GIUSEPPE DA DRÉUX

GIUSEPPE da Dréux. - Scrittore ascetico della provincia cappuccina di Parigi, n. a Dreux (Normandia) nel 1629, entrò nell'Ordine il 28 luglio 1647, fu predicatore zelante, m. a Parigi il 28 genn. 1671.

Come maestro dei novizi (dal 1665), scrisse La condizione di un'arte religiosa e di una vita religiosa, che coinvolse anche i cristiani (Dione Cassio, LXVI, 14; Svetonio, Domit., 15), tant'è vero che le altre opere di G. pubblicate sotto Domiziano, sono dedicate ad un mecenate privato, Epafrodito. Comunque questo distacco dall'amicizia con i Flavi servì per far ritrovare a G. un po' della sua dignità di uomo e del suo coraggio, poiché le altre sue opere non sono infette dal servilismo romanofilo del Bell. Iud., ma sono in lode dell'ebraismo, ed anzi il Contra Apionem, pubblicato proprio nel 95, è di esso un'aperta apologia. Morì a circa 65 anni verso il 102-103.

Opere: 1) De Bello Iudaico. - Quest'opera in 7 ill., il cui titolo era Guerra (Πόλεμος), usato da G. stesso nei rimandi (Ant. Iud., I, 203; XIII, 72; XVIII, 11; XX, 258; Vita, 412) sebbene quasi tutti i manoscritti abbiano il titolo Conquista (Ἀλωσίας), fu pubblicata fra il 75 e il 79 e presentata a Vespasiano (cf. Bell.

Lo scopo di G. sarebbe di trattare la storia degli Ebrei secondo documenti ebraici, per dimostrare che l'ordinamento sociale dato da Mosè porta alla vera felicità umana, avendo per ultima meta Dio (Antiq., I, 5-26). Perciò G. professa di aver tradotto fedelmente il testo biblico (I, 5, 17; IV, 196-97; X, 218, cf. II, 347; IX, 208, 214; C. Apion., I, 54). In realtà il critico deve constatare tutt'altro, e da un attento esame si deve concludere che G. si servì di numerosi lavori di compilazione di storia biblica ed ebraica di autori giudeo-alessandrini, stralciando e costruendo una specie di museico e servendosi del testo della Bibbia (dei LXX) solo come riempitivo. Di particolare importanza sono i documenti romani contenenti disposizioni riguardo ai giudei, riportati da G. (XIII, 259-66; XIV, 144-55; 185-267; 302-23; XVI, 160-78; XIX, 279-91; XX, 10-14), oggi ritenuti sostanzialmente autentici, e probabilmente desunti da raccolte esistenti negli archivi capitolini che Vespasiano restituì, in questo senso, un'idea di un'identità e di un'identità di un'identità. Vesp., 8).

Per il valore storico di Ant. Iud. si può ripetere quanto è stato detto per Bell. Iud., ma è doveroso aggiungere che le moderne scoperte archeologiche (papiri aramici di Elefantina, papiri greci sui Tobiadi) hanno confermato notizie date da G. e ritenute fino ad allora fantastiche.

Un'antica versione latina fu fatta fare da Cassiodoro; tra i secc. IX-X l'opera fu riassunta in un'Epitome greca (ed. B. Niese) utilizzata da Zonara nei primi libri dei suoi Annali.

Il Testimonium Flavianum. Particolarmente importante è il passo di Ant. Iud., XVIII, 63-64, ove G. parla di Gesù, della sua Crocifissione e Risurrezione e dei cristiani; è detto testimonium flavianum. Trasmesso concordemente da tutta la tradizione manoscritta, la sua autenticità fu messa in dubbio e negata nel sec. XIX. Sulla fine però di questo secolo si delineò una reazione a favore dell'autenticità, della quale furono sostenitori anche protestanti come il Burkitt e l'Harnack.

L'esame filologico puro è nettamente a favore del- autenticità, mentre una indubbia terminologia cristiana che esprime concetti cristiani denota una ispirazione tratta da una formola di simbolo cristiano forse già esistente in quell'epoca. Ma chi si è ispirato al simbolo, G. stesso, che indubbiamente fu in relazione con cristiani, o il presupposto interpolatore cristiano? A tale domanda per ora è impossibile rispondere. Allo stato attuale delle cose, quindi, il testimonium, sebbene genuino nel suo fondo, potrebbe presentare interpolazioni cristiane, ma con eguale e forse maggiore probabilità si può sostenere che esso sia integralmente autentico.

3) Contra Apionem. Apologia del giudaismo, pubblicata coraggiosamente da G. verso il 95 d. C. Il titolo originario sembra essere stato Circa l'antichità dei giudei (IIepl 7g6 7wv 'Ioudxwv 6pXx6-7r6g, cf. Origene, Contra Celsum, I, 16; IV, 11 ed Eusebio, Hist. eccl., III, 9). Il titolo Contra Apionem fu introdotto da s. Girolamo (Epist. 70 ad Magnum, 3; Adv. Iovinianum, II, 14; De viris ill., 13). Opera di piccola mole (2 ll., di cui solo il secondo confuta le accuse anti-giudaiche che Apione [v.], grammatico alessandrino, aveva raccolto nei suoi Aegyptiaco).

La difesa del giudaismo fatta da G. è abile, ma troppo di fette la critica storica; tutto ciò che è a favore dei giudei, per lui è autentico e genuino. Anche nel C. Apionem e nella vasta erudizione storica di cui l'autore fu sfoggio, si riscontra il metodo di G. di mettere insieme i suoi scritti stralciando da compilazioni ellenistiche. Il giudaismo che vi è presentato è un giudaismo alterato, ellenizzante, razionalistico.

4) Vita (Bloz). È una autobiografia in cui le vere notizie autobiografiche si riducono a ben poco

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