LAVOISIER, LAURENT-ANTOINE. - Celebre chimico, n. a Parigi il 26 ag. 1743, m. ivi l'8 maggio 1794. Fu il primo a spiegare la vera funzione dell'ossigeno, scoperto da Priestley e da Scheele, quale elemento essenziale della respirazione e della combustione, abbattendo così l'erronea teoria del flogisto che pure aveva contribuito al progresso della scienza e che era stata accettata dagli scienziati del tempo. Chiari il concetto di elemento chimico e provò sperimentalmente la legge della conservazione delle masse.
Le scoperte e gli studi di L. sono consegnati nel Traité élémentaire de chimie (Parigi 1789; 2a ed. ivi 1793; 3a ed. ivi 1937), raccolti nelle Œuvres complètes de L. A. L. in 6 grossi volumi a cura di J.-B. Dumas (Parigi 1857-96) e celebrati nei lavori dedicati a L. da Grimaux, Dumas, Berthelot, Guareschi e in tutti i trattati di storia della chimica.
L'onestà scientifica, le virtù private e pubbliche e i suoi sentimenti di umanità e carità (egli, «fermier général»), cioè appaltatore d'imposte, sosteneva la esenzione dalle imposte per i poveri furono confermati dalla filosofia tranquillità e rassegnazione con cui andò incontro alla condanna inflittagli come nemico ed affamatore del popolo. Nato da famiglia religiosa, mantenne sempre le convinzioni di cristiano cattolico.
ILB.: M. Berthelot, La révolution chimique et L., Parigi 1890; E. Grimaux, L. d'après sa correspondance, ses manuscrits, ivi 1896; I. Guareschi, Suppl. ann. all'En. chim., XIX (1903), pp. 307-468; H. Metzger, Introduction à l'étude du rôle de L. dans l'histoire de la chimie, in Archivio di storia della scienza, 1932 (fasc. 1); M. Giua, Storia della chimica, Torino 1946, p. 75.
Giuilo Provenzal
LAVIGERIE, CHARLES-MARTIAL - Ritratto a olio di pittore ignoto. Roma, basilica di S. Agnese fuori le mura.
in Siria, durante la quale ebbe un incontro, rimasto celebre, con il famoso emiro 'Abd el-Qadîr. Soprattutto il L. prendeva allora contatto con l'Oriente e l'islam, anzi scopriva in sé la vocazione missionaria.
Arrivato a Roma, fu nominato uditore di Rota, quindi consultore alla Commissione dei Riti orientali, e dopo poco vescovo di Nancy. Nel 1867 accettò la proposta del governo francese per la nomina ad arcivescovo di Algeri, con l'intento «di fare dell'Algeria la culla di una nazione cristiana, di differenze la luce del Vangelo e di portarla oltre ai deserti, fino al centro dell'immenso continente».
Lottando con forza, conquistò la libertà di apostolato presso i musulmani di Algeria e Napoleone III dovette arrendersi ai suoi progetti. Per svolgere fra questi popoli un ministero discreto, ma efficace, L. fondò due congregazioni missionarie: quella dei Padri Bianchi e delle Suore Bianche. Inviò i suoi missionari, attraverso il Sahara, verso Tombuctu; per ben due volte ne fece dei martiri. I Padri Bianchi dovevano giungere nel Sudan solo nel 1895, al seguito dell'esercito francese.
Il L. ebbe miglior fortuna nelle spedizioni apostoliche verso l'Africa equatoriale ed è sua gloria imperitura quella di aver aperto al Vangelo il centro del continente africano, dove i primi Padri Bianchi giunsero nel 1879.
Le sue cure pastorali si rivolsero anche a coloro che gli erano più vicini; nell'arcidiocesi di Algeri fece sorgere numerose chiese e vi stabilì molte comunità religiose; in Tunisia, risuscitò l'antica sede di Cartagine, edificò la cattedrale a Tunis e la basilica di S. Luigi a Cartagine. Divenne primate d'Africa. Ma di nuovo l'Oriente lo chiamava: il governo francese gli offrì la custodia del santuario di S. Anna a Gerusalemme. Così vennero fondati i seminari, in cui i Padri Bianchi si dedicano alla formazione del clero greco-melchita.
Premio di tanti servizi resi alla Chiesa fu nel 1882 la creazione a cardinale di S. Romana Chiesa da parte di papa Leone XIII. Della sua parola, così autorevole e potente, si servì per predicare una du