GOTTI, Vincenzo Ludovico. - Teologo e cardinale domenicano, n. a Bologna il 5 sett. 1664, m. a Roma il 18 sett. 1742. Religioso a Bologna nel 1680, studiò a Forlì, a Bologna e poi a Salamanca. Tornato in Italia (1688), insegnò filosofia nel Conciso di Mantova, poi nel Collegio di S. Maria sopra Minerva a Roma, quindi a Bologna. Nel 1695 divenne professore di teologia nell’Università bolognese. Nominato da Clemente XI inquisitore a Milano (1715), dopo due anni ritornò a Bologna, dove ebbe la cattedra di apologetica all’Università. Nel Conciso del 30 apr. 1728 Benedetto XIII lo creò patriarca di Gerusalemme e prete cardinale del titolo di S. Sisto. Consultore di 9 congregazioni, prese parte attiva a tutte le discussioni. Ammalatosi nel Conclave del 1740, non si richebbì più. Fu sepolto nella chiesa del suo titolo.
Il G. fu una delle migliori intelligenze dell’età sua e non cessò mai di difendere con la penna la fede cattolica. La sua prima opera fu scritta mentre era inquisitore a Milano: La vera Chiesa di Cristo dimostrata da’ segni e da’ dogmi contro i due libri di Giacomo Picenino intitolati Apologia per i riformatori e per la religione riformata e Trionfo della vera religione (3 voll., Bologna 1719; 2a ed., Milano 1734; di questa si pubblicò una traduzione latina a Venezia nel 1750). È una confutazione sistematica degli errori del calvinista G. Picenino, si che più che un’opera polemica è un vero trattato di apologetica. In quest’opera stampata lontano dall’autore furono introdotte espressioni offensive contro il Picenino; ciò il G. condannò nella prefazione della seconda sua opera: Colloquia theologico-polemica in tres classes distribuita (Bologna 1727). Sono 38 conferenze nelle quali in forma dialogica il G. difende contro il Picenino il celibato degli ecclesiastici. Ma la sua opera principale è la Theologia scholastico-dogmatica iuxta mentem D. Thomae Aquinas (16 voll., ivi 1727-35; 2a ed., 3 voll., Venezia 1750; 3a ed., ivi 1783), dove l’autore, nella prefazione, sostiene che bisogna abolire nello studio della teologia
le questioni puramente scolastiche ormai sorpassate per dare maggior importanza allo studio delle fonti e delle eresie che si devono combattere. Contro il protestante olandese G. Le Clerc, che sosteneva la vera Chiesa es-sere quella di Calvino, scrisse: *De eligenda inter dissen-tientes Christianos sententia, seu de vera inter Christianos religione eligenda* (Roma 1734; 2a ed., Ratisbona 1740; 3a ed., Vienna 1749). In difesa della verità della religione cristiana scrisse pure: *Veritas religionis Christianae et librorum quibus imitur contra atheos, polytheos, idolatras, mahometanos et iudaes demonstrata* (12 voll., Roma 1735; 2a ed., Venezia 1750). Questa seconda edizione contiene anche i *Colloquia* e il *De eligenda*.
- Abbazia benedettina, sopra un colle, detto la «Gralsburg» austriaca, in diocesi di St. Pölten, con casa di esercizi e 30 parrocchie incorporate (ca. 60.000 anime).
S. Altmanno, vescovo di Passavia, fondò nel 1073, presso le rovine di una torre-vedetta romana, un monastère per 12 canonici regolari, ma verso la fine della sua vita (m. nel 1091) vi chiamò i Benedettini cluniacensi di St. Blasien; si aggiunse anche un convento di monache benedettine, che durò fino al sec. XVI. Il monastero, riccamente dotato, esplicò nel medioevo una vasta attività di colonizzazione e la continuò anche più tardi (cultura agricola, forestale, celebre viticultura: le entrate del vino permisero la ricostruzione barocca del monastero). Già nel sec. XII esistevano sul monte di G. sette chiese. Nelle epoca gotica G. svolse una grande attività costruita e fu un baluardo contro il luteranesimo. Un immanente incendio, il 17 giugno 1718, distrusse il monastero quasi completamente. G. Luca von Hildebrandt elaborò il piano grandioso della ricostruzione, che non poté mai essere compiuto (1717-88). Tuttavia G. è una delle costruzioni monastiche austriache più ricche e vaste. Ha una ricca biblioteca, molti incunaboli, grandi raccolte musicali. Dal 1939 al 1945 la totale soppressione nazista, vi installò una «Ordensburg». Celebre il dottissimo abate Goffredo Bessler (m. nel 1749) che pubblicò, fra l'altro, il *Chronicon Gottwicense* (Tegernsee 1732).
