GEORGE, STEFAN. - Poeta, n. a Rūdesheim (Renania) il 12 luglio 1868, m. in Svizzera, presso Losanna, il 4 dic. 1933. Uno dei tre ultimi insigni poeti tedeschi, della triade che, in opposizione al naturalismo, si è riallacciata, per nobilità di spiriti e di intenti, alla grande tradizione poetica germanica.
Compiuti lunghi viaggi all'estero e studi filologici a Berlino e di storia dell'arte a Monaco, il G. - che recava in sé nativo un fondamentale nucleo lirico, un sentimento religioso dell'arte ed un aristocratico, austero, eroico stile di vita, aborrente dalla folla, come dal meccanismo e materialismo, annullanti l'individuo, con in più un risentito volontarismo nietzchiano - s'orientò verso il simbolismo e la formola l'arte per l'arte, di cui si fece propagatore in Germania con i Blätter für die Kunst (1892-1919), ma singolarmente, via via, verso la concezione del poeta quale sacerdote, anzi vate. Pur rimanendo fino all'ultimo cultore della bellezza formale, è innegabile, nella sua produzione, un evolvere verso una concretezza maggiore, sia in quanto all'oggetto che al suo contenuto spirituale, non ammette però egli altro che il valore autonomo della poesia, avulsa da fattori psicologici o storici. La sua religione della poesia è, naturalmente, acristiana.
Edizioni: Gesamt-Ausgabe der Werke (18 voll., Berlin 1927-34).