L'AQUILA, ARCIDIOCESI del. - Città principale dell'Abruzzo e capoluogo di provincia con una superficie di 2172 kmq. e 115.000 ab. tutti cattolici, dei quali 60.000 nel comune di A. Conta 145 parrocchie con 149 sacerdoti diocesani e 75 regolari; un seminario (1949). La città è situata a 720 m. sul mare sulla sinistra del fiume Aterno, in località ricca di acque, al margine di una conca riserrata da montagne tra le quali si eleva il Gran Sasso.
Le prime memorie cristiane della città sono collegate alle incerte e oscure notizie di un gruppo di martiri, s. Massimo, s. Giusta e compagni, venerati nella regione. Ma il primo vescovo conosciuto di Furconium (Forconium, Furconia, oggi Civita di Bagno) e del sec. VII. Quando fu fondata la città dell'A., nel sec. XIII, Alessandro IV la creò sede episcopale, trasferendovi quella di Furconium, che da allora cessò di esistere e prese il nome della nuova città (20 febb. 1257). La diocesi assorbì i territori dell'antica Amiternum, oggi S. Vittorino, e nel secolo scorso (1818), la diocesi di Città Ducale. Dal 1881 è arcivescovo immediatamente soggetto alla S. Sede.
ABBAZIE. - Nell'aquilano fiorirono: l'illustre badia di S. Giovanni di Collimento, fondata dopo il sec. XI e sospressa da Pio II nel 1461; S. Benedetto, ora S. Maria della Riviera, anteriore al 1303 e priorato dei Cistercensi; S. Lorenzo, abbazia dei Benedettini poi unita a Collemaggio; S. Maria di Collemaggio, fondata de Colle Madio nel 1287 da s. Pietro Celestino che vi ricevette l'incoronazione nel 1204 e vi si trova sepolto (G. Pansa, Regestum S. Mariae de Collemadio, in Rassegna abruzzese di storia ed arte, 3 [1890], p. 248); S. Maria di Soccorso degli Olivetani (1472): Alessandro VI vi unì l'abbazia di S. Maria di Picciano; S. Spirito, data in commenda nel 1547, unita all'ospedale di S. Spirito in Sassia a Roma; Bominaco S. Maria e S. Pellegrino, abbazia dei Benedettini di Farfa, eretta nel 1001 da Oderisio, conte di Valva, soppressa nel 1762.
Gli archivi della Cattedrale e dell'episcopato sono stati spogliati dei documenti antichi.
Serafino Prete
ARTE. -
I. Architettura
I primi documenti dell'architettura aquilana risalgono alla seconda metà del sec. XIII e con essi già si manifesta quella delineata fisionomia che è contemporaneamente partecipe della tradizione romanica e della tradizione gotica e si arricchisce dei elementi culturali affluiti dai centri più disparati, dai centri di cultura artistica benedettiana e dalle forme dell'architettura campana o pugliese. I primi edifici religiosi, oggi purtroppo molto alterati dalle rovine dei terremoti o dalle manomissioni successive, presentano la peculiare caratteristica della facciata a coronamento orizzontale, divisa in due corpi orizzontali da un sottile fregio e spesso anche tripartita verticalmente da due lesene che dalla base salgono fino al coronamento. Il portale e il rosone sono gli elementi decorativi centrali del partito architettonico e in essi le forme romaniche e gotiche si fondono ancor più che nelle altre parti dell'edificio.La più antica chiesa di quelle in parte conservate è forse S. Pietro di Sassa (ca. 1256), oggi molto trasformata, cui seguono S. Giusta (1257), la cui facciata però risale al 1349, e S. Maria di Collemaggio, il monumento più eletto dell'intera regione. Fu iniziata nel 1283 e consacrata nel 1288, ma la fabbrica continuò ancora per molti anni e risalgono alla seconda metà del sec. XIV lo splendido portale maggiore e i rosoni. La facciata orizzontale, inquadrata in un suggestivo scenario sullo sfondo del Gran Sasso e della Maiella, ha una elegante decorazione a disegni geometrici in conci di pietra bianca e rosa. In questa chiesa s. Pietro Celestino, disceso dal suo eremo del Morrone, fu incoronato papa nel 1294 ed ivi è la sua tomba, eseguita nel 1517 da Girolamo da Vicenza.
Altre chiese si costruirono negli anni successivi. S. Antonio, presso Porta Romana, reca nell'architrave del portale superstite la data 1308 e allo stesso anno si riferisce tradizionalmente la facciata con il notevole portale della chiesa di S. Maria Paganica. Caratteri più decisamente angioini, specie nelle decorazioni scultorie, presentano le chiese di S. Domenico (ordinata da Carlo II nel 1309, ma ancora incompiuta nel 1362), di S. Maria di Rojo, anteriore al 1322, di S. Marciano, di S. Marco, di Pietro in Coppito. Prima del 1351 si iniziò la chiesa di S. Silvestro: la facciata si richiama, pur nel più semplice impianto decorativo, a S. Maria di Collemaggio. Nell'interno, sull'altare a sinistra del maggiore, di patronato della famiglia Brancione, era la Visitatione attribuita a Raffaello, oggi al Museo del Prado a Madrid.
