GREGORIO X, PAPA. - Tedaldo Visconti, n. in Piacenza ca. il 1210; divenne canonico e professore nella città natale; assunto al servizio del card. Pecorara, famoso diplomatico del tempo, acquistò esperienza e fece conoscenze; risiedette a Parigi mentre vi insegnavano s. Tommaso e s. Bonaventura, fu nominato arcidiacono della diocesi di Liegi, e legato papale in Inghilterra. Si recò in Oriente con una spedizione che fallì per la morte di Luigi IX. Alla morte di Clemente IV il S. Collegio, adunato in Conclave a Viterbo, era diviso da aspri dissensi e non giungendo ad alcuna conclusione, finì con il nominare una commissione con la facoltà di decidere e, forse su consiglio di s. Bonaventura, fu scelto Tedaldo, che non era né cardinale né prete e si trovava ancora in Terra Santa (1ª sett. 1271). Al suo ritorno fu incoronato (23 marzo 1272) ed assunse il nome di G. X.
G. X. svolse una notevole attività, avendo per obiettivo la pacificazione degli animi e delle nazioni: si recò personalmente in molte città italiane per accordare le fazioni guelfe e ghihelline, ma con poco frutto; impose agli elettori imperiali di scegliere un titolare per metter fine al grande interregno (riusci, per suggerimento dello stesso Papa, il modesto feudatario Rodolfo d'Asburgo, ed anche questa fu una mossa intesa a controbilanciare l'invadenza francese ed angioina); fu tollerante verso gli Ebrei, s'interessò molto del viaggio di Marco Polo in Oriente, accolse benevolmente gli ambasciatori dei principi tartari e mongoli, istituì la Elemosineria apostolica e fissò nuove norme per il Conclave.
Nel 1274 LEONE (v.) in cui raggiunse l'unione con la Chiesa greca che tuttavia durò poco. Nel viaggio di ritorno da Lione a Roma G. X incontrò a Losanna Rodolfo d'Asburgo e s'intese con lui per l'incoronazione ed una spedizione in Oriente, ma prima di arrivare alla sua sede morì ad Arezzo il 10 genn. 1276; fu sepolto nel Duomo e nel sec. XVIII gli fu riconosciuto il titolo di beato. Il programma del suo pontificato denota un grande zelo ed una non comune capacità politica.
GREGORIO XI, PAPA. - Pierre Roger de Beaufort, figlio di Guglielmo di Beaufort e di Maria Chambon, n. nel 1329.
All'età di 42 anni, eletto papa all'unanimità il 30 dic. 1370, prese il nome di G. XI. Fu incoronato il 5 genn. 1371, ultimo dei sette papi francesi d'Avignone. A 12 anni era canonico di Rodez e di Parigi; a 19 suo zio, Clemente VI, l'aveva creato cardinale diacono con il titolo di S. Maria Nova. Cardinale, anziché vivere tra lo sfarzo della corte avignonese, preferì dedicarsi agli studi: fu a Perugia, dove studiò diritto sotto la guida di Pietro Baldo degli Ubaldi.
Pontefice, riformò Ordini monastici fra i quali i Fratelli Pescatori; intervenne in Oriente a difesa dei pellegrini, concependo l'idea di una Crociata, mai però effettuata. La sua politica riuscì a raggiungere la pace fra Carlo IV e Luigi d'Ugheria e tra il duca di Baviera e il conte di Savoia. Tento, invano, di rappacificare Francia e Inghilterra, poiché intuiva che solamente la pace franco-inglese avrebbe reso possibile il realizzarsi di due grandi disegni: il ritorno a Roma della S. Sede e la Crociata; ma la sua azione in proposito venne osteggiata dallo stesso re di Francia, Carlo V.
Già il Petrarca aveva più volte auspicato questo ritorno ed i Romani stessi avevano indirizzato a G. accorati inviti accompagnati dal voto e dalla prefiz. di s. Brigida; ma in Italia due grandi potenze avversavano il ritorno: i Visconti e Firenze. G. inutilmente tento di abbattere la signoria viscontea, e contro Firenze, che mal vedeva il consolidarsi ai suoi confini dello Stato della Chiesa, così bene avviato dall'Albornoz, il 31 marzo 1376 lanciò l'interdetto. Ben presto molte città, fino allora fedeli al Pontefice, si andarono ribellando aderendo alla Lega fiorentina. G. comprese che il potere temporale in Italia stava dileguandosi, se egli fosse rimasto più a lungo in Avignone; s. Caterina da Siena, che i Fiorentini nel frattempo avevano inviata al Pontefice quale mediatrice, vinse le ultime resistenze dell'animo suo e il 13 sett. 1376 G. lasciava Avignone entrando in Roma, accolto dalla popolazione festante il 17 genn. 1377. La morte lo colse il 27 marzo 1378. Fu sepolto in S. Maria Nova dove Pier Paolo Olivieri, per incarico del Senato romano, gli eresse nel 1589 un monumento.