GALLUPPI, PASQUALE

GALLUPPI, PASQUALE. - Filosofo, n. a Tropea, in Calabria, dal barone Vincenzo il 2 apr. 1770, a Napoli il 13 dic. 1846. Ebbe la prima formazione filosofica e matematica nella città natale e nel Semi- nario di S. Lucia del Mela, in Sicilia; frequentò poi l'Università di Napoli, dove ebbe maestro il nostro regalista Francesco Conforti. Già in Tropea il G. aveva avuto contatti con il pensiero leibniziano e dall'atmosfera teologica dell'ambiente cittadino aveva derivato un profondo interesse per i problemi di teologia, nutrendosi di forti studi biblici e patristici e fermando il proprio particolare interesse su s. Ag- stino. A queste preferenze agostiniane non era estranea l'ispirazione giansenistica della sue fonti e dei suoi maestri; e ciò spiega come la prima pubblicazione del G., la Memoria apologetica (1795), stesa per chie- rire il proprio pensiero sui rapporti fra natura e Grazia, fosse di carattere teologico, in polemica con elementi ecclesiastici cittadini.

Dallo studio della filosofia cartesiana e leibniziana il G. passò a quello di Condillac, derivandone la coscienza insieme delle necessità d'una indagine critica sul sapere e della insufficienza del sensismo; documento di questo antisensismo resta l'opuscolo Su l'analisi e su la sintesi (1807). Tra il 1807 e il 1815 il G. venne in contatto con il kantismo, del quale riconobbe la critica al dogmatismo tedesco, accettò la necessità d'un problema critico, ma rigettò la particolare soluzione aprioristica. In questo per- riodo andò precisando e maturando il proprio pensiero, delineato in un breve scritto (1815) diffuso come prefac- zione all'opera sua principale ed esposizione sistematica del suo pensiero, il Saggio filosofico su la critica della cono- scenza (6 voll., 1829-32). Pubblicò in seguito (1820-22) in sei volumi tutti gli Elementi di filosofia (Logica pura, Ps- cologia, Ideologia, Logica mista, Filosofia morale, Te- logia naturale); e nel 1827 tredici Lettere filosofiche sulle vicende della filosofia relativamente ai principi delle cono- scenze umane da Cartesio sino a Kant inclusivamente; nel 1838 fu aggiunta una Lettera XIV, nella quale veniva presentata la situazione della filosofia francese di allora; si mostrava come il processo del problemi moderni di pen- siero esigesse la soluzione propria dell'autore.

La fama ormai acquistata dal G. in Italia e fuori gli valse la chiamata alla cattedra di filosofia intellettuale e teoretica all'Università di Napoli (4 ott. 1831). Nel- nov. successivo il filosofo pronunciò un'elevata profu- sione, pubblicata poi come Introduzione e fronte delle Lezioni di logica e metafisica (4 voll., 1832-34), che costi- tuiscono il frutto del suo insegnamento accademico. Al periodo di permanenza napoletana appartengono: un volume di Storia della filosofia (1840), primo dei dodici di cui doveva risultare l'opera di quelli, oltre a quello pubblicato, resta un secondo manoscritto; i quattro volumi di una Filosofia della volontà (1832-40), opera ri- masta incompleta. Il 29 dic. 1838 l'Accademia di Francia, su proposta di V. Cousin nominava il G. socio corrispon- dente straniero, e il re di Francia, su proposta del mini- stro Guizot, lo insigniva della Legione d'onore; il G. si debetò inviando all'Accademia le Considerazioni filosofi- fiche sull'idealismo trascendentale e sul razionalismo as- sohto (1841). Oltre agli scritti ricordati, sono notevoli due opuscoli di carattere politico: Opuscoli filosofici sulla libertà individuale; Lo sguardo d'Europa sul Regno di Napoli (entrambi 1820).

Scrupoloso nel lavoro scientifico, il G. non re- cedeva facilmente dalle proprie opinioni; il suo pen- siero è cristallino, ma l'esposizione è talora sciatta e tradisce una preparazione letteraria inadeguata a quella filosofica; di animo liberal, era avverso ad ogni eccesso di giacobinismo; sinceramente reli- gioso, risentì l'atmosfera giansenistica del tempo, ma conservò sempre e approfondì negli ultimi tempi della vita una fondamentale e consapevole ortodossia cat- tolica, di cui restano documenti manoscritti nume- rosi; anzi, da una lettera al Rosmini e da un'altra ad un padre gesuita non meglio identificato, è dato rilevare un'essenziale ispirazione apologetica della sua speculazione; egli auspicava una restaurazione de- cisa dei valori spirituali e cattolici e lavorò per un porre un argine al torrente dell'incredulità figlia della falsa filosofia» (G. Di Napoli, p. 144): la generale atmosfera gnoseologica della filosofia a lui contemporanea lo determinò a sottolineare l'aspetto critico dell'indagine speculativa, ma il suo pensiero era squisitamente, se non compiutamente in linea sistematica, metafisica.

