LENITATIS DEFECTUS

LENITATIS DEFECTUS. - Benché il termine latino l. d. si adatti a significare qualunque pronunziata mancanza di clemenza, dolcezza, mitezza, soavità, ecc., pure in senso tecnico nel CIC e quindi presso i moralisti esso ha ora (nella vecchia legislazione l'accettazione era alquanto più larga) esclusivamente il significato datogli dal can. 984 nn. 6 e 7. Secondo detto canone è irregolare ex defectu (il termine l. d. manca nel CIC) il giudice che ha pronunziato una sentenza di morte e il carnefice che l'esegui

(non esclusi gli immediati cooperatori volontari). irregolarità (v.) ex defectu, supposto che non vi siano annesse colpe gravi (giacché allora si entrerebbe nel campo del delitto), costituiscono il l. d.

Vanno però esenti da questo addebito non solo i giurati che in realtà non danno sentenza di morte (D. Prümmer è di opinione contraria), e, almeno con grande probabilità, chi emise sentenza di morte in effetto non eseguita, ma anche chiunque esegui la sentenza dietro comando ineluttabile (come, p. es., avviene per i soldati che eseguiscono sentenze capitali dell'autorità militare), i cooperatori remoti e chi uccise in guerra o per legittima difesa. È tuttavia indispensabile, perché si abbia il caso di l. d. che le cause che lo producono siano state poste dal soggetto validamente battezzato (i canonisti lo chiamano l. d., christianae). Dal can. 983, come interpretato dalla giurisprudenza, segue che gli incorsi nel l. d. non possono né ricevere gli Ordini, né esercitarli.

Bibl.: S. Woywod, Irregularities to Ordination arising from defect, in The homil. and pastor, rev., 23 (1922-23), pp. 46-53; F. Cappello, De Sacramentis, IV, de Ordine, Torino 1947, nn. 497-495; T. L. Bouscaren-A. C. Ellis, Canon law, Milwaukee (U. S. A.) 1948, pp. 376-77; E. Regatillo, Ius Sacramentarium, Santander 1949, nn. 950-51.