LENIN

LENIN. - Pseudonimo di Vladimir Il'ič Uljànov, fondatore e capo del Partito comunista russo (bolscevico), e della Rivoluzione Russa, fondatore dell'Unione sovietica e della Internazionale comunista.

I. VITA

N. il 22 (= 10) apr. 1870 in Simbinsk, nell'autunno del 1887 iniziò i suoi studi giuridici nell'Università di Kazan'. Decisivo influsso su di lui ebbe l'esecuzione capitale di suo fratello Alessandro, il quale, dopo un mal riuscito attentato contro lo zar Alessandro III, fu condannato a morte. Il'ič ne continuò l'opera: dopo pochi mesi fu espulso dall'Università per la sua attività rivoluzionaria e confinato nel villaggio di Kokuškino, a 40 km. da Kazan'. Nell'autunno 1888 poté ritornare a Kazan', ma nel maggio dell'anno successivo si trasferì a Samara. Mentre proseguiva lo studio del diritto, si dedicava anche a quello delle dottrine sociali. L'insuccesso di suo fratello, appartenente alla organizzazione Narodnaja Valja (« Volontà del popolo »), lo convinse della inefficacia del metodo di lotta del narodničestvo, cioè del populismo, secondo il quale la liberazione del popolo lavoratore poteva effettuarsi attraverso il terrorismo contro le alte personalità. Perciò L. si dedicò allo studio del socialismo « scientifico » di Marx, studiò le opere di Marx, d'Engels, della socialdemocrazia tedesca ed anche gli scritti dei marxisti russi del tempo, anzitutto di Plechanov. Nell'autunno del 1891 superò gli esami di Stato (dopo aver compiuti gli studi privatamente) presso l'Università di Pietroburgo e nella primavera dell'anno seguente ottenne un impiego a Samara. Ma più che esercitare la sua professione, si dedicò fervidamente all'attività propagandistica del socialismo e fondò il primo circolo marxista a Samara. Già nel sett. 1893 si trasferiva a Pietroburgo per un esercizio più efficace di attività rivoluzionaria e da questo momento divenne quel « rivoluzionario di professione », il cui tipo egli definì così incisivamente nei suoi scritti.

I primi anni dell'attività organizzativa e propagandistica di L. furono dedicati alla lotta contro il narodničestvo ed alla creazione in Russia di un movimento di lavoratori su base marxistica. È dedicata a queste scopo una serie di scritti: Čto takoe « druž'ja naroda » i kak oni vojnyut protiv socialdemokratov (« Che significa "amici del popolo " e come essi lottano contro i socialdemocratici »), nel quale L. sosteneva contro i « narodniki » la necessità, anche per la Russia, di uno sviluppo capitalistico; l'articolo: Ekonomičeskoe soderžanie narodničestva i kritika ego v knige g. Struve (« Il contenuto economico del populismo e la sua critica nel libro del sig. Struve »); infine la sua opera incominciata nel 1895, ma finita tre anni dopo in Siberia, Razvitie kapitalizma v Rossii (« L'evoluzione del capitalismo in Russia »). Oltre a ciò L. pensava all'organizzazione delle cellule rivoluzionarie in Pietroburgo, le quali si unirono nel 1895 nella « Unione di lotta per l'emancipazione della classe operaia ».

Nella primavera 1895 intraprese un viaggio all'estero, che durò 4 mesi, per stringere relazioni con i marxisti russi residenti in Svizzera (« Gruppo ' La liberazione del lavoro' »; Plechanov, Aksel'rod, Zasulič) e con quelli francesi, tedeschi e polacchi. Poco dopo il suo ritorno in Russia, il 21 dic. 1895, venne incarcerato e il 10 febbr. 1897, deportato per 3 anni in Siberia nel villaggio di Šukenskoe (Minussinsk). Dall'esilio L. continuò la lotta contro il narodničestvo. Nello stesso tempo incominciò a volgere la sua attenzione ai problemi della organizzazione interna del partito con l'opuscolo I compiti dei socialdemocratici russi (1897). Questo tema acqui-

stò una particolare attualità quando in seno ai marxisti russi sorse la tendenza degli « economisti », la quale voleva limitare la lotta di classe dei lavoratori esclusivamente al piano economico (scoperi come mezzo di lotta per il miglioramento economico) e trascurare la lotta politica contro l'assolutismo. L. riunì nel 1899 nel villaggio di Ermakovskoe un congresso di 17 socialdemocratici deportati e assunse una posizione molto netta contro il programma (Credo) degli « economisti ».

