JUAREZ, BENITO PABLO. - Uomo politico messicano, n. 11 marzo 1806 a S. Pueblo Guelatao (Ojaca), m. il 18 luglio 1872 a Città del Messico. Esercitò dapprima l'avvocatura, per dedicarsi poi alla politica. Di idee radicali e liberali, fu governatore dello Stato di Ojaca. Nel 1857 divenne vicepresidente e ministro degli Interni. L'anno seguente successe a Comfort nell'ultima presidenza, ma i conservatori si opposero a questa nomina e scatenarono una guerra civile, conclusasi nel genn. 1861 con l'entrata di J. a Città del Messico.
Eletto presidente nel marzo dello stesso anno, iniziò una politica tendente ad esautorare il partito conservatore e la Chiesa cattolica, che lo appoggiava. Confiscò i beni ecclesiastici, abolì i privilegi del clero, soppresse i conventi, bandì il nunzio, i vescovi e chiunque, durante la guerra civile, aveva sostenuto i suoi avversari. La stessa intransigenza adottò nelle relazioni con gli altri Stati, decretando l'annullamento di ogni trattato, e, date le difficoltà finanziarie in cui si dibatteva il paese, sospese per due anni il pagamento di ogni debito verso l'estero. Tali misure determinarono l'intervento militare francese: un corpo di spedizione sbarcò nel 1862 nel paese, J. fu costretto a ritirarsi verso la frontiera con gli Stati Uniti e l'arciduca Massimiliano, fratello dell'imperatore François Giuseppe, divenne imperatore del Messico. Gli Stati Uniti, dilaniati dalla guerra di Secessione, non furono in grado di concedere nel frattempo nessun aiuto a J., ma terminata la lotta fratricida gli concessero ogni appoggio. J. ritornò alla riscossa, fece prigioniero Massimiliano e ordinò che fosse fucilato a Queretaro (19 giugno 1867). Rilettò presidente nello stesso anno, J. si ripresentò anche alle elezioni del 1871 ed ancora una volta gli fu conferita la massima dignità, ma alcuni mesi dopo morì d'un colpo apopletico.