LAODICESI, EPISTOLA ai. - Scritto apocrifo che è stato messo sotto il nome di s. Paolo in grazia di *Col. 4*, 16. Come fondamento per attribuire all'Apostolo una lettera per la comunità di Laodicea, questo passo non è probativo, potendosi le parole ex *Λαοδικεία*, variamente intendere, per es., di una lettera che vince da Laodicea. Nella e. ai L. è manifesta la mano del falsario. L'inizio ha il tono solenne e polemico, anzi le frasi di *Gal.* I, 1, 3, ma lo stile del corpo è assai più dimesso. È un tessuto di reminiscenze di varie lettere paoline, specialmente di quelle della prigionia e delle pastorali, con particolare riguardo a *Phil.* Lo scrittore, non avendo nulla di proprio da dire, prende a prestito frasi generiche e mal connesse tra di loro.
Dopo il saluto e l'augurio iniziali (v. 1 sgg), lo pseudopapalo esprime la propria gioia per la fedele perseveranza della comunità, che mette in guardia, tuttavia, contro false dottrine non meglio identificate (v. 3 sgg). Un accenno alla propria prigionia e alle sofferenze sostenute per il progresso del Vangelo precede la raccomandazione dell'unione tra i fedeli, della fedeltà alla dottrina ricevuta, del timore di Dio, della gioia in Cristo e della pratica di ogni virtù (v. 9-17). Con i saluti non poteva mancare, per analogia con *Col.* 4, 16, la raccomandazione dello scambio di lettere tra Colossesi e Laodicesi (v. 18 sgg).
Incerte è la lingua originale; ma è probabile che l'apocrifo sia stato redatto in latino; e non si, forse, lontano dal vero pensando a un autore africano, date certe affinità con il latino di Tertulliano e di altri scrittori dell'Africa. Non va confuso con il problematico scritto marcionitico, di cui parla il *Frammento muratoriano*, poiché questo non contiene nulla in appoggio dell'eresia e non sembra anteriore al 300 o al 250 d. C. È contenuto in parecchi manoscritti della Volgata, tra i quali il fuldense secc. vi), e nelle versioni che dipendono dalla Volgata.
TEODORICO da Castel San Pietro