Liberato dalla deportazione il 31 genn. 1900, dapprima si stabilì a Pskov, dove poteva tenersi in contatto con il movimento dei lavoratori di Pietroburgo; ma nell'estate si recò nuovamente nell'Europa occidentale, non soltanto per essere al sicuro dalla polizia, ma anche per sbarazzarsi dall'opprimente complesso di dilettantismo e di provincialismo; il suo interesse è ora principalmente rivolto alle questioni della struttura interna e della tattica del partito. Alla soluzione di queste questioni ed anche alla direzione del movimento dei lavoratori in Russia doveva servire il periodico Iskra (« La scintilla »), uscito la prima volta il 21 dic. 1900 a Monaco, trasferito a Londra nel 1902 e nel 1903 a Ginevra. Lo stesso scopo proseguì L. nel suo opuscolo Cto delat ? (« Che fare ? »), uscito nel 1902, il quale, pur se è di piccola mole, rappresenta uno dei suoi più importanti scritti. I pilastri fondamentali della concezione di L. sul Partito sono: disciplina stretta, quasi militare, la direzione centralizzata, il comando del movimento dei lavoratori mediante un numero ristretto di gruppi, possibilmente omogenei, di esperti, rivoluzionari di professione. Un altro problema della sua tattica è trattata da L. nell'opuscolo Circa la povertà dei villaggi (1903): il proletariato russo, estremamente debole quanto al numero, dovrebbe scegliere quali alleati nella sua lotta politica non i borghesi liberali, ma piuttosto i braccianti ed i piccoli contadini.

La fondazione vera e propria del Partito avvenne nel II Congresso a Londra nel 1902. Il Congresso di Minsk, che passò alla storia come il I Congresso del Partito socialdemocratico dei lavoratori russi, tenuto nel 1898, cioè al tempo della deportazione di L., rimase praticamente senza risultati dato che tutti i membri del Comitato centrale, eletto dal Congresso stesso, furono ben presto incarcerati. In quel Congresso però avvenne subito la nota scissione fra la corrente bolscevica e menscevica. La ragione della scissione fu data precisamente dalla formulazione stessa dello statuto, fatta da L. in collaborazione con Plechanov. Benché L. non riuscisse a far approvare la sua concezione del Partito contro la concezione più mite di Martov, ottenne però insieme con Plechanov la maggioranza su tutti gli altri punti dello statuto della organizzazione. I menscevichi furono esclusi dalla direzione di Iskra, la quale passò nelle mani di L. e Plechanov. Tuttavia già nell'autunno dello stesso anno Plechanov inclinò verso il menscevismo. L. si dimise allora dalla direzione di Iskra, la quale diventò un organo di tendenza puramente menscevica. Perciò L. nel 1904 fondò un nuovo periodico a Ginevra Vpered (« Avanti ») e più tardi Proletarij (« Il proletario »). Negli anni seguenti la lotta contro i menscevichi assorbì la maggior parte dell'attività di L. Questa lotta trovò risonanza letteraria principalmente negli scritti: Šag vpered, dva šaga nazad (« Un passo avanti, due indietro », 1904) e Dve taktiki social-demokratij v demokratičeskoj revoljucii (« Due tattiche della socialdemocrazia nella rivoluzione democratica », 1905).

Anche di fronte alla rivoluzione del 1905, L. prese un atteggiamento diverso da quello di Plechanov. Mentre Plechanov respingeva la rivoluzione armata, L. era uno dei suoi più accaniti propugnatori. Nel nov. ritornò a Pietroburgo per condurre da vicino il movimento di rivolta, ma poi dovette trasferirsi a Kiokalla in Finlandia e verso la fine del 1907 dovette di nuovo emigrare nell'Europa occidentale.

Negli anni seguenti la lotta di L. ebbe come oggetto la questione della partecipazione al Parlamento (Duma). Contro i menscevichi, i quali di fronte alla possibilità di un'azione aperta del partito negavano l'utilità delle organizzazioni illegali (likvidatory), L. sostenne la loro continuazione. Ciò nonostante egli difendeva pure contro

