ELI, TOMMASO

ELI, TOMMASO. - Teologo e scrittore domeni-
cano, n. a Napoli nel 1486 ca., m. ivi nel 1570 ca.
Fu priore nel convento di S. Pietro Martire in Na-
poli, poi provinciale di Napoli (1532), per vari anni
reggente dello Studio domenicano e per due volte
vicecancelliere della facoltà di teologia all'Univer-
sità di Napoli.

Scrisse: Piorum clypens adorerus veterum recentiorum-
que haereticorum praesitatem fabrefuerus (Venezia 1563);
Christianae religionis orcena (ivi 1569).

BIBL.: Quetif-Echard, II, p. 212; C. Minieri Ricci, Me- morie storiche degli scrittori noti nel regno di Napoli, Napoli 1844, p. 118; B. Reichert, Acta capitulorum gen. O. P., IV (Monumenta O. P. hist., 9), Roma 1901, p. 244; G. Meersseman-D. Planzer, Magistrorum ac procuratorum generalium O. P. Registra litterarum minoru (1469-1523), (ibid., 21), ivi 1947, p. 92.

Alfonso D'Amato

ELIA. - Sommo tra i profeti d'azione in Israele,
il cui nome ('Elifjah[d] « il mio Dio è Jahweh »)
costituisce tutto un programma di vita e d'attività.
Originario, pare, di Tisbe (odierna el-Istib) di Ga-
laad, in Transgiordania, a perciò detto tisbi, Volgata
Theobites, come interpretano i Settanta (θεοβίτης ὁ ἐκ
θεοβῶν τῆς Γαλακῆς, I Reg. 17, 1). Rozzamente vestito
(II Reg. 1, 8), come poi Giovanni Battista (Mt. 3, 4),
aduso alla dura vita del deserto (I Reg. 17, 5; 18, 46;
19, 3 agg.), svolse la sua missione sotto il regno di
Achab (873-854 a. C.) a di Ochozia.

La scissione dal regno di Giuda, lo scisma religioso
creato da Geroboamo con l'eccezione dei vitelli d'oro a
Bethel e a Dan (I Reg. 12, 25-32), poi l'alleanza di Amri
con la Fenicia e il matrimonio di Achab con Iezabel, figlia
del re di Tiro, svilupparono il sincretismo e colpirono
a morte la religione di Jahweh. Iezabel introdusse official-
mente il culto di Baal-Melqart, cercando di imporlo come
culto del regno; uccise profeti (gli appartenenti alla co-
siddette « scuole » o congreghe di pii, dirette da E. a da
veri profeti) a perseguitò i fedeli jahwisti, ne distrusse
gli altari, mentre sosteneva regalmente centinaia di pro-
feti delle divinità fenice (I Reg. 16, 23-34; 18, 13-19;
19, 14; ecc.). Il monoteismo veniva così soffocato, gran
parte del popolo era idolatra (cf. I Reg. 19, 18).

Il Signore interviene per mezzo di E., che si pre-
senta improvvisamente ad Achab e gli annunzia il
castigo divino: una siccità triennale (probabilmente
dall'857 all'856, con qualche mese prima ed alcuni
dopo, computati al modo dei Semiti), che colpì
duramente la Samaria e la Fenicia (cf. Fl. Giuseppe,
Antiq. Ind., VIII, 13, 2). E. si tenne colato presso il
torrente Carith (Kārith) in Transgiordania; inariditosi
questo, andò in Sarepta presso Sidone, ospite di una
vedova cui moltiplicò miracolosamente le scarse ci-
barie e risuscitò il figlio. Verso il termine del castigo,
si presenta ad Achab, gli rinfaccia la responsabilità
di quanto avviene in Israele, e ne ottiene di convo-
care il popolo sul Carmelo per un confronto decisivo
tra jahwismo e culto di Baal.

