EMANUELE FILIBERTO, duca di Savoia. - N. a Chambéry il 19 ott. 1528, m. a Torino il 30 ag. 1580. Dopo la morte dei fratelli maggiori, abbandonò la carriera ecclesiastica a cui era destinato; nel 1553 alla morte del padre Carlo II ebbe il ducato.
Questo però era stato nel 1536 invaso ed occupato da Francesco I e poche città erano rimaste al duca. E. F., dopo avere con il padre ramingato a Vercelli e poi a Nizza, nel 1545 partì per la corte di Carlo V nel cui appoggio sperava per la riconquista dello Stato. Nell'esercito imperiale combatté ad Ingolstadt e in Mühlberg, poi diventò comandante supremo dell'esercito spagnolo di Fiandra ed il 10 ag. 1537 riportò la famosa vittoria di S. Quintino. La Francia acconsentì nella pace di Catau Camprèsis (1559) restituire a E. F. i suoi Stati. La riconquazione però non fu facile: nel 1559 J. F. poté ricoprire Vercelli, solo nel 1563 entrò in Torino. La politica di E. F. dopo la riconquista dello Stato fu necessariamente pacifica. Tra la monarchia francese ed il blocco austro-ispano non era facile conservare il giusto equilibrio e qui si mostrò tutta l'abilità di E. F.
L'opera però maggiore di E. F. è la più gloriosa e quella della ricostruzione dello Stato sabaudo-piemontese dopo le attuale della occupazione straniera. Trasportata stabilmente la capitale a Torino, E. F. indirizzò la sua opera a farci dello Stato suo una potenza italiana. Ne curò molto l'unificazione eliminando municipalismo e regionalismo nella vita legislativa, nella amministrazione e nelle finanze. Prudentermente iniziò l'organizzazione di un esercito stabile a difesa della indipendenza del paese. Già nel 1560 decretò l'abolizione della servitù della gleba; contro le tendenze naturali della popolazione si sforzò di creare in Piemonte una industria per redimere il paese dai legami con l'estero; riorganizzò le finanze.
Nel campo religioso, pur comportandosi come principe cattolico, sfuggì alle pressioni della Curia romana e dei governi di Madrid e di Parigi che avrebbero voluto una politica di persecuzione degli eretici. A più riprese parve accingervisi, ma sempre si arrestò sebbene molto desiderasse ricuperare la calvinista Ginevra. Ai valdesi assicurò la libertà religiosa nelle loro valli con l'accordo di Couvoir (1561). - Vedi tav. XXI.