una corrente estremista della propria frazione, che vi si opponeva, la partecipazione al Parlamento, affermando che il Parlamento doveva essere sfruttato come una tribuna per la propaganda delle idee bolsceviche. Nello stesso tempo L. combatteva contro il revisionismo della socialdemocrazia tedesca e contro la sua penetrazione nelle file dei marxisti russi. Bogdanov (v.) e altri, i quali volevano costruire il marxismo sulla base filosofica dell'empirioriticismo, L. difende nel suo libro Materializm i empiriokriticizm (« Materialismo ed empirio-criticismo », 1900) il materialismo dialettico come base filosofica del marxismo. Nell'estate 1911 L. organizza vicino a Parigi dei corsi di formazione politica dei lavoratori, come contrappeso della scuola del partito menscevico, eretta nel 1909 a Capri. Verificatasi la scissione fra bolscevichi e menscevichi, nel 1912 alla conferenza del Partito a Praga, e dopoché ambedue i partiti, ormai indipendenti, avevano preso a camminare per la propria strada, L. si trasferì, nella primavera dello stesso anno, a Cracovia, per poter essere più vicino ai lavoratori di Pietroburgo.

Scoppiata la guerra mondiale, il 26 luglio 1914, L. venne imprigionato, ma poco dopo poté lasciare l'Austria e recarsi in Svizzera, dove cominciò subito una lotta veemente contro la IIª Internazionale (v.). Anzitutto, nelle conferenze tenute a Zimmerwald (5-8 sett. 1915) ed a Kienthal (24-30 apr. 1916) propugnò le idee di trasformazione della guerra « imperialistica » in guerra civile e sollecitò la fondazione della IIIª Internazionale in luogo della IIª « fallita » (v. INTERNAZIONALE). Queste idee di L. sono rispecchiate nel suo libro Imperializm kak novejlij etap kapitalizma (« L'imperialismo come fase più recente del capitalismo », 1916).

Nella Biblioteca nazionale di Berna studiò Hegel e raccolse materiale per un'opera sulla dialettica. Questi estratti delle opere di Hegel e le relative note di L. (per la composizione dell'opera progettata L. non trovò più il tempo necessario) furono pubblicati più tardi insieme con altre note filosofiche sotto il titolo Filosofskie tetradi (« Quaderni filosofici ») e rappresentano una delle fonti principali per la filosofia del bolscevismo.

Scoppiata in Russia la rivoluzione di febbr., mentre la Francia rifiutava il permesso di transito ai bolscevichi emigrati per il loro ritorno dalla Svizzera in Russia, L. ed i suoi compagni ottennero dal governo tedesco il permesso di attraversare la Germania in un vagone sigillato, per andare in Svezia, donde egli raggiunse Pietroburgo, il 3 apr. 1917. Immediatamente propose in un'adunanza del Partito le sue famose « tesi d'aprile », nelle quali sono racchiusi i principi fondamentali della sua azione politica: nessuna collaborazione con il governo provvisorio; tutti i poteri devono passare ai consigli dei lavoratori, dei soldati e dei contadini; la nazionalizzazione delle terre, la riforma del Partito e la mutazione del nome di questo in Partito comunista nonché la fondazione d'una IIIª Internazionale. Con questo programma L. restava in quel tempo quasi solo. Kamenev pubblicò le tesi sulla Pravda (« La verità ») soltanto come idee personali di L. Questi non si lasciò scoraggiare e non si stancò di parlare, persuadere, scrivere lettere ed articoli. Poco dopo, nella Conferenza panrussa del partito bolscevico, le sue tesi divennero la linea programmatica del Partito. In seguito alla insurrezione del luglio, fatta sotto la guida del Partito, insurrezione che rese i bolscevichi padroni di Pietrogrado per tre giorni, L. dovette fuggire in Finlandia. Ivi nacque uno dei più importanti suoi scritti Gosudarstvo i revoljucija (« Stato e rivoluzione ») nel quale L. anzitutto costruisce la teoria bolscevica sullo Stato e parimenti la dottrina della dittatura del proletariato (v. BOLSCEVISMO).

Il libro però rimase incompleto. L'evolversi della situazione in Russia offriva troppo buone possibilità, perché L. potesse rimanere ancora lontano. Nell'autunno L. ritornò illegalmente a Pietrogrado e vi propagò con grande zelo l'idea della necessità di una rivoluzione armata. Il 7 nov. portò L. alla realizzazione del suo sogno: un ben riuscito colpo di Stato del numericamente debole partito bolscevico gli permise la conquista del potere.