Dinanzi a tutto il popolo, E. è solo di fronte ai 400
profeti di Baal. Se Baal è vero Dio, mandì il fuoco dal
cielo a consumare la vittima posta sull'altare. Nono-
stante i loro riti, le loro lunghe preghiere, essi nulla ot-
tengono. All'ora del sacrificio vespertino, E. riedifica
un altare a Jahweh, vi pone su le legna e le carni di un
buè, che cosparge di acqua per far meglio risaltare il
miracolo; quindi invoca brevemente Jahweh perché di-
mostri di essere l'unico Dio. Un fuoco scende e riduce
tutto in cenere. È la vittoria di Jahweh, che il popolo
acclama (« Jahweh è il Dio! »); quindi obbedendo a
E., uccide i falsi profeti al torrente Cison (cf. Deut.
13, 2-5); poco dopo cade la pioggia ristoratrice (I Reg.
17-18). Ma E. deve fuggire dinanzi alle minacce della
furente Iezabel (I Reg. 19, 2). Oltre la Giudea, dov'è
regina Atalia, figlia di Iezabel, attraversa il deserto fino
al monte Horeb, dove in una visione Jahweh lo ritempra
alla lotta, facendogli comprendere che bisogna attendere
senza impazienza l'ora di Dio, la quale giungerà senza
i colpi di forza che schiantano.

Dio dà ad E. il compito di ungere Hazeel a re di Da-
masco, Iehu a re d'Israele, ed Eliseo a profeta; essi sa-
ranno gli strumenti di Dio per la vittoria del jahwismo:
il primo devasterà il regno di Samaria (cf. II Reg. 8, 28

sg.; 10, 32 sg.; 12, 3), il secondo affogherà nel sangue la dinastia di Achab o i cultori di Baal (cf. II Reg. 9-10), illverso coopererà con i suoi oracoli. Ad Eliseo E. affida le altre due unzioni (I Reg. 19). Ad Achab, che va a prender possesso della vigna di Naboth, assassinato in vista di tale usurpazione, E. rinfaccia il misfatto e predice la stessa fine della sua vittima (I Reg. 21). Riappare brevemente per rimproverare all'ammalato Ochozia di aver voluto consultare Beelzebub e per predirgli la morte (II Reg. 1).

La fine di E. è narrata come apparve agli occhi di Eliseo (cf. I Mach. 2, 58): E. sparve in mezzo ad un turbine. Lo stesso verbo lagh «prendere» (II Reg. 2, 3 sgg.) esprime altrove l'intervento di Dio nella morte serena del giusto: Gen. 5, 24; Ps. 47 (ebr. 49), 16; Is. 53, 8. Gli altri elementi sono simbolici. In Mal. 3, 1.23 sgg. (ebr. 4, 5 sg.) è detto che E. verrà per preparare le vie al Messia, predicando la penitenza. È appunto la missione svolta da Giovanni Battista (Lc. 1, 17), che è il precursore vaticinato (Mt. 11, 10; 17, 10-13), il quale incarnò «il carattere forte» di E.; E. ne era solo il tipo. Ecch. 48, 1-12 nel suo elogio sintetizza i dati biblici finora compondisti. È chiaro pertanto che non ha fondamento nella S. Scrittura l'attesa del ritorno di E. alla fine del mondo; i cristiani, tra i quali fu molto diffusa, la presero dai giudei. La Chiesa celebra la solennità di E. il 20 luglio. La leggenda, tra giudei, cristiani ed Arabi, amò lavorare sulla figura di E., considerato ancora vivente in attesa del suo ritorno per lottare contro l'anticiato alla fine dei tempi.

E. per il giudaismo è il genio tutelare della stirpe; e i Giudei credono ch'egli partecipi ogni anno alla celebrazione della cena pasquale, come al rito della circoncisione.

