ESODO (ἐξοδός « uscita »). - Pentateuco (v.), così chiamato dai Settanta per l'argomento della prima parte; in ebraico, dalle parole iniziali, semoth (« nomi ») o vev'ellet semoth (« e questi sono i nomi »). Dopo il breve esordio (1, 1-7) di collegamento con il racconto di Geneti, ha tre parti: l'uscita degli Ebrei dall'Egitto (1, 8-12, 16); il loro viaggio sino al Monte Sinai (13-18); l'alleanza sinaitica (19-40). È la storia dell'origine del popolo eletto, scritta dallo stesso suo condottiero.
Dopo la 10a piaga il Faraone non solo permise, ma ordinò che gli Israeliti partissero quella stessa notte dall'Egitto (Pasqua: 14-15 ntsdn), e questi presero la « via del deserto » verso il Mar Rosso. Da Ramesse vennero a Socoth, ove Jahweh diede la legge sulla Pasqua (12, 43 agg.) e impesa l'obbligo dell'offerta dei primogeniti (15, 2). Da Socoth giunsero a Etham, all'estremo confine del deserto: il Signore li precederà per insegnare la via, con la nube, di giorno oscura e di notte infuocata. Furono poi obbligati a tornare indietro e ad accomparsi davanti a Philahirot tra Magdal e il mare, di fronte a Beelsephen (14, 2). Le identificazioni topografiche sono assai incerte, anche per il luogo del passaggio del Mar Rosso.
Fa difficoltà la cifra di 600 mila Israeliti atti a portare le armi (12, 37), che implicherebbe un popolo di complessivi 2 milioni di Israeliti nel deserto; taluni risolvono

Sulla sponda est del Mar Rosso gli Israeliti si trovarono nel deserto Sur o Erham; raggiunsero Mara, andi Elim, ove erano 12 fonti e 70 palme; di là parturono e giunsero nel deserto di Sin, dove furono saziati di quaglie e ricevettero la manna (16-35). Indi vennero a Daphne e Alus, poi a Raphidim; CAMITI (v.). Sinai (v.), al 3° mese dall'uscita d'Egitto si attendarono di fronte al monte, su cui Dio diede la Legge a Mosè e strinse alleanza con Israele, che divenne «il popolo di Jahweh» (16, 5-6).
La persuasione dell'origine mosaica tramandatasi in Israele (Ios. 1, 7 sg.; 8, 30-35; I. Reg. 2, 3) è accolta nel Nuovo Testamento (Mc. 12, 16 - Ex. 3, 2.6). L'autorità storica dell'E. è supposta e affermata da tutto il Vecchio Testamento: la schiavitù e l'uscita miracolosa dall'Egitto vi sono spesso ricordate (p. es. II. 43, 16; 51, 10; Ps. 66, 6; 78, 13; 106, 9; 114, 3); Mosè (v.) emerge nella storia d'Israele come liberatore, formatore dell'unità nazionale e legislatore; il culto ebraico si formò di feste (Pasque e Pentecoste) e usi (azzini, offerta dai primogeniti) intimamente connessi con l'E. Inoltre, molte prove interne di autenticità fornisce il libro stesso: carattere ebraico di molti brani (Decalogo, cantico di Mosè [Ex. 15], e codice dell'alleanza). La piena consonanza delle vicende narrate in E. con l'ambiente egiziano conferma l'origine antichissima del libro.
La scuola «critica» di J. Wellhausen (v. PENTATEUCO) ha applicato al libro dell'E. la distinzione delle fonti, riferendo, p. es., a J 7-10 (insieme con E e P) e 33, 12-34, 28; Decalogo (v.) e il «libro dell'alleanza» (20, 1-24, 8); a P 6, 2-7, 13; 25-31; 34, 29-30, 36. Attribuisce a Mosè solo la descrizione della strage degli Amaleciti (17, 24), elementi del «libro dell'alleanza» (20, 23-25, 33) e della sua codificazione (24, 4-7; 34, 27). Ma l'analisi delle fonti non raggiunge risultati conclusivi, essendo assai più difficile che in Genesi distinguere tra documenti jahvistici e elohisti.
I razionalisti sostengono che i miracoli attribuiti a Mosè debbono considerarsi o storia idealizzata (interventi providenziali di Dio e favore d'Israele), o finzioni (apparizioni di Dio), o avvenimenti naturali abbelliti (le dieci piaghe, le quaglie, la manna), o leggende etiologiche per spiegare un uso o un simbolo religioso (Jahweh che fissa i caratteri sulle due tavole spiega le due pietre conservate nell'area; l'efficacia dell'agnello pasquale è insegnata dalla decima piaga). Ma le difficoltà opposte non sussistono. L'apparizione di Ev. 3, 1-6, p. es., condiziona tutta la missione e l'opera di Mosè, che senza di essa riuscirebbe inspiegabile. Quanto alle piaghe e alla manna, pur ammettendone il colore locale, il miracolo è almeno quad modum o praeter naturam. Il miracolo passaggio del Mar Rosso è tale fatto storico da non poter essere soppresso senza scuotere tutto l'edificio del Vecchio Testamento (Ex. 14; 15, 4; 22; Num. 33, 8; Deut. 11, 14; Ios. 2, 10; 4, 24; 24, 7; Ps. 105 [106], 8; Id. 11, 16; Neh. 9, 11; Sap. 10, 8; I Mach. 4, 9; Act. 7, 36).
Centro e base Decalogo (v.), inciso nella pietra. Il primo nucleo si accrebbe per l'ecessione di altre leggi, richieste da circostanze varie e dall'organizzazione progressiva della nazione. Frammista e compenetrata con le prescrizioni sociali, la legislazione contiene molte prescrizioni liturgiche, tra cui i capp. 25-31 (descrizione) e 36-40 (esecuzione) circa il culto nel santuario portatile («tabernacolo»); AREA (v.) dell'alleanza, la manna, candelabro (v.), il tabernacolo (v.), le vesti e suppellettili sacre.
Principali verità insegnate nell'E. sono: l'unità e la spiritualità (proibizioni delle immagini) di Dio; l'alleanza con Dio. Vi è disciplinata la morale e stabilito il culto esterno.
Sina: F. Hummelauer, Cones, in Ex. et Lev., Parigi 1897; A. Mallon, Les Hébrons en Egypte, Roma 1921; id., Exode, in DBs. II, coll. 1333-42; B. Ubach, L'Esode-El Levite, Monserrat 1927; G. Ricciotti, Storia d'Israele, I, Torino 1932, p. 201; seg.: A. Bea, De Pentateucho, in Institutiones Biblica, II, 1, 2ª ed., Roma 1933; P. Heinrich, Das Buch Exodus, Bonn 1934; A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A. A.