Come presidente del Consiglio dei commissari del

popolo L. dovette sobbarcarsi ad un'enorme quantità di lavoro, affrontando situazioni estremamente difficili e critiche. Per la consolidazione del potere acquistato, una delle prime preoccupazioni di L. fu quella di concludere il trattato di pace. Gli costò però un grande sforzo trascinare i suoi compagni alla ratifica della pace di Brest-Litovsk, così ignominiosa per la Russia (marzo 1918). La capacità di resistenza dei nervi di L. fu messa a dura prova dalla guerra civile nei tre anni seguenti, nei quali le armate antibolsceviche temporaneamente restrinsero l'estensione del dominio dei bolscevichi al piccolo territorio intorno a Mosca e Pietrogrado.

Nondimeno L. si indirizzava, immediatamente dopo la rivoluzione, verso l'instaurazione di un comunismo integrale. Sono questi gli anni dei primi eccessi rivoluzionari, il cosiddetto «comunismo di guerra»; quando era seriamente persuaso L., secondo quanto riferisce Trotskij, che il transito al socialismo dovesse essere problema di pochi mesi. Ma d'altra parte L. fu anche un politico, abbastanza realista per persuadersi presto che nel comunismo di guerra l'arco era stato troppo teso ed egli aveva oltrepassato l'orbita delle possibilità reali. Una fame terribile, l'insurrezione dei marinai a Kronstadt (marzo 1921) e innumerevoli rivolte dei contadini lo indussero all'introduzione di una specie di «capitalismo di Stato» e della cosiddetta «nuova politica economica» (v. NEP), la quale fu decisa al X Congresso del Partito.

Una serie di attacchi apoplettici lo strappò tuttavia inaspettatamente e inesorabilmente alla sua attività ininterrotta e lo costrinse ogni giorno di più all'inattività dolorosa. Un primo attacco apoplettico, il 16 apr. 1922, lo immobilizzò parzialmente. Nel dic. parlò per l'ultima volta ad una conferenza di metallurgici. Nel marzo 1923 serisse il suo ultimo articolo. Durante gli ultimi mesi fu obbligato dalla malattia a non lasciare il letto: stava in campagna, a Gorki, dove il 21 genn. un ultimo colpo di paralisi pose fine alla sua vita.

II. DOTTRINA: IL LENINISMO

Si è cercato in vari modi di definire l'apporto dato da L. al marxismo. Alcuni hanno veduto in L. il ritorno verso un marxismo puro, dopo le «deviazioni» della IIª Internazionale; altri hanno veduto la differenza tra marxismo e leninismo nel fatto che il primo rappresentava la teoria, l'altro la pratica (Rjazanov); altri invece vedono nel leninismo l'applicazione del marxismo secondo le condizioni russe: Zinov'ev vede la caratteristica del leninismo nel modo di considerare la questione rurale.

Stalin ripudia tutte queste rappresentazioni del leninismo e propone un concetto di «leninismo» secondo il quale questo appare da una parte come il marxismo genuino, ma da un'altra rappresenta qualche cosa di nuovo, e cioè non solo d'importanza nazionale russa, ma universale: il leninismo è il marxismo dell'epoca dell'imperialismo e della rivoluzione del proletariato (Questioni del leninismo, Mosca 1946). Mentre Marx ed Engels vivevano nell'epoca del capitalismo industriale, L. doveva combattere una nuova forma dello stesso, cioè il capitalismo imperialistico, il quale metteva davanti una moltitudine di problemi e situazioni nuove, che si dovevano studiare teoricamente e risolvere: una intensificazione della lotta tra capitalisti, i quali si univano in società, e vari antagonismi tra capitalisti e Stati, che li proteggevano, ecc.

Come punto principale del leninismo, Stalin accentua il seguente: «Il leninismo è la teoria e la tattica della rivoluzione del proletariato in generale e la teoria e la tattica della dittatura del proletariato in specie». Difatti l'attuazione della Rivoluzione Russa, la realizzazione della dittatura del proletariato attraverso il sistema dei consigli e dell'organizzazione del partito comunista, la fondazione della Internazionale comunista, tutto questo deve essere riguardato come opera assolutamente propria di L.

