LATIFONDO

LATIFONDO. - Proprietà di grande estensione, appartenente ad un solo padrone. Sotto l'aspetto tecnico-economico, il 1. si può più esattamente definire: un fondo di grande estensione, in cui per molteplici circostanze non si attua una cultura internativa; non è, cioè, sufficientemente sfruttato. Le cause possono essere naturali (clima, qualità del terreno, mancanza di acqua ecc.) o materiali (mancanza di capitali) o volontarie (egoismo dei proprietari, inerzia dei rurali). Il 1. non va pertanto confuso né con terra incolta, né con la grande proprietà agraria, intensivamente coltivata, appoderata o no.

Il 1. fu considerato una piaga gravissima che affiggava l'Italia fin dai tempi dell'antica Roma, ad onta delle famose riforme agraria dei Gracchi, in relazione ad una particolare concezione politico-sociale, per la quale il lavoro manuale era disprezzato dal cittadino romano dell'età classica e l'economia rurale si fondava prevalentemente sul lavoro servile.

Incrementavano il 1. non soltanto i possedimenti delle città, dei municipi e dei Cesari (ager publicus), destinati quasi esclusivamente alla pastorizia, ma anche le sempre più frequenti vendite di terre da parte dei piccoli proprietari, oberati di debiti, ai potenti patrizi romani, arricchiti dalle continue campagne militari e che, per le loro immense risorse finanziarie, poco si curavano dello sfruttamento razionale delle loro proprietà terriere.

Il 1. sopravvisse al crollo dell'Impero romano e alla scomparsa della economia schiavistica; si protrasse nel mediovecchio attraverso le invasioni gotiche e bizantine e sotto il dominio normanno e angioino; né il problema venne risolto con le innumerevoli, ma irrazionali ridistribuzioni di terre ai guerrieri vincitori, operate sotto il regime degli Svevi, degli Aragonesi e dei Borboni.

Malgrado la scomparsa del feudalesimo e la soppressione della servitù della gleba, l'unificazione politica dell'Italia e l'evolversi delle concezioni giuridiche e sociali, il permanere tuttora in vaste zone della Sicilia, del Mezzodì, del Lazio e della Maremma toscana.

Però il fenomeno non fu mai né è esclusivamente italiano, perché si è verificato e si verifica in tutti i paesi d'Europa e fuori, anche se arrariamente progrediti; e presenta da per tutto gli stessi svantaggi.

Di qui il problema dell'abolizione del l., considerato da tutti come della massima urgenza (cf. Settimana so­ciale di Napoli [cit. in bibl.], p. 274; National Catholic Rural Life Conference degli Stati Uniti in Documentation Catholique, 1948, col. 754; Unione di Malines, in Cahiers d'Action religieuse et sociale, 1950, p. 143). Donde anche la preferenza della Chiesa per l'azienda agricola familiare, che meglio fissa il contadino alla sua terra, diminuisce la piaga funesta dell'urbanesimo, intensifica la produzione, perché desta ed acuisce l'interesse dell'agricoltore, conserva più sana la famiglia (cf. Pio XII, Esortazione ai coltivatori diretti, in Discorsi e radiomessaggi, VIII, 1946-1947, Città del Vaticano 1947, pp. 301-309).

D'altro canto, la stessa dottrina sociale cristiana concepisce il diritto di proprietà non in senso assolutistico e come fine a sé, ma come uno strumento di perfezionamento ed estrinsecazione della personalità umana, inquadrandolo in una concezione organica della vita sociale che non ammette esclusione alcuna, con vantaggio di pochi, al godimento dei beni indispensabili alla collettività, quale è appunto la terra.

Naturalmente qualsiasi mutamento del regime fondiario nelle zone a l. non potrà mai essere coronato da fecondi risultati, qualora non sia preceduto e accompagnato da adeguati provvedimenti tecnici ed economici, atti a rendere possibile l'esercizio di una moderna agricoltura in quelle regioni.

Allo Stato, che, in una democrazia sociale a ispirazione cristiana non può estraniarsi dai problemi della produzione e del lavoro, spetta l'attuazione di un piano completo di esecuzione di opere pubbliche, stradali ed idrauliche, con l'adozione di congrue misure igieniche e sanitarie per acconsentire ai coloni che andranno a insediarsi in quelle terre, disabitate ed incolte da secoli, un decente tenore di vita, che li affezioni alla terra e permetta loro di vivere onestamente del proprio lavoro.

All'iniziativa individuale sarà invece affidata la realizzazione di tutti quei lavori che si riferiscono più specificamente all'azienda agricola, come piantagioni, scassi, regolamentazione di acque, costruzione di stalle e case coloniche, sotto pena di espropriazione forzata per gli inadempienti a favore di enti di colonizzazione, di cooperative o di piccoli coltivatori diretti.

Nel campo dei contratti agrari, una più equa regolamentazione dei rapporti di fitto, la soppressione degli intermediari la graduale eliminazione del salariato attraversa l'instaurazione di rapporti di compartecipazione a base familiare, almeno laddove sia possibile l'approfondimento, dovrà segnare un primo passo verso la diffusione della piccola proprietà contadina, fattore di benessere economico e di tranquillità sociale.

Di converso, poiché spesso, proprio laddove esiste il propriamente detto, si verifica anche il fenomeno, diametralmente oposto, dell'accessivo frazionamento, come conseguenza diretta della miseria delle plebi rurali, dando origine al cosiddetto l. contadino, dovranno essere emanate opportune norme atte a consorziare la piccola proprietà particellare e ad impedire ulteriori suddivisioni, in occasione di alienazioni o successione ereditaria, in guisa da realizzare quella sistemazione fondiaria, capace di soddisfare finalmente le esigenze tecniche e produttive e l'ardente fame di terre delle classi rurali.

Inoltre la soluzione del problema è legata a una sostanziale riforma del costume che valga a ridestare nei proprietari agricoli la coscienza dei propri doveri sociali e la certezza in un avvenire migliore e nei coltivatori agricoli il desiderio di diventare competenti e sempre più armonizzati con il bene comune.

Bibl.: G. Fortunato, Pagine e ricordi parlamentari, Bari 1920; R. Ciasca, Il problema della terra, Milano 1921; L. Ganzemi, S. V. in Nuovo Digesto Italiano, VII, pp. 543-548; Osservatorio italiano Diritto agrario, II.1. nei provvedimenti legislativi, Roma 1940; G. Prato, La terra ai contadini, Bologna 1945; G. Candura-A. Panerai, L., bonifica, colonizzazione. Il problema rurale, in Atti della XX Settimana sociale dei Cattolici italiani, Napoli 1947, Napoli 1948, pp. 103-208; M. Rossi Doria, Riforma agraria e azione meridionalistica, Bologna 1948; M. Pompei, S. V. politica, II, pp. 710-713.