EGIDIO da Viterbo. – Teologo e filosofo agostiniano, n. in Viterbo nel 1469 dalla famiglia Antonini, m. il 12 dic. 1532. Frequentò a Padova le lezioni di Agostino Nifo, in un eremo dell’Istria ascoltò quelle di Domizio Gavardo in infine a Firenze fu alla scuola del Ficino, di cui divenne uno dei migliori discepoli.
Tornato in Roma neoplatonico convinto, a quel sistema ispirò le sue lezioni, sostenendo con grande onore pubbliche disputo. Iniziò ben presto la sua carriera di oratore a Firenze, sotto la guida di fra’ VEZZOLANO (v.), ed acquistò subito celebrità, Partecipò, ma con moderazione, alla campagna contro il Savonarola, verso il quale, in seguito, cambiò alquanto opinione e controgno, sino a manifestare una certa stima per lui. Dopo la tragica fine del frate, fece lunga dimora a Napoli, dove fu eletto membro dell’Accademia Pontaniana.
Nel 1506 Giulio II lo designò come vicario apostolo a reggere l’Ordine, di cui nel 1507 fu eletto, nonostante la sua riluttanza, generale. Grande fu la sua attività anche perché la S. Sede spesso gli affidava delicati incarichi. Con zelo e carità attese alla restaurazione della disciplina monastica al riordinamento degli studi.
E. tenne il discorso inaugurale del V Concilio Lateranense, il 3 maggio 1522: parlo con nobile francese dei mali della Chiesa, suscitando nell’assemblea profonda commozione. Nel luglio del 1517 fu creato cardinale da Leone X; più tardi gli fu data in amministrazione la diocesi di Nepi, e poi quella di Viterbo – Tuscanìa.
EGIDIO MARIA di SAN GIUSEPPE, beato, Francesco, al secolo Francesco Antonio Pasquale, n. a Taranto il 16 nov. 1729 da Cataldo Pontillo e Grazia Procaccio, m. a Napoli il 7 febbr. 1812. Esercito, da giovane il mestiere del padre (funario); nel febbr. del 1754 per soprannaturale ispirazione, vestì l'abito religioso nel convento di S. Pasquale a Taranto in qualità di fratello laico. Emessi i voti religiosi il 28 febbr. 1755, fu trasferito al convento di S. Maria delle Grazie a Squinzano e, poco dopo, a quello di S. Pasquale a Chiaia in Napoli, dove dimorò sino alla morte.
Virtuoso e pio sin da fanciullo, si distinse per l'eroismo di tutte le virtù cristiane e religieose, particolarmente per lo spirito di orazione, l'umiltà e la semplicità, si da destare, in tutti grande ammirazione, specialmente nel popolo napoletano con il quale ebbe frequenti contatti esercitando l'ufficio di portinato e cercatore. Ebbene il carisma della profezia ed operò anche in vita molti miracoli, tra cui la risurrezione di qualche defunto e la guarigione di moribondi. Venne perciò salutato tumulatura. Pio IX lo beatificò il 21 nov. 1886.