GASSENDI, Pierre. - Filosofo francese, n. il 22 genn. 1592 a Champtercier (Digne), m. a Parigi il 24 ott. 1655. Canonico e predicatore, insegnò teologia (1613) e filosofia (1616) ad Aix e successivamente, fino alla morte, matematica a Parigi.
Il suo primo scritto (1624) è contro Aristotele la filosofia scolastica (Exercitationes paradoxicae adversus Aristotelem). Nelle opere posteriori si occupa della dottrina atomistica nel tentativo, tutt'altro che geniale e critico, di rinnovare l'epicureismo: il Syntagma philosophiae Epicuri (1649) è un'esposizione della dottrina del filosofo greco, mentre il Syntagma philosophicum, l'opera principale pubblicata postuma (1658), può considerarsi in sua somma filosofia; divisa in logica, fisica ed etica, oltre ad una sezione speciale dedicata al metodo. Ma più che pur questi scritti, prolisi e macchinosi, il G. è noto ancora oggi per le sue obiezioni alle Mediazioni di Descartes e per lo scritto polemico (in risposta a Descartes) Disquisitio metaphysica, seu dubitationes et instantiae adversus Renati Carlesii metaphysicam et responsa (1644). G. più che altro, è un episodio della polemica contro la scienza cartesiana, una pagina del dibattito tra indirizzo empirico ed indirizzo deduttivo. Ammiratore di Galilei, di cui sentì l'influenza, intui l'importanza delle leggi della dinamica; rivalutatore dell'atomismo, richiamò l'attenzione su una teoria che si adattava alla nuova scienza e si contrapponeva al meccanismo geometrico di Descartes. Si aggiungeva che, comportando la teoria atomica l'ammissione del vuoto, egli veniva a sostenere filosoficamente (contro gli aristotelici e Descartes) quello che Torricelli e Pascal avevano dimostrato sperimentalmente.
Dal punto di vista più propriamente speculativo, G. presenta scarso interesse. La sua logica ha una decisa intonazione nominalistica ed empiristica, menz'che la sua fisica segue l'atomismo epicureo, ripensato secondo le teorie del tempo e soprattutto con la preoccupazione di correggere quelle affermazioni di esso che sono in più stridente contrasto con la religione. Così, ad es., ammette la creazione ex nihilo (gli atomi, ingenerati ed incorruttibili dal punto di vista naturale, sono stati creati da Dio da Dio possono essere annientati), come pure che il movimento degli atomi è causato da Dio, regolatore ed ordinatore dell'universo, Provvidenza. Sotto l'influenza di Galilei sostiene che non il movimento, ma l'impulso al movimento è costante; e, con Telesio, che tutti gli atomi hanno una loro propria sensibilità (diversa da quella degli animali e degli uomini). Principio della sensibilità è della vita è l'anima del mondo (dottrina stoica ed anche neoplatonica). Così, nella elaborazione del G., la fisica epicurea perde la sua struttura materialistica e meccanistica. Ma più che di un ripensamento critico, si tratta di un compromesso o, se si vuole, di una contaminazione di materialismo e di spiritualismo. Anche la sua dottrina dell'anima è un compromesso: oltre all'anima fatta di materia sottilissima, ve ne è un'altra nell'uomo, l'intelletto, immateriale ed immortale, da Dio creata ed infusa nel corpo (Physica, sect. III, 1. III, cap. 3). Si accorse egli stesso dell'incoerenza e tentò invano di risolverla: come si dice che l'uomo è uno, pur risultando di corpo e di anima, così l'anima è una, pur essendovi nell'uomo due anime (cf. ibid., 1. IX, cap. 2).