BIBLI: E. Mangenot, Elie, in DB. II, coll. 1670-76; E. Tobac, Les prophètes d'Israël, I, Lierre 1919, pp. 125-30; A. Cohen, Elles (Attest. Pred., 10), Paderborn 1920; A. Pohl, Historia populi Israel, Roma 1932, pp. 64-70 (con bibl. particolare); P. Jolion, Le costume d'Elie et celui de Jean-Baptiste, in Biblica, 16 (1935), pp. 74-81; A. Lucca, The miracle on Mount Carmel, in The Palestine Exploration Quarterly, 77 (1945), pp. 49-50; R. Breuil, La puissance d'Elie, Neuchâtel 1945; C. Spice, L'Ecclésiastique (La S. Bible, ed. L. Pice, 5), Parigi 1946, pp. 800-13; R. De Vaux, Les prophètes de Baal sur le Mont Carmel, in Bull. du Musée de Beyrouth, 5 (1947), pp. 7-20. Per le credenze rabbiniche: J. Benaireen, Le Judaïsme palestinien, I, Parigi 1935, pp. 357-50; H. ivi 1935, p. 91. Per il ritorno di E. E. B. Allo, L'Apocalypse, 3ª ed., Parigi 1933, pp. LXXI sg., 157-161; I. Höller, Die Verbläsering Jesu, Friburgo in Br. 1937, pp. 168-205; A. De Guglielmo, Le retour d'Elie, Gerusalemme 1938. Per la presenza di E. alla pasqua giudaica: I. Zolli, Israele, Udine 1935, p. 322 sg.; A. Romeo, Il giudaismo, in N. Turchi, Le religioni del mondo, Roma 1946, p. 372.

Francesco Spadafora

ICONOGRAFIA. — L'antichità cristiana ha rappresentato il profeta E. rapito in cielo come l'arte classica aveva rappresentato il sole (Elice) sulla quadriga in corsa. S. Giovanni Crisostomo spiega al suo uditorio come il nome stesso del profeta abbia fatto ravvicinare ai poeti e agli artisti la rappresentazione di Elies (Homil., 3, E., 27); Sedulio chiama E. «meritoque et nomine fulgens»: De Melia, I, 169. Nei monumenti funerari si trova la scena del rapimento di E. in un affresco nel cimitero di Domitilla del sec. IV (Wilpert, Pitture, tav. 230, 2); contemporaneo sono le scene offerte dai sarcofagi, in Roma e in Milano (Wilpert, Sarcofagi, tav. 190, 3; tav. 189, 2). In quest'ultima città era rappresentata in S. Ambrogio la scena del rapimento, accompagnata da un distico (G. R. De Rossi, Inteript. Christ. Urbis Romos, II, Roma 1887, p. 161). Il rapimento di E. si trova anche in uno dei pannelli della porta lignea di S. Sabina in Roma (sec. V).

Quanto al significato simbolico della scena esso nell'arte funeraria si riferisce alla resurrezione, come già in a Ireneo (Adv. Haeror, 1, 5) a poi nell'«ordo commendationis animas: libera Domine animam... sicut liberasti Eliam de morte communi». S. Gregorio Magno vi vede invece una figura dell'Ascensione del Signore (Homil. 20 in Evang.: PL 76, 1247). Di questo avviso fu anche il Wilpert. Nelle scene del rapimento figura anche Eliseo, che

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(fot. Atiner)
ELIA — E. in uno smalto bizantino del sec. XII, incluso nella «Pala d'oro» — Venezia, basilica di S. Marco.

in un sarcofago di Arles divide con il mantello le acque del Giordano.

Enrico Josi
La scena penetra in seguito nella miniatura bizantina, nelle Bibbie catalane del sec. XI, nelle vetrate delle cattedrali francesi duecentesche nonché nelle sculture romaniche dei duomi di Modena, Cremona e Borgo S. Donnino, ispirando, grazie alla sua immanente drammaticità, ancora l'arte del Cinquecento e dell'età barocca (Antonio Campi, affresco nel duomo di Cremona; R. Donner, rilievo nel duomo di Gurk). Anche L'incontro con la vedova di Sarepta deve la sua importanza iconografica originariamente al relativo significato simbolico secondo il quale E. prefigura Gesù a la donna che raccoglie legna, la chiesa dei gentili. Si vedano, p. es., le vetrate di Bourges e di Le Mans dove inoltre La resurrezione del figlio della vedova simboleggia la Resurrezione di Cristo. Come poi l'episodio di E. nel deserto divenne di per sé caro a pittori di vari tempi e paesi (Dick Bouts, sportello già a Berlino; Tiepolo, affresco nel Palazzo arcivescovile di Udine; F. Preller, cartone nel Museo Goethiano di Weimar), così infine ancora la scuola prerraffialità si dimostrò particolarmente affezionata agli avvenimenti miracolosi intorno al profeta E.