Rivera, per lo più esemplari sui modelli romani, nell'oratorio di S. Antonio de' Nardis, tradizionalmente attribuito ad Ercole Ferrata (1647), e nelle chiese di S. Agostino, in parte attribuita al Fuga, e di S. Maria del Suffragio, che ha un'agile cupola su disegno del Valadier.
2. Scultura
Scarse sono le testimonianze della scultura medievale all'A. e tali da escludere un vero fiorire di opere. Influenze pisane, mediate da Napoli attraverso le botteghe dei seguaci di Tino di Camaino, son rilevabili nelle statuine che decorano il maggior portale di S. Maria di Collemaggio e nel gruppo della Madonna con il Bambino nella lunetta della facciata di S. Maria Paganica. Dallo stesso ambiente culturale derivano alcune sculture lignee del Museo, fra cui la Madonna regina e la S. Balbina. Influenze gotiche internazionali sono invece palesi nel monumento di Ludovico Camponeschi in S. Giuseppe, eseguito da Gualtiero d'Alemagna nel 1432, e nel frammentario fonte battesimale, già in Duomo, del milanese Giovanni de' Rettorii.Della scultura aquilana del Rinascimento un primo valido documento è il tabernacolo in S. Maria del Soccorso, di Andrea dell'A., scolaro di Donatello, attivo a Napoli all'arco di Alfonso d'Aragona, tra il 1455 e il 1458. Di Silvestro dell'A., il maggiore artista del Rinascimento aquilano, documentato tra il 1471 e il 1504, la città conserva un gruppo di opere che ne testimonianza la derivazione toscana, dal Rossellino e da Desiderio, commista ad elementi romani, del Bregno in particolare. Esse sono: la tomba del card. Agnifili, in Duomo, danneggiata dal terremoto del 1703, e del 1476, il S. Sebastiano lignee del Museo, del 1478, il monumento per Maria e Beatrice Pereyra Camponeschi, del 1496, e la Madonna con il Bambino in terracotta, del 1499-50, in S. Bernardino. Il solo disegno e la parziale esecuzione del primo ripiano sono da attribuirgli nell'Arca del Santo, del 1500-1505, compiuta poi dagli scolari, nella stessa chiesa.
È inoltre da ricordare in S. Bernardino una pala robbiana. Nel Tesoro del Capitolo, insieme a buoni esempi dell'oreficeria sacra aquilana, che ebbe una valida scuola tra il sec. XV e il sec. XVIII, è la Croce processionale d'argento di Nicola d'Audraglare del 1434; nel Museo è invece la Croce processionale di G. Rosecci.
S. Silvestro ad 1., ibid., 34 (1949), pp. 111-28; A. Chiappini, Intorno alla fondazione della città dell'Aquila, Aquila 1949; F. Bologna, Andrea Delito, in Paragone, 1 (1950, 111), pp. 44-50. Giovanni Carandente
LARANTUKA, vicariato apostolico di. - Si- tuato nell'Isola di Flores (Indonesia), comprende l'intero distretto civile di L., distaccato dal vicariato apostolico delle Isole della Piccola Sonda con de- creto dell'8 marzo 1951, e le due Isole di Pantar e Alor, appartenenti al vicariato apostolico di Atam- boea. Il vicariato apostolico delle Isole della Piccola Sonda nella stessa data è stato diviso nei due altri vicariati apostolici di Endeh e Ruteng.
L'evangelizzazione di questo territorio può riassu- mersi brevemente in tre periodi: 1) dall'anno 1556 al- l'anno 1857; i Padri Domenicani annunziarono il Van- gelo nell'Isola di Flores e organizzarono le prime co- munità cristiane; ma in una penosa vicenda di guerra e di razzie di pirati, maomettani e olandesi, le stazioni mis- sionarie vennero più volte devastate, abbandonate e ric- dificate; dall'inizio del sec. XVIII alla metà del sec. XIX il lavoro missionario rimase quasi paralizzato; 2) dal- l'anno 1857 all'anno 1914; i Padri della Compagnia di Gesù della provincia olandese ripresero il lavoro di evan- gelizzazione nel distretto di L., ove i cattolici erano rimasti appena 4000, caduti in cattivi costumi e in una crassa ignoranza religiosa; 3) dall'anno 1914 ai pre- senti giorni: subentrarono ai Gesuiti i Padri della Società del Verbo Divino, a cui è affidato il nuovo vicariato.
La missione ha una superfice di ca. 7575 kmq. Su una popolazione di 270.750 ab. i cattolici sono 90.000 e i maomettani 10.000. Nell'Isola di Pantar vi sono più di 40.000 protestanti. Le tribù che abitano il distretto di L. sono affini per costumi e lingue, mentre gli abitanti delle due predette isole sono simili ai Papuasi. Vi sono 26 sacerdoti religiosi di cui 2 indigeni, 137 chiese e 131 case di preghiere. È stato di recente (1950) aperto un seminario minore, con 20 studenti. Vi sono 69 scuole elementari, 7 scuole complementari, una scuola dome- stica, una scuola magistrale. Il primo vicario apostolico è nativo dell'Isola di Timor, religioso della Società del Verbo Divino, e risiede a L., città principale dell'Isola di Flores orientale.
BML: MC, 1950, p. 429; Archivio della S. Congregazione di Propaganda Fide, Relazione con sommario, pos. prot. n. 609/51. Edoardo Pecorario