FINESTRA. - Apertura a tutto spessore in un muro, fatta per l'accesso della luce. Può essere composta da un solo, due o più elementi che diconsi luci (monofora, bifora, trifora, polifora). I due lati verticali della f. diconsi stipiti, spalle o piedritti:
su di essi si appoggia il lato orizzontale superiore che è chiamato a reggere il peso del muro soprastante; esso è detto architrave, ed è spesso sostituito con elemento ad arco. Gli stipiti si appoggiano sulla linea del lato orizzontale inferiore, che è detto linea di parapetto a di davanzale. Le due facce degli stipiti divergenti verso l'interno diconsi sguanci. La f. poi si completa con gli infissi di chiusura ed apertura: le persiane o gelosie, gli sportelli a vetro; le

La proporzione e la forma della f. dipendono da vari fattori, che vanno dal sistema costruttivo adottato al peculiare carattere della costruzione, che esige di volta in volta attuazioni diverse; mentre la decorazione trova le sue origini nella fantasia qualche volta incline a soluzioni lontane dalla funzionalità.
Nel modo architravato, la decorazione più antica consiste nella posizione in evidenza dell'architrave, sotto il quale gli stipiti ora sono in linea con il muro, ora invece sono aggettanti, costituendo con l'architrave una forma unica, sporgente, che si dice mostro. Nell'architettura classica all'arco è sovrapposta una cimasa, spesso decorata, talora sorretta da mensole. La massima ricchezza decorativa si ha nella f. a tabernacolo, in cui la luce appare al centro di una vera e propria costruzione architettonica. Riguardata esteticamente nella composizione della facciata, la f. ha un'importanza essenziale e spesso le dà un tono singolare per la disposizione dei vuoti, rappresentati appunto dalle f. sul pieno del muro. Il carattere stilistico delle varie epoche si manifesta, dunque, anche nella distribuzione ritmica o aritmica dei vari saurali. Così mentre nel Rinascimento generalmente si rispettava la simmetria (un numero pari di f. è ordinato ai lati della f. centrale e dominante), nel medioevo si tende invece a una disposizione asimmetrica: variano le forme e le dimensioni delle varie f. che talora accompagnano la varietà di volume degli ambienti cui danno luce. Dalle primitive forme, rettangolari e trapezoideli (meno comuni), si passa, nel periodo gotico, ad altre forme più slanciate e polifore, caratterizzate dalla presenza di archetti, ornati da triiobi, a terminanti e cuspide.
Nel Cinquecento la f. raggiunge, sull'esempio dell'antichità, una lineare elegante semplicità di strutture e il tipo architravato torna in auge, con le proporzioni composte sulla base di un doppio quadrato contornato da una mostra, da una contro mostra e da una cornice.

Nel tempo nostro anche la f. risente della generale tendenza alla semplificazione, che si manifesta in tutta l'architettura. Scompaiono, e si riducono al minimo, le decorazioni. Sulla facciata liscia la f., perso ogni valore plastico, ne assume uno volumetrico come vuoto in contrapposizione al pieno circostante ed anche uno cromatico come zona actua contrapposta al colore chiaro dell'intonaco. - Vedi tav. LXXXVIII.