GIURIDISMO. - Capo di accusa rivolto dagli slavofili contro la Chiesa cattolica, che avrebbe sostituito alla grazia del mutuo amore e ai doni elargiti dallo Spirito Santo l’efficacia esterna del diritto, mediante il quale sostiene la sua unità in modo puramente terreno, esterno ed artificioso. Il g. cattolico è diven
tato un luogo comune negli scritti degli Orientali separati contro Roma. Lo si trova nelle risoluzioni anticattoliche del congresso «interortodoso» di Mosca (8-19 luglio 1948) e nei libri più recenti dei monofisiti, allorché trattano della dottrina sulla Chiesa.
I primi a lanciare questa accusa sono stati i protestanti, contrari alla gerarchia ecclesiastica e favorevoli al concetto di una Chiesa invisibile. Gli Orientali, che ammettono la visibilità della Chiesa e ritengono la gerarchia come uno dei suoi elementi essenziali, quando accusano di g. i cattolici, non combattono l'esistenza del diritto nella Chiesa, ma piuttosto l'abuso che ne farebbe il cattolicesimo e che si manifesterebbe in un triplice eccesso: nella secolarizzazione del diritto ecclesiastico sotto l'influsso del diritto romano; nell'esagerazione degli effetti del diritto, elevato così a principio dell'unità della Chiesa; e nella limitazione arbitraria del soggetto del diritto, che non abbraccia ugualmente tutti quanti i membri, ma soltanto i vescovi e il Papa.