EUGENIO III, PAPA

EUGENIO III, PAPA. - Al secolo Pietro Bernardo, n. n. di dintorni di Pisa, n. a. Tivoli l'8 luglio 1553. Fu canonico della cattedrale dell'asola città e poi, a Chiaravalle, monaco e discepolo di S. Bernardo, donde passò come abate al monastero di S. Vincenzo ed Anastasio a Roma. Alla morte di Lucio II fu eletto all'unanimità papa il 15 febbr. 1145, ma per l'opposizione del Senato dovette fuggire a Fura, dove fu consacrato il 18 successivo. D'indole mite, dovette affrontare i moti popolari suscitati da Arnaldo da Brescia, che infiammava i Romani per la restaurazione della Repubblica. Il suo primo pensiero fu quello di rientrare a Roma.

Da Viterbo, dove s'era rifugiato dopo la consacrazione, con l'aiuto dei nobili, del contado della città di Tivoli riuscì ad accordarsi con il popolo mantenendo nella città il Senato ed il prefetto, e nel Natale del 1145 entrò a Roma accolto in trionfo. Lo discordie cittadine però ricominciarono, ed E. nel marzo del 1146 fu di nuovo costretto a partire; passando per Sutri, Viterbo e la Lombardia, recò in Francia. Durante la sua assenza Arnaldo, che aveva già una volta ottenuto il perdono, ricominciò a sollevare il popolo contro l'autorità pontificia; fu proclamata la Repubblica, mentre venivano saccheggiate le case dei nobili, dei cardinali e le chiese. In Francia E. presiedette parecchi sinodi occupandosi della riforma ecclesiastica; condannò gli errori di Gilberto de la Porrèe ed Eudo di Stella e promosse la seconda Crociata, la cui predicazione fu affidata a S. Bernardo. Verso la fine del 1149, con l'appoggio di Ruggero II re di Sicilia, poté rientrare a Roma, ma dovette ripartirne nel maggio del 1150, vagando per le città del Lazio, Stanco della gravosa protezione di Ruggero, cercava di accostarsi a Corrado III di Germania, che preparava una spedizione in Italia, ma la morte di questi impedì ogni accordo. Nel dic. del 1152 E. poté ritornare a Roma, travagliata sempre dalle mene di Arnaldo, e nel marzo del 1153 stipulò un trattato con Federico Barbarossa, mediante il quale l'imperatore si impegnava a ristabilire l'autorità pontificia a Roma, mentre E. gli prometteva la corona imperiale. E. però moriva poco dopo. Fu sepolto in S. Pietro. Pur vivendo in tempi difficili, coltivò sempre le virtù religiose, traendo forza ammirabile di resistenza dagli insegnamenti del suo maestro S. Bernardo, che gli aveva dedicato l'opera De consistatione, proponendogli i metodi da tenere nel governo della Chiesa. Nel 1872 Pio IX ne approvò il culto di beato.

BML.: Jaffé-Wattenbach, 8714-0735; Hefele-Leclercq, V, pp. 795-847; M. Jacham, Geschichte des Lebens und der Verleihung des sel, Papstes Evangelist III, Augusta 1873; G. Sainati, Vita del b. E. III, Monza 1874; H. Gleber, Papst Eugen III, 1913-1916.

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EUGENIO III, PAPA. - Registro delle lettere di E. III (scc. XII) Biblioteca Vaticana, cod. Var. lat. 1362, f. 1'.