FIORENZO DI LORENZO

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FIORENZO di LORENZO. - Fioretti, n. a. Perugia ca. il 1445, m. prima del 1525. Educato nell'ambiente tradizionalista umbro che aveva in Niccolò da Foligno e nel Bonfigli i rappresentanti più autovevoli, conosciuta l'arte di Pietro Perugino, allora che questi, intorno al 1470, tornò a Perugia ricco delle esperienze fatte a Firenze e ad Arezzo presso Piero della Francesca, si volse verso il fare di quel grande maestro. Malgrado ciò, nella sua pittura F. di L. conservò sempre un gusto un po' provinciale, aspro e dolce insieme, ed una meticolosa cura artigianesca che rappresentano le caratteristiche essenziali del pittore e, in certo senso, i suoi pregi maggiori.

Fra le opere più antiche di F. di L., in alcune delle quali egli mostra anche di accostarsi al fare di Benozzo Gozzoli e del Pinturicchio, va ricordato particolarmente il trittico con la Madonna, il Bambino e quattro santi, proveniente dalla Confraternita della Giustizia e ora nella Pinacoteca di Perugia, ove il pittore è ancora legato ai modi tradizionali. Uno sviluppo del suo stile in senso peruginesco è invece evidente nell'altra tavola della Pinacoteca perugina con l'Adorazione dei pastori, nella Madonna della Misericordia della chiesa di S. Francesco a Montone, datata 1482, nella Madonna con il Bambino, s. Sebastiano e s. Cristoforo dell'Istituto Städell di Francoforte sul Meno, nel S. Girolamo nell'Università di Yale, nel Tabernacolo con i SS. Pietro e Paolo, nel pentitico con la Madonna e quattro santi, proveniente dalla chiesa della Misericordia ed ora nella Pinacoteca di Perugia, ed in numerose altre tavole che gli vengono assegnate dai molti studiosi che si sono interessati del modesto ma avvincente pittore. - Vedi tav. LXXXIX.

Fioretto di S. Francesco - Fine del cap. 7 e inizio dell'8 dove si tratta della Quaresima fatta da s. Francesco in un'isola del lago di Perugia e del discorso di s. Francesco a frate Leone sulla perfetta letizia - Biblioteca Vaticana, cod. Vat. lat. 10101, f. 30r (sec. XV).

messo il detto paolino: «Mihi absit gloriari nisi in cruce Domini Nostri Jesu Christi». Tale significato è tanta efficaci su lettori di ogni mentalità, specie acatolici, non si spegne- rebbero senza un adeguato valore estetico. I F, sono un gioiello d'arte. La traduzione non fa che riportare al cono- pimento originario (in volgare) l'essimale latino degli Attus e trasfonde nel periodare semplice, terso, ora veristico e intimo, ora soave e lirico, il candore e l'ardore dei primi francescani e l'incanto di una santità, che ama Dio senza rinnegare la vita.

BIBL.: Edd. moderne dei F., notevoli per introduzione e commento, sono quelle curate da: A. Cesari, Verona 1822; L. Manzoni, Roma 1901 (secondo il codice di Amoreto Man- nelli del 1396. il più antico); A. Della Torre, Torino 1909; F. Maggini, Milano 1923 (con buone note filologiche e riferi- menti a Dante); M. Cusella, Firenze 1926 (con ricostruzione critica del testo); B. Bughetti, ivi 1926 (integrata dalla trad. di 20 cap. aggiunti e di altri testi del francescaneismo primitivo e corredata di ottime note storiche); A. Gennelli, Milano 1945 (con interpretazione spirituale dell'opera); G. Getto, ivi 1946. Studi: intorno al testo e ai suoi autori: B. Bughetti, L'Athenaei, 1931-33; id., Una nuova compilazione di testi intorno alla vita di S. Francesco, ibid., 20 (1927), pp. 321-33; id., Una nuova traduzione degli Attus e accoppiata ad alcuni capi, dei F., ibid., 21 (1928), pp. 515-32; 22 (1929), pp. 63-13; id., Descriptio novi codicis Attius B. F., exhibentis, ibid., 23 (1930), pp. 412-38. Valutazione estetica: A. Momigliano, Studi di poesia, Bari 1938, pp. 10-20; F. Flora, Storia della lett. it., I, Milano 1948, pp. 338-40.