BIBLI: H. Leclercq, Elie, Eliade, in DACL, IV, II, coll. 2670-74; K. Kende, Das Alte Testament in Bilde, Vienna 1926, cap. 33; K. Künste, Demographie der christlichen Kunst, I, Friburgo in Br. 1928, p. 300; L. Bröhler, L'art chrétien, Parigi 1928, p. 373.

Kurt Rathe

APOCALISSE di E. — Apocrifo nominato nelle Constituit. Apost. VI, 16, da alcuni Padri, dall'elenco sticometrico di Niceforo, e che l'Ambrosiaste (Comm. in I epist. ad Cor.: PL 17, 205), a Girolamo (Epist. 57: ibid., 22, 576) e l'elenco anonimo Montfau-

con-Cotelier al n. 10 definiscono Apocalisse. Era quasi certamente di origine giudaica (Schürer, p. 262 sg., 265).

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Secondo Origene (Comm. in Mf., 27, 9: PG 13, 1769), s. Paolo si riferirebbe a tale apocrifo in I Cor. 2, 9; cf. Ambrosiasta, ibid.; e lo Pseudo Euthalius. Contro tale asserzione ben reagì s. Girolamo, ibid., che la forma «come sta scritto» rimanda sempre alla Scrittura ispirata, e qui si ha un riferimento ad Is. 64, 3; 65, 16. S. Epifanio (Havr. 42), fu il solo a ritenere che Eph. 5, 14 si riferisse all'Apocalisse di E. Non si può dire se ad essa appartengano alcuni frammenti copti del sec. v, scoperti ad Alpinim e pubblicati nel 1835; e un frammento in latino che parla di una visione di E. sugli ultimi eventi, contenuto nella Epistola Titi del sec. III-IV d. C., pubblicata da D. De Bruyne nel 1925.

I frammenti copti furono raggruppati in un'Apocalisse anonima, un'Apocalisse di Sofonia e un'Apocalisse di E. La prima probabilmente fa parte dell'Apocalisse di Sofonia. Nella terza E. riceve l'ordine di predicare la penitenza; predice l'apparizione dell'anticristo, le sue lotte contro E. ed Enoch, la sua sconfitta, la venuta del Messia e il regno millenario dei sant

i. Nel testo attuale è certamente di origine cristiana, ma sembra supporre uno scritto giudaico, il quale, molto antico, pare sia alla base di tutti questi testi

Vedi tav. XVIII.

BIBL.: E. Schürer, Geschichte des jüdischen Volkes, III, 3ª ed. Lipsia 1898, pp. 267-72, con bibliografia ed ampia trattazione: G. Steindorff, Die Apokalypse des Elias, eine unbekannt Apokalypse und Bruchstücke der Sophonius-Apokalypse. Koptische Texte. Uebersetzung. Glossar (Texte und Untersuchungen, nuova serie, 2, III a), ivi 1899; J. B. Frey, Apocryphal, in DBs. I, coll. 456-458; D. De Bruyne, Epistola Titi, discipoli Pouli, De disparitione Sanctimanii, in Revue bendictique, 37 (1925), pp. 47-72. Un papiro greco pubblicò E. Pistelli, Pubblicazioni della Società italiana per la ricerca dei papiri greci e latini in Egitto, I, Firenze 1912. Cf. inoltre: E. B. Allo, Première Epltre aux Corinthiens, Parigi 1914, pp. 43-44; L. Venard, Citations de l'Ancien Testament dans le Nouveau Testament, in DBs. II, col. 29.

Francesco Spadafora

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“ELI, TOMMASO.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 164. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/eli-tommaso.