FETICISMO

FETICISMO. - Il termine di fetico (incanta-
mento, amuleto), parola derivata dal latino factitius
(cf. italiano fattura), fu attribuito dai Portoghesi,
giunti nel sec. XV sulle coste dell'Africa occidentale,
a certi oggetti (alberi, pietre, conchiglie, artigli,
bastoni, vasi, ecc.), verso i quali i negri dimostravano
particolare venerazione. Disgraziatamente il termine
feticcio, benché usitatissimo, non ha mai avuto una
significazione scientifica ben precisa e comunemente
accettata, ed ancor meno ne ha avuto il suo derivato
f., coniato da Ch. de Brossea (v.). Anzi, a quest'ultimo
termine sono stati dati il più vario significato e la più

varia estensione, in relazione a diverse teorie evolu-
zionistiche della storia delle religioni.

Il De Brossea (Da culte des dieux fétiches, Parigi 1760)
ritenne che il f. derivato da un vago sentimento di paura,
fosse stato, insieme al sabesimo astrolatrico, lo stato ini-
ziele dello sviluppo religioso dei popoli pagani. N. S.
Bergier (L'origine des dieux du paganisme, ivi 1767) mise
in rilievo come f. e astrolatria dipendessero da una ten-
denza a vedere le cose come animate da geni e spiriti.
Chi maggiormente contribuì a dare al f. quel significato
del tutto generico e convenzionale che troppo spesso gli
viene attribuito, furono soprattutto A. Canute (Cours de
philosophie positive, ivi 1830-42) e J. Lubbock (The origin
of civilization, Londra 1879). Il primo, interpretando il f.
come la manifestazione più elementare e indeterminata
di spirito religioso, lo pose all'inizio della scala evolutiva
delle religioni, allargando ancora, per esigenze sistema-
tiche, il significato di feticcio, fino a comprendervi anche
i cosiddetti grandi feticci: sole, luna, terra; il secondo
fece succedere a un preteso ateismo primitivo, inteso come
mancanza di idee precise intorno alla Divinità, il f. defi-
nito come lo stato nel quale l'uomo suppone di poter
forzare la divinità a soddisfare i suoi desideri. La natura
puramente astratta e aprioristica di queste scale evolutive
doveva fatalmente cedere di fronte al progresso degli studi
etnologici: il primo a scomparire per sempre, come sup-
posta fase a sé nella storia religiosa della umanità, fu
proprio il f. E. B. Tylor interpretò il f. nel quadro della
teoria generale dell'animio (v.) da lui elaborata (Pri-
mitive culture, II, Londra 1872, cap. 14). Secondo lo
studioso inglese, un oggetto sarebbe da considerarsi fe-
ticcio qualora si ritenga che uno spirito è incarnato in
esso, o che agisce o comunica attraverso di esso e qualora
l'oggetto, conseguentemente, sia trattato come fornito di
coscienza e potere. Il Tylor esclude dalla qualifica di
feticci gli oggetti che costituiscono dei semplici segni,
con pura significazione ideale, né la virtù del feticcio va
condusa con un'impersonale efficacia magica immanente
nell'oggetto. Naturalmente lo spirito che anima il feticcio
può essere anche quello di un defunto: in tali casi il
feticcio è costituito spesso da resti del corpo del morto,
in particolar modo dalle ossa o dal cranio. L'interpre-
tazione data dal Tylor al fenomeno del f. ha certo degli
elementi di validità, ma non appare completa. Già A. Lang
(The making of religion, ivi 1898) ed altri insistessero su
tali punti non sviluppati dal Tylor: sarebbero particolari
ragioni di strancazzia o di esperienza quelle che inducono
a riconoscere un oggetto come feticcio, investito di vitalità
a potere. Ulteriori limitazioni alla validità dell'interpre-
tazione animistica del f. dovevano essere introdotte dalla
teoria successivamente affermatasi di uno stadio pre-
animistico, nello sviluppo dei concetti religiosi. In realtà,
una dicotomia così completa tra anima e corpo, e soprat-
tutto una duplicità universalmente estesa anche agli og-
getti fisici, come quella postulata dal Tylor, non sembra
aver potuto essere propria del primitivo, e tanto meno la
sorgente del suo patrimonio concettuale psicologico a
religioso. Per quanto riguarda la realtà fisica, il primitivo
si sarebbe limitato a vedere una personalità viva, favore-
vole o sfavorevole secondo i casi, intorno a quelle località
o in quegli oggetti che più si imponessero alla sua mera-
viglia o che avessero misteriosamente o inaspettatamente
influito sulla sua esperienza. Solo in seguito lo sviluppo
ulteriore della teoria degli spiriti naturali a delle anime
dei defunti, a la pratiche magiche connesse al loro trat-
ramento, avrebbero portato il f. al suo carattere spesso
particolarmente evidente di animismo degradato e con-
taminato di magismo.