Per Stalin dunque il leninismo significa uno sviluppo ulteriore del marxismo, e cioè in prima materialismo storico (v.). Ma questo sviluppo non fu possibile senza un simultaneo sviluppo ulteriore materialismo dialettico (v.). L. si dedicò occasionalmente a particolari studi filosofici. In questi studi è caratteristico, in lui, l'incondizionato attaccamento al materialismo dialettico di Marx-Engels, piuttosto nella forma volgarizzata da Engels, che in quella delle opere filosofiche del giovane Marx; come anche la cura di difenderlo contro le recenti deviazioni da parte dei revisionisti e di adattarlo alle questioni agitate dallo sviluppo filosofico più recente. Quando dunque verso la fine del sec. XIX la scoperta della radioattività manifestò le particelle infra-atomiche e quando con il cessare del vecchio concetto sull'atomo, nel senso di un ultimo indivisibile elemento del mondo materiale, sembrò ad alcuni naturalisti che la materia stessa scomparisse, allora L. cercò di andare incontro a questa difficoltà materialismo dialettico (v.) con la distinzione tra concetto scientifico e filosofico della materia. Nella stessa maniera la concentrazione dell'interesse filosofico della sua epoca sulle questioni gnoseologiche lo indusse a costruire meglio la gnoseologia del materialismo dialettico nella cosiddetta «teoria della riflessione» (Abbildtheorie).

Altri tratti caratteristici della sua concezione sono ancora la grande importanza che diede alla teoria, l'aumentata esigenza di spirito di partito nel lavoro teorico, come anche un certo tratto volontaristico. In opposizione agli «economisti» e agli altri marxisti, i quali in attitudine passiva aspettavano la realizzazione del socialismo come risultato spontaneo del processo sociale che si deve svolgere per oggettiva necessità (stichijnost'), L. accentuò la necessità di una intromissione consapevole nello svolgimento del processo storico (soznatel'nost'). Precisamente qui si trova la radice della concezione leniniana del Partito come avanguardia del proletariato, conquistante consapevolmente la propria emancipazione; e ciò costituisce il punto centrale dell'intera teoria leninista.

Caratteristica per la fisionomia spirituale di L. è la sintesi tra utopia e politica realistica. Se L. sapeva «sentire il polso delle masse», decifrare il linguaggio degli avvenimenti, rendersi conto di essi, e se c'era bisogno, anche ritirarsi tatticamente (NEP), ciò nonostante fu sempre animato da una fede irremovibile in un'utopia, la possibilità di un mutamento istantaneo della Russia da uno dei paesi più arretrati in uno dei più progrediti con l'elettrificazione totale e motorizzazione della economia rurale ecc. Questa fede irremovibile e la grande potenza della sua personalità gli procurarono nel partito quell'autorità incontrastata, per la quale si piegarono a lui anche personalità come Trotskij e mercé la quale furono superati quegli insormontabili contrasti nel partito, i quali dovevano presto, dopo la sua morte, condurre letteralmente ad una battaglia, per la vita e morte, tra i capi comunisti.

Questa sintesi tra utopia e politica realistica gli dava anche quella sicurezza di sé, quella energia e durezza nel perseguire imperturbabilmente le sue mete. Niente lo poteva distogliere dalle decisioni una volta prese. Aveva una natura bellicosa; sul suo pensiero influivano efficacemente non le idee di coloro che pensavano nella stessa maniera, ma le idee che sfidavano alla contraddizione e alla battaglia. Ma in questa battaglia con gli avversari politici, egli fu inesorabile. «Io conosco una sola forma di riconciliazione cogli avversari politici: écraser (schiacciare)».

Ma il più forte contrasto che si trovò chiuso nel suo essere fu quello tra Oriente ed Occidente. Dall'Occidente prese il socialismo «scientifico» di Marx, che scoprendo le leggi «ferree» dello sviluppo della società, annunciava l'infallibile avvicinarsi del futuro paradiso socialista. Ma L. applicò questa dottrina con la tipica pas-

sione russa, per cui la certezza «scientifica» di una teoria sociale diventa certezza di una fede pseudo-religiosa. Con ciò L. si mette nella linea della tradizione rivoluzionaria russa, p. es., di un Herzen, Belinskij, Bakunin, Tšačev, Nečev, ecc., ed imprime al bolscevismo quei tratti caratteristici che lo distinguono fortemente dal socialismo occidentale.

Precisamente perché accettò il marxismo come una fede religiosa, L. doveva rifiutare e combattere tutte le altre religioni con la stessa passione, con la quale si comportò verso i suoi avversari politici. Se aveva per tutti gli avversari politici un'unica parola: écraser, anche la sua posizione contro la religione può essere designata nel modo più efficace col volteriano écraser l'infâme. Alla concezione marxista della religione non aggiunge nulla di essenzialmente nuovo. L'attuò solo con quella passionalità che è in lui così caratteristica. Se Marx ha chiamato la religione «l'oppio del popolo», per L. essa è una «acquavite cattiva» (šivuška). La frase del programma di Erfurt «la religione è un affare privato», non la vuole intesa nel senso di tolleranza che considera la religione come un affare di coscienza dei singoli.

