luglio del 1871). Fu appassionato giocatore. All'estero scrisse Il giocatore, L'idiota (1869), L'eterno marito e I demoni (1870 sgg.). Di nuovo in Russia comparvero L'adolescente (1875) ed I fratelli Karamazov (1878-80), romanzo concepito come parte di un'opera più vasta. Riprese pure la sua attività giornalistica e

cominciò a pubblicare, continuandolo fino alla morte, il Diario di uno scrittore. Tornato a Pietroburgo, D. vi morì. Considerato da certa critica russa come mistico rivelatore di un grande ideale tipicamente russo e slavo, frainteso da altri come «artista del caos», universalmente ammirato per la sua profonda introspezione dell'anima umana nel bene e nel male, la critica italiana più recente ha ravvisato in lui il grande classico.

Problemi principali per D. sono Dio e l'uomo. D. è tormentato dal problema dell'esistenza di Dio e dell'ateismo (cf. la dialettica e psicologia dell'eroe di Delitto e castigo, Raskol'nikov, degli eroi de I demoni, Kirillov e Stavroghin, di Ivan Karamazov, ecc.). Partendo, come Gogol', dall'analisi dell'uomo russo, della vita russa politica e sociale, arriva a scrutare l'uomo in generale e l'umanità. D. studia l'uomo, non soltanto cosciente, ma anche nel subcosciente, l'uomo tra il bene ed il male, nella duplicità della sua esistenza che ha la scelta tra fede ed ateismo, Dio e sé medesimo, l'unità totale o l'isolamento interiore. Per D. cristiano vale l'alternativa: o l'uomo-Dio (cf. il super-uomo di Nietzsche) o il Dio-uomo Cristo. Secondo D. sono vani tutti i tentativi meramente naturali di organizzare la società secondo i piani prestabiliti, data la natura irrazionale dell'uomo, il quale cerca di affermare illimitatamente la propria libertà, anche per la distruzione ed il caos. Onde la sua avversione per il socialismo, la Chiesa cattolica e specialmente il papato, che andrebbero d'accordo nell'attuazione di una società scristianizzata uniforme, dominata con misure di forza e con autorità puramente esterna (un «formicaio», un «palazzo di cristallo», un «pollaio»). Ma, conducendo una tale lotta contro l'armonia del mondo (cf. Ivan Karamazov) e la Chiesa cattolica, non vede che egli si ribella indirettamente contro Dio, l'autore di un tale ordine. Perciò D., sebbene l'umanesimo puramente naturale abbia raggiunto in lui il suo culmine e la sua crisi - che consiste nella conoscenza che la pura umanità arriva a distruggersi da sé, a compiere un suicidio, se non viene illustrata dal di sopra, rigenerata, redenta da Cristo -, rimane incapace di confutarlo e di superarlo interamente.

Nel suo messianismo slavofilo D. mostra assai stretti legami con Ivan Kirševskij e con il Chomjakov. Da Gogol' prese vari spunti nei suoi racconti giovanili, specialmente in Povera gente e nel Sosia (Dvojnik). Stretta fu l'amicizia di D. col giovane Soloviev (dal 1873 in poi) e la loro comunione di idee (essa si rispecchia, p. es., nell'applicazione delle tre tentazioni di Cristo alla storia del cattolicesimo, nelle «Lezioni sulla Divino-umanità» di Soloviev e nella «Leggenda sul Grande Inquisitore» di D.; si confronti pure l'idea della Divino-umanità in Soloviev, con l'uomo-Dio e con il Dio-uomo in D.). D. ha poi ispirato il cosiddetto «Rinascimento russo», al principio del sec. xx, al cui centro stavano V. Ivanov, N. Berdjaev, S. Bulgakov, P. Florenskij, ecc. Deriva da D. specialmente la corrente russa dell'esistenzialismo, di cui erano rappresentanti principali N. Berdjaev e Leone Šestov. D. ha influito notevolmente sulla nuova soteriologia russa modernistica (specialmente su quella insegnata da M. Taršev, dal metropolita Antonio (Chrapovitskij), da N. Berdjaev, N. Arsenjev e altri).

