GRANDE CHARTREUSE, LA. -
I. STORIA
Nel 1084, s. Bruno insieme con sei compagni, tra i quali Landuino, per suggerimento di s. Roberto di Molesme e anche, sembra, di Seguino di Escotay, abate di La Chaise-Dieu, si recò presso il vescovo Ugo di Grenoble il quale li condusse in una delle sue terre deserte sul massiccio di Chartreuse, cedendo la proprietà a Bruno e ai suoi compagni; essi vi costruirono, al principio, semplici capanne disposte intorno ad un oratorio; in seguito, con l'aiuto del vescovo di Grenoble, si costruì il primo monastero che servì poi da modello. Unito alla chiesa si trovava un piccolo chiostro che immetteva al refettorio, alla sala del Capitolo e alla foresteria; poi un chiostro più ampio il quale dava accesso alle celle dei monaci, separate le une dalle altre e costituite da tre piccoli ambienti per la vita eremitica.Questa era dedicata alla contemplazione, allo studio e alla trascrizione di manoscritti, secondo la testimonianza degli abati benedettini Guiberto di Nogent e Pietro il Venerabile i quali si spinsero fino alla G. C. a visitare gli anacoreti.
Nel 1090 s. Bruno fu chiamato a Roma da Urbano II, e alla G. C. rimase Landuino con quei monaci che non avevano seguito Bruno. Nel 1099 Landuino visitò s. Bruno che si era ritirato in Calabria alla «Torre» e ottenne da lui una lettera per gli eremiti rimasti alla G. C., lettera che, sotto la denominazione di testamento di s. Bruno, costituisce il primo nucleo della legislazione certosina.
Più tardi, nel 1127, vennero redatte le «consuetudines» approvate da Innocenzo II nel 1133. Nel 1142 si tenne alla G. C. il primo Capitolo generale e venne stabilito che il priore della G. C. fosse il Generale di tutto l'Ordine; primo fu s. Anselmo, settimo priore della G. C. Nel 1259 il Capitolo approvò gli «Statuta antiqua» dettati dal p. Riffier; nel 1368 si ebbero i «Nova statuta» del de Raynald; nel 1508 la «terza compilazione» redatta dal du Puy. Una nuova collezione degli statuti curata dal p. Carasse fu approvata dal Capitolo nel 1581; essa venne ristampata nel 1679 dal p. Le Masson. Ma tutte le modifiche non intaccarono mai l'assenza delle norme stabilite da s. Bruno, onde la sentenza: Cartusia numquam reformata quia numquam deformata. Soppresso il monastero con la Rivoluzione Francese nel 1790, i monaci vi fecero ritorno nel 1816. Espulsi di nuovo nel 1904, essi si trasferirono a Farneta presso Lucca; di recente sono tornati alla G. C.
A 2 km. dal monastero, in mezzo ad un bosco, si trova la cappella di Notre-Dame de Casalibus (1440) e, poco più oltre, sotto una roccia, la cappella di s. Bruno, ricostruita nel 1640 e restaurata nel 1820; si crede che essa occupi il posto dell'errone primitivo.
Oggi nella biblioteca di Grenoble si trovano 36 volumi della dispersa biblioteca della G. C.; essi formano quattro Bibbie complete: una delle quali è del tempo di s. Bruno. In una di tali Bibbie sono contenute copie delle prime donazioni ricevute per l'indipendente della G. C.
II. ARTE
Dell'edificio originario rimane la chiesa, oggi Capitolo, e una parte del chiostro costruito nel sec. XII da s. Antelmo. Una ricostruzione generale del Convento distrutto dagli incendi venne intrapresa durante il 1550 dal 50° Generale dell'Ordine, Innocenzo Le Masson.Il Convento si compone essenzialmente di due corpi di fabbrica disposti ai lati della chiesa ed è dominato da dieci campanili di varie altezze. A sinistra della porta d'ingresso è un edificio che serve ad ospitare i visitatori poveri; le donne non sono ammesse nel recinto del Convento e vengono ricevute in un edificio separato, detto l'infermeria. Un cortile quadrangolare s'apre davanti alla porta d'ingresso; in esso sono due vasche alimentate dalla sorgente che prende il nome da s. Bruno. Oltre il cortile si giunge a un corridoio lungo 130 m. col quale comunicano tutte le gallerie che mettono in comunicazione le varie parti del Convento. A destra e a sinistra del corridoio vi sono anche delle grandi sale per accogliere i visitatori stranieri. Oltre sono la cappella domestica, la chiesa, il refettorio, la cucina, la dispensa, alcune celle, nonché l'alloggio del p. Generale e la biblioteca ricca di oltre 6000 volumi. La chiesa, ricostruita dopo l'incendio del 1474, ha linee semplici ed eleganti ed una copertura a volta molto alta e slanciata di linee. Sotto la biblioteca è una cappella con un altare decorato da un curioso mosaico composto con frammenti di radici di alberi diversi. Nella sala capitolare sono i ritratti dei primi cinquanta Generali dell'Ordine e 22 quadri raffiguranti la vita di s. Bruno i cui originali, dipinti dal Le Soeur, sono al Louvre.
Il grande chiostro rettangolare è sorretto da 130 arcate che seguono nella loro disposizione le accidentati del terreno e sono di varia epoca. Le più antiche sono a sesto acuto, le più recenti, a tutto sesto, risalgono al sec. XVII. Nel mezzo del chiostro è il cimitero e da presso la Cappella dei Morti fondata nel 1382: di faccia è un'altra cappella dedicata a s. Luigi costruita dal re Luigi XIII. Nel Convento sono ospitati 40 padri e 20 fratelli che vivono in 60 celle che s'aprono in due corridoi lunghi ben 220 m. ciascuno. - Vedi tav. LXXVI.