Ai negri della Guinea occidentale, per limitarsi ai
popoli più evidentemente dediti alla pratiche feticciate, è
familiare la nozione di un Essere Supremo, che, dopo
aver creato il mondo, se ne sarebbe ritirato, lasciando
che esso venisse governato da spiriti. Questo Essere Su-
premo non è mai raffigurato con idoli, e non è invocato
che in momenti eccezionali, con brevi e spontanee for-
mole di preghiera. È agli spiriti, invece, e alle anime
dei defunti, che il negro ricorre continuamente, soprat-

Article illustration
FETICISMO - Feticcio di Mayombe dell'Africa occidentale.
(Int. Gab. lat. sec.)
tutto per stornare da sé le conseguenze di una loro eventuale malvolenza. Questi spiriti possono vagare o abitare in località particolarmente adatte (alberi imponenti, caverne, rupi ecc., o, trattandosi di defunti, villaggi o tombe), anche negli oggetti feticcio (gri-gri, ju-ju, ecc.); inoltre, essi possono essere localizzati in tali oggetti per periodi più o meno lunghi dalle arti di un medico-stregone (ugango). Naturalmente, dagli indigeni si distingue bene ma l'oggetto fisico e lo spirito che lo anima; questo può abbandonare l'oggetto, che allora perde ogni valore, né mancherebbero mezzi (prova del fuoco od altro) per assicurarsi della presenza dello spirito. I feticci, che ricevono aspersione di liquidi (rham, vino di palma, ecc.), possono essere individuali (portati indosso o in appositi involucri), familiari o appartenenti alla collettività (conservati in particolari edifici).

Da quanto si è detto, risulta chiaramente che il f. non costituisce un tipo di religione a sé, se tratta invece di un fenomeno secondario nelle sue manifestazioni più appariscenti, chiaramente degenerativo, che si riconnetta concettualmente ad altri fenomeni religiosi o magici e che, lungi dall'escludere la religione o precederla coesiste, nelle medesime popolazioni e ambienti culturali, con la credenza in un Essere Supremo, creatore della natura.

Tracce di f. inteso nel senso sopra chiarito possono venire riscontrate presso vari popoli dell'antichità e contemporanei; la sua terra classica è l'Africa Occidentale (particolarmente l'alta Guinea), ma si ritrova anche, in una forma o nell'altra, nelle due Americhe, in Polinesia, in India e altrove.

Brm.: Oltre alle opere citate cf.: F. H. Cushing, Zuni feticus, in Annual report of the bureau of ethnology, 1880-81, p. 9 sgg.; M. H. Kinsley, West african studies, Londra 1869;

R. H. Nassau, Fetishism in West Africa, ivi 1904; A. C. Haddon, Magic and fetishism, ivi 1906; A. Le Roy, La religion des primitifs, Parigi 1909; J. T. Driscoll, Fetishism, in Cath. Esc., VI, pp. 52-58; W. G. Aston, Fetishism, in Enc. of Rel. and Eth., V, pp. 894-905; C. K. Meek, The northern tribes of Nigeria, Oxford 1925; W. Schmidt, Der Ursprung der Gottesidee, I, Münster in V, 1912; P. Amaury Talbot, The peoples of southern Nigeria, Oxford 1926; D. Westermann, Gottesvorstellungen in Oberguinea, in Africa, 1 (1928), pp. 189-200; W. Schmidt, Manuale di storia comparata delle religioni, Brescia 1928.

Ugo Bianchi

Cite this article

“FETICISMO.” Enciclopedia Cattolica, vol. V (1950), p. 730. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/feticismo.