La filosofia galluppiana, qualificata dall'autore come filosofa dell'esperienza», intende, sul terreno moderno del problema gnoseologico, salvare insieme i diritti del- l'esperienza e del pensiero; contro il sensismo e l'empiri- rismo da una parte, e contro il trascendentalismo dal- l'altra, il G. afferma l'indispensabilità d'un dito on- tico colto nell'esperienza e della conseguente elaborazione spiritualizzatrice ed universalizzatrice propria dell'intel- ligenza: né pura passività del senso, quindi, né apriori- smo creativo, ma mediazione razionale dell'immediazione empirica.

Il punto di partenza è dato, con Agostino e con Car- tesio, dall'autocoscienza che coglie ed afferma un reale, il «me», che fornisce quel «lido dell'esistenza» che stava tanto a cuore al filosofo. Lunghe e penetranti sono le riflessioni sparse dal G. nelle proprie opere su questa radicalità dell'autocoscienza, la quale, se pur incline ad un eccessivo psicologismo, aborre dal coscienzialismo car- tesiano come posizione di prevalenza speculativa del co- gito. E contro la deformazione cartesiana dell'autoco- scienza, chiusa nel proprio mondo, il G. afferma che non si può avere dalle più intime umane la percezione del me- senza avere quella di un fuori di me (Saggio, III, § 1); è qui la dottrina galluppiana della percezione esterna dell'esterno, la quale, contro tutta la speculazione moderna da Cartesio a Kant e a Rosmini, è rivendicata nella sua estrasoggettività nella sua immediatezza, pur nel rico- noscimento di una sua relatività al soggetto.

un dato che sia, come realtà assoluta, l'identico o il diverso; le nozioni di sostanza e di causa sono oggettive nell'originare perché derivato da un dato, e nel valore perché corrispondono ad esso; la nozione di Dio è soggettiva nell'origine perché non deriva da un dato ma è frutto di mediazione razionale, però è oggettiva nel valore perché ad essa corrisponde una realtà che è Dio.

Sulla base di una gnoseologia realistica il G. costruisce una solida metafisica su Dio e sull'uomo, la quale, pur nelle sue lacune, è consapevolmente spiritualista ed avvia ad una dottrina etico-giuridica ispirata alla grande tradizione cristiana. È innegabile l'influenza kantiana nell'instaurazione del dovere contro il greto utilitarismo degli ideologi contemporanei; ma i giudizi sintetici a priori pratici ammessi dal G. coincidono appena nella considerazione logico-formale con quelli kantiani: cioè, il G. chiama sintetici a priori i giudizi pratici in quanto al soggetto, rappresentante un'azione umana, si congiunge il predicato d'essere, che non è identico ad esso; e mentre il soggetto dei giudizi pratici è una nozione oggettiva perché derivata da un dato percepito, il predicato d'essere è una nozione soggettiva, come quella di merito. Anche nella morale pertanto il preteso kantismo del G. è ingiustificato.

La fortuna della filosofia galluppiana, dopo un primo universale consenso, segnò dal 1860 in poi una notevole flessione particolarmente a causa dell'irruente ontologismo giobertiano legato ai movimenti nazionalistici, e nella seconda metà del secolo fu oscurata dalla ventata positivistica. Dopo la prima guerra mondiale l'interesse per la figura e per il pensiero del G. è cresciuto, come dimostrano i lavori usciti in questi ultimi quindici anni.

1915 GALVANI CESARE - GALWAY E KILMACDUAGH 1916

verità che egli fondò nel 1831 dopo l'insurrezione di Ciro Menotti e diresse per un quinquennio. Dapprima bisettimanale e quindi tristiminale, il periodico con- servò un'impronta quanto mai battagliera, contro le ideo- logie liberali. Avversò energicamente l'unità italiana, le dottrine del Mazzini, la monarchia di luglio, il partito «cristino» di Spagna, l'indirizzo liberale della Gran Bre- tagna, suscitando larga eco nel giornalismo europeo, come provano le violentissime polemiche che il G. sostenne con periodici di vari paesi.

Nel 1836, quando l'Inghilterra protestò a Modena per ulcuni scritti del G., relativi all'appoggio britannico ad Isabella II contro i carlisti, egli chiese di essere esonerato dalla direzione del giornale, che fu as- surta da Marco An- tonio Parenti. Non cessò per questo l'at- tività del G., con i numerosissimi arti- coli ed opuscoli a difesa del legittimis- smo.

BIBL.: T. Bayard de Volo, Vita di Fran- cerco V duca di Mode- na, IV, Modena 1885, pp. 305-10; P. Prunas, Dal carteggio inedito di C. G. e M. A. Pa- renti, in Miscellanea di studi critici in onore di G. Mazzoni, II, Fi- renze 1907, p. 389 seg.; E. Clerici, La voce della verità, in Nuova antologia, 217-222 (1908), p. 646 seg.