II. D. DAL PUNTO DI VISTA CATTOLICO. - Personalmente D. aveva una fede profonda e sentiva intimamente Cristo. Vedeva Cristo al centro di tutto il mondo («cristo-centrismo»). Cristo per lui è tutto amore, mansuetudine, mitezza, libertà; esclude da Cristo, come dalla Chiesa, tutto ciò che è autoritario e giuridico. Nel mistero della Redenzione egli mette in rilievo esclusivamente l'esempio di Cristo e la sua influenza rigenerativa psicologicamente cosciente (passando sotto silenzio la parte oggettiva). Il cristianesimo di D. è unilaterale, troppo ideale, astratto e non privo di un certo accento sentimentale. Vi sono tracce di paganesimo (p. es., il culto della terra madre). Il suo cristianesimo è decisamente nazionale

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(da E. Lo Gatto. Storia della letteratura russa, Firenze Bif. tor. 21). DOSTOJEVSKIJ, FEDOR MICHAJLOVIČ - Ritratto dipinto nel 1872.
(« Dio russo », « Cristo russo »), e manca di universalità. Nonostante gli sforzi compiuti, D. non è riuscito a trovare l'equilibrio tra la vera ortodossia russa ed il vero cristianesimo universale, tra il messianismo russo e il riconoscimento della vocazione cristiana di tutti i popoli. Illusoria è la sua teoria che lo Stato dovrebbe divenire Chiesa. Egli manca di mettere in rapporto Cristo e la Chiesa con il campo di attività umana di ogni giorno, con il lavoro, con la cultura, con il campo sociale. Errato è infine il suo punto di vista del cattolicesimo. Egli ha spinto la concezione slavofila (specie di Kiréevskij e Chomjakov) sino agli estremi e cioè che il cattolicesimo sia la continuazione dell'Impero romano pagano, che in fondo sia basato sull'incredulità, che da esso sia nato prima il protestantesimo, poi il razionalismo e l'ateismo moderno, e anche il socialismo ateo, che il cattolicesimo predichi un Cristo sfigurato, un anticristianismo, che, insomma, il papato sia uscito dalla mente del tentatore di Cristo nel deserto. D'altra parte D. mostrava un ingiustificato ottimismo riguardo al « cristianesimo russo », come ha dimostrato recentemente la storia della Chiesa russa.

BIBL.: L'ultima edizione completa russo-sovietica delle opere di D. in 14 voll., con l'epistolario è terminata nel 1934. Studi: E. Lo Gatto. Storia della letteratura russa, Firenze 1942, pp. 288-306 (con ampia bibliografia alla fine, indicazione delle opere e degli scritti in lingue occidentali ed in italiano, trad. II. delle lettere, ecc.). Tra i più celebri commentatori di D. sono da ricordare: D. Merežkovskij, L'âme de Dostoievsky, Le prophète de la Révolution russe, 5ª ed., Parigi 1922; Antonij (Chrapovitskij), L'âme russe d'après D., Lexique de ses oeuvres, trad. da G. de Leuchtenberg, ivi 1923; V. Ivanov, D., Tragödie, Mythos, Mystik, trad. dal russo, Tubinga 1932; N. Berdjajev, La concezione di D., trad. it., Roma 1945; M. J. Nicolas, L'âme religieuse russe dans D., in Revue thomiste, 46 (1946), pp. 45-94, 201-36; L. A. Zander, D., Le problème du bien, trad. dal russo, Parigi 1946; R. Guardini, Religiöse Gestalten in D.s Werk, 3ª ed., Monaco 1947 (trad. francese L'univers religieux de D., Parigi 1947); Th. Steinbüchel, F. M. D., Sein Bild vom Menschen und vom Christen, Düsseldorf 1947. Bernardo Schultze
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“DOSTOJEVSKIJ, FEDOR MICHAJLOVIČ.” Enciclopedia Cattolica, vol. IV (1950), p. 1097. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/dostojevskij-fedor-michajlovic.