FOURIER, FRANÇOIS-CHARLES. - Economista francese, a tendenza socialista, del socialismo che Marx caratterizzò «utopistico». N. a Besançon il 7 apr. 1772 e m. a Parigi il 10 ott. 1837. Da giovane viaggiò moltissimo, interessandosi ai problemi che agitavano il suo tempo. Come i sansimoniani, egli ritenne infecendo il principio di uguaglianza di natura per la soluzione dei conflitti tra padroni e lavoratori, e con un ottimismo che è al fondo dei sistemi dell'Owen e del Cabet e risale, attraverso lo Smith, il Malthus e il Bentham, fino al Rousseau, si trovò d'accordo col Saint-Simon nel riconoscere nell'armonia universale la nuova scienza. Più tardi si allontanò dal Saint-Simon e dall'Owen, che attaccò

Foucault. Charles-Eugene de. Rirtotto.
energicamente nel '37. Egli era convinto che tutti i mali della società vengono dall'individualismo, il quale annulla la tendenza spontanea alla convivenza; pur essendo contrario al formalismo libertario e favorevole alla concentrazione azionaria e alla particolare, si mostra oppositore di un livellamento egualitario e benevolo verso l'accordo tra capitale e lavoro. Su un piano religioso è ancora legato al pan-teismo e al teismo settecenteschi, pur non essendo, per il suo amore di società organiche, decisamente contrario al cattolicesimo.
Fin dal 1808, nella sua Théorie des quatre mouvements, sostenne l'utilità della cooperazione e delle unioni industriali; la dottrina però si presentò completamente nel 1829, quando iniziò la pubblicazione dell'opera Le nouveaux monde industrial et sociétaires. Il suo progetto presentava la necessità della sostituzione dello Stato con tante comunità produttrici, dette «falingi», di ca. 1600 persone ciascuna. Ad ogni falange era assegnato un «fanasterio», cioè una casa comune con un congruo appezzamento di terra in coltivazione. Il lavoro principale era quello agricolo, ma era previsto che gruppi di lavoratori attendessero ad altri mestieri. Ogni famiglia, con bigiari, arti particolari di poligamia e di poliandria, aveva nel filantropo la sua abitazione particolare, e, sempre nel 'l'ambito del filantropo, la proprietà personale era riconosciuta. Era pure ammessa la retribuzione del capitale sociale con il conferimento immobiliare e finanziario dei singoli soci e rappresentato da azioni garantite da ipoteca sulla proprietà generale della società. Queste idee, però, erano fondate su di un partenariato naturalistico, travolgenti le nozioni di Dio, della creazione, dell'anima, della legge morale e del dovere di osservarla. L'opera fu messa all'Indice (dec. 29 genn. 1835). Non era però necessaria essere azionisti per far parte del filantropo, nel giornale Le Phalantère ou la réforme industrielle, fondato nel 1832 e riapparso nel 1836 sotto il nome di Phalange, trasformata nel 1843 nel quotidiano La dénonciation pacifica, il F. divulgò e precisò il suo pensiero. Il successo pratico non venne a confermare tali idee. L'unico filantropo impiantato in Francia fu quello creato nel 1832 dal Bauder Dulay, presso la foresta di Rambouillet. Vi si stabilì una comunità che prestò di disperare: il capitale era inadeguato, ma soprattutto mancò fin dal primo capitolo quell'armonia che il F. aveva messo alla base del suo sistema e che era per lui un istinto della natura. Albert Brisbane (1809-90) trasportò il fourerismo (o filantropismo) in America, ed esperimenti analoghi a quello parigino furono intrapresi fra il 1840 e il 1850; ca. quaranta filantropi sorse, e il più importante fu quello di alcuni intellettuali a Brook Farm: ma anch'essi scomparvero rapidamente.
La prolatura si estende per 87.600 kmq. con una popolazione di 100.000 ab. dei quali 95.000 cattolici; è divisa in 5 parrocchie con 11 sacerdoti regolari, 6 comunità religiose maschili e 6 femminili (1949).
Bnl.: AAS, 19 (1927), pp. 81-85. Enrico Josi