EMILIANI-GIUDICI, PAOLO

EMILIANI-GIUDICI, PAOLO. - Letterato, n. a. Mussoneli (Caltanissetta) il 3 giugno 1812, m. a Ore (Hastings) il 14 ag. 1872. Domenicano, insegnò filosofia nel convento palermitano dell'Ordine, che in seguito abbandonò, stabilendosi in Toscana per sottrarsi alla polizia borbonica. Professore di eloquenza nell'Università di Pisa, si dimise perché accusato di tendenze protestanti; quindi insegnò estetica nella Accademia di belle arti in Firenze. Fu deputato al Parlamento. A lui si deve in gran parte l'istituzione della cattedra dantesca fiorentina (1859), alla quale fu chiamato G. B. Giuliani.

Scrisse la Storia politica dei municipi italiani (Firenze 1851), la Storia del teatro d'Italia, con un'appendice di sacre rappresentazioni (Milano 1860), e traduce la Storia d'Inghilterra di T. B. Macaulay (Firenze 1852-53). La sua opera maggiore rimane però la Storia delle belle lettere in Italia (Firenze 1844), ristampata col titolo di Storia della letteratura italiana (ivi 1855), la quale conclude orizzontalmente la problematica storiografica del primo Ottocento, in una sintesi lucida, anche se non sempre valida, del travaglio letterario italiano, determinato, secondo la visione anticlericale dell'autore, nelle sue fasi di splendore di decadenza, dal sormontare, rispettivamente, delle idee ghibellina e guelfa, in perenne antagonismo. Nonostante i suoi limiti, dovuti alla fluttuazione tra l'interesse per i valori espressivi e quello per i valori contenutistici, alla passione architettonica non sussidiata da un'adeguata base analitica, alla sostanziale sordità per i genuini valori poetici e psicologici dei singoli scrittori, la Storia costituisce una dei più notevoli tentativi predestinati di confrontazione sistematica della vicenda letteraria.

Bibl.: E. Camerini, Nuovi profili letterari, II, Milano 1875, p. 226 seq.; G.

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EMMA DI GURK - EMMAUS

geno, Eusebio di Cesarea, s. Girolamo, Sozomeno) fino all'epoca crociata conosce soltanto l'E.-Nicopolis e non trova inverosimile che i due pellegrini evangelici abbiano percorso fra andata e ritorno, in un solo pomeriggio, 320 stadi e cioè 60 km.

I Crociati in un primo tempo riconobbero il Castellum E. a Qoloniijeh, distante 30 stadi da Gerusalemme, nel luogo detto oggi Abū Gōs, dove si conserva la chiesa costruita nel 1745 dagli Ospitalieri sopra la cosiddetta "fontana di E." Nel 1772 il pellegrino Teodorico vi indicava il Castellum E. quod moderni Fontenod voent. Ma più tardi (la documentazione comincia nel 1828), tutti i pellegrini indicano e visitano l'E. evangelico ad un villaggio n. 11 km. (= 60 stadi) a nord-ovest di Gerusalemme, detto dagli Arabi el-Qubejbeh.

Le imponenti rovine di "Amwas, ove valenti archeologi hanno riconosciuto una chiesa a tre assidi, sorta nel sec. III, con trasformazioni nel sec. VI e nel XII, non hanno offerto nessuna attestazione positiva in relazione al fatto evangelico e non mancano dei tecnici che vi riconoscono un monumento romano adattato nel sec. IV o vi in chiesa. A el-Qubejbeh, che recenti scavi hanno mostrato già abitati all'epoca macedonica, nel 1901 fu dai Padri francescani riedificata la chiesa crociata, su resti d'epoca bizantina, con inclusi nella navata settentrionale i muri di una casa che i pellegrini dicevano quella di Cleofa. Il Juogo, sebbene in armonia con la cifra 60 stadi e con le circostanze della narrazione evangelica, manca però di una tradizione toponomastica, per quanto sia significativo che i Crociati lo designassero come Castellum E., e di un consenso archeologico sull'antichità dei resti della casa, detta di Cleofa, e della primitiva costruzione della chiesa.

Bibl.: L.-H. Vincent, F.-M. Abel. E., sa basilique et son histoire, Parisi 1932; D. Baldi, Enchiridion Lectorum Sanctorum, Gerusalemme 1933, p. 597; B. Biagini, I monumenti di Ramses ed Qubejbeh e dei dinanzi, ivi 1947. Donato Baldi
Bibl.: Tutto il materiale storico sulla vita e sul culto si trova riunito nella Positio super Casu excepia (S. Rit. Congreg. Sezioni Hist., 36), Città del Vaticano 1937; J. Löw, S. Hemmabüchlein, Klagenfurt 1931; D. Visser, Hemma vom Gurk, 2a ed., Monaco 1939; A. Krause, Sankt Hemma, Mödling 1949. Giuseppe Löw verso E. e la cena.