LAPIDAZIONE. - Presso gli Ebrei, era la pena capitale ordinaria, che veniva applicata quando non era specificato un supplizio diverso. In ebraico è espressa con i verbi zāqal e rāgham, spesso con l'aggiunta bā'ābhānim o bā'ebhen. Nella Legge è comminata per l'idolatria (Deut. 13, 10; 17, 5), per i sacrifici a Moloch (Lev. 20, 2), per il falso profeta (Deut.

L'esecuzione aveva luogo fuori dell'accampamento o della città (Lev. 24, 14-23); i testimoni dovevano gettare le prime pietre, il popolo completava il supplizio (Lev. 24, 14; Deut. 13, 10 [Volg. 9]). Talvolta il cadavere del giustiziato veniva appeso ad un palo e così lasciato fino a sera (Deut. 21, 22 sg.). Per questi particolari la tradizione giudaica è più esplicita. Il cadavere non poteva essere inumato nel sepolcro di famiglia, ma in un luogo indicato ordinariamente dal Sinedrio: era proibito portare il lutto (cf. Sanhedrha, IV, 4; VI, 1-5; Flavio Giuseppe, Antiq. Ind., IV, 8).
La l. era familiare ai Giudei al tempo di Gesù. Il furore popolare ricorreva facilmente a tale supplizio (Io. 8, 59; 10, 31, 33; 11, 8; Act. 7, 57 sg.; 14, 5, 18; I Cor. 11, 25).