IGNAVIA

Image from page 929
Image from page 929
Image from page 929
Image from page 929

IGNAVIA. – «È una tendenza all’ozio o almeno alla negligenza e al torpore nell’operare» (A. Tanquerey, Compendio di teologia ascetica e mistica, 7ª ed., Roma 1927, n. 884). È talora una disposizione morbosa, proveniente da cattivo stato di salute e va curata dal medico; ordinariamente però è di carattere morale ed è causata da una volontà fiacca che

(da D. Seano, Chiese medioevali in Sardegna, Cagliari 1899, tav. 70) IGLESIAS, DIOCESI di – Facciata della Cattedrale (sec. XIII).

una gnosi giudaizzante e di mantenere l'unità ecclesiastica, rappresentata dai vescovi. Le prime quattro lettere furono dettate a Smirne ed erano indirizzate ad Efeso, Magnesia e Tralle. Una quarta lettera fu spedita a Roma, con lo scopo di impedire l'intervento della Chiesa romana in suo favore (Eusebio, Hist. eccl., III, 36, 5, 6). Da Troade scrisse a Fialdelfia, Smirne e al vescovo di Smirne, Policarpo (id., loc. cit., 10). Queste sette lettere sono autentiche, mentre sei altre, contenute nelle prime edizioni delle opere di I., sono falsificazioni di un semi-ariano.

Una recensione siriaca di solo tre lettere (recensione brevior di W. Cureton) non rappresenta l'edizione originale. Scrittore originalissimo, probabilmente più greco che semita, I. si serve di mezzi letterari (protrettico; non) con grande libertà, ma anche con qualche fretta nervosa, dettata probabilmente dalle circostanze. Anch'egli conosce, come gli eretici, la gnosi, l'astrologia e la magia (Ad Tralle, 5, 2), ma sa che tutto questo è finito con l'apparizione di Cristo che è veramente nato, fu battezzato, crocifisso e che risorse dai morti (op. cit., 9; Magn., 11; Smirne, 1). La sua polemica è indirizzata contro i doceti; l'autore della eresia non è nominato, forse perché ancora vivo. Si potrebbe pensare eventualmente a Satornilo che insegnava ad Antiochia (Ireneo, Haer., 1, 18) e che parlava di un Cristo senza corpo, che avrebbe sofferto solo per apparenza. Satornilo respingeva i profeti del Vecchio Testamento, mentre per I. i profeti sono stati i discepoli di Cristo nel suo Descensus ad inferos (Magnes., 9, 2; Filad., 5, 2, 9, 2). Anche il famoso tratto in Ad Ephes., 19 che parla dell'apparizione della nuova stella nel cielo è probabilmente polemica contro formulazioni gnostiche, non genuina espressione del pensiero teologico di I. stesso. I. è importante come testimone della tradizione della Chiesa cattolica (la parola s'incontra per la prima volta presso di lui in Smirne., 8, 2) e della sua gerarchia. Senza il vescovo non è valida l'Eucaristia (op. cit., 8) e il Battesimo, l'agape (ibid.), il Matrimonio devono essere contratti davanti a lui (Polic., 5, 2). L'Eucaristia è la carne del Cristo che ha sofferto (Smirne., 7, 1), cibo dell'immortalità (Eph. 20, 2) e Cristo uomo e Dio, nato e non nato (ibid. 7, 2), Verbo uscito dal silenzio del Padre (Magn., 8, 2). Famoso è il suo elogio della Chiesa romana nella praefatio alla sua Epistola ai Romani: la lettera allude all'attività istruttrice e caritativa di Roma (3, 1) e suppone l'esercizio dell'attività apostolica di Pietro e Paolo a Roma.

Bibl.: Ed. nelle edizioni dei Padri apostolici in: J. B. Lightfoot, The apostolic Fathers, 2a ed., Oxford 1890; F. X. Funk, Patres apostolici, Tubinga 1901. Ed. minore di H. Bihlmeyer, Tubinga 1924. Testo siriaco di un Pseudo-Ignazio in A. Minanga, Woodbrooke Studies, I, Cambridge 1927, p. 27 sg. Monografie: Th. Zahn, Ignatius von Antiochia, Lipsia 1873; M. Rackl, Die Christologie des hl. I., Friburgo 1914; H. Schlier, Religiongeschichte, Untersuchungen zu den Ignatiusbriefen, Giessen 1929; C. C. Richardson, The Christianity of I., Nuova York 1935; W. H. Bartsch, Gnostisches Gut und Gemeindetradition bei I., Gutersloh 1940; Chr. Maurer, I. von Antiochiens und das Johannes-evangelium, Zurigo 1949. Versioni II. di P. Baldoncini, Roma 1912; di M. Belli, 2a ed., Lanciano 1920; di U. Moricea, Roma 1923; di M. Monachesi, ivi 1929; di G. Bosio, I Padri apostolici, II, Torino 1942.