BIBL.: Opere: le opere di L. in lingua russa, in ed. completa, esistono soltanto nella 3ª ed.: V. Lenin, Sočinenija (Opere), Mosca-Leningrado 1927-32; comprendente 30 voll.; la 4ª ed., iniziata nel 1941, comprende finora 34 voll. In italiano esistono Opere scelte in due volumi, edizioni in lingue estere, Mosca; inoltre ed. separate di opere diverse, di cui sono qui da rilevarsi specialmente: Materialismo ed empiricitismo, Brescia 1946. Sulla religione, V. Piccola biblioteca marxista. Studi: Ešegodnik leninihoi i istoriko-partiinoi bibliografi (Annuario bibliografico su L. e la storia del partito), Mosca; Leniniana, bibliografi scritti su L. pubblicata dall'Istituto leniniano del Comitato centrale del Partito bolscevico. Lo stesso Istituto pubblicò una guida bibli. per la letteratura leniniana nelle lingue di tutto il mondo, eccetto il russo, curata da M. A. Savel'ev, Leningrado 1931; R. Savel'skaja, Izdanie i rasprostranenie posizvedenij V. I. Lenina za 25 let (L'edizione e diffusione degli scritti di L. da 25 anni) in Dol'levik, 1 (1949), pp. 83-95. Per la letteratura su L., cf. M. A. Landau-Aldanov, L. und der Bolschevismus, Berlino 1920; id. Lénine, Parigi 1922; T. Masaryk, La Russia e l'Europa, vol. I Napoli 1922, vol. II Roma 1925; H. Guibeaux, Vladimir Iljitsch L., Berlino 1923; A. Deborin, Lenin hak mystik' (L. come pensatore), Mosca 1924; I. Levine, The man L., Nuova York 1924; A. V. Lunačarskij, L., Leningrado 1924; M. N. Popov-J. A. Jakovlev, Žižel' Lenina i leninizm (La vita di L. ed il leninismo), Mosca 1924; G. Sinov'ev, L., Berlino 1924; I. Stalin, O Lenine i leninizme (Su L. ed il leninismo), Mosca 1924; id., Questioni del leninismo, ivi 1946; L. Trotsky, Über Lenin, Berlino 1924; C. Malaparte, L'intelligenza di L., Milano 1925; E. Drahn, L. Eine Bio-Bibliographie, 2ª ed., Berlino 1925; E. M. Jaroslavskij, Žižel' i rabota Lenina (La vita e l'opera di L.), 3ª ed., Leningrado 1926; V. Marcu, L., 30 Jahre Russland, Lipsia 1927; R. Fillop-Miller, L. und Gandhi, Zurigo-Lipsia-Vienna 1927; I. Choroshinsky, Lenina ekonomische Anschauungen, Berlino 1928; S. Marek, L. als Erkenntinisterlicher, in Der Kampf, Vienna 1928; N. K. Krupskaja, Vospominija (Ricordi), Mosca-Leningrado 1926 (in tedesco: Erinnerungen an Lenin, 1929); I. Luppol, L. und die Philosophie trad. dal russo di Sinaida Jachnin, Berlino 1929; R. Fillop-Miller, Geist und Gesicht des Bolschevismus, Zurigo-Lipsia-Vienna 1926 (vers. it., Il volto del bolscevismo, 2ª ed., Milano 1932); A. Kerenskij, La Révolution russe, I, Parigi 1932; V. Marcu, Il dramma del dittatore bolscevico (trad. dal romeno), Milano 1930; Dutr' žižni i dejatel'nosti Lenina 1870-1924 (Le date della vita e dell'attività di L. 1870-1924), Leningrado 1931; G. A. Solomog, Lenin i ego sem'ja (Ul'janovy) (L. e la sua famiglia, Gli Ul'janov), Parigi 1931; C. Malaparte, Le bonhomme Lénine, ivi 1932; Cl. Zotkin, Reminiscences of L., ivi 1943; W. Giusti, Il pensiero di L., Antologia e introduzione, Roma 1945; A. Pastore, La filosofia di L., Roma 1946; G. Sorel, L. (trad. it., di A. Valori), ivi 1946. Gustavo A. Wetter
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“LENIN.” Enciclopedia Cattolica, vol. VII (1951), p. 